Burden sharing: Scommessa aperta sul Federalismo energetico italiano!
A cura di Walter Righini - Presidente Fiper e AD TCVVV
Federalismo energetico, ossia la definizione dei target di produzione attribuiti ad ogni regione, in relazione al potenziale energetico: la ricetta che il Governo italiano ha deciso di attuare per raggiungere il fatidico 17% di produzione di energia da fonti rinnovabili previsto dalla Direttiva 20 20 20.
Il Governo ha introdotto a partire dalla Finanziaria 2009, il concetto di “burden sharing” regionale. Tale ripartizione è stata inserita nella riconversione in legge del D.L. del 30 dicembre 2008, n. 208 recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente.
Il burden sharing è un’occasione unica ed importante affinché si istituisca un processo di decentramento decisionale e di assunzione di responsabilità diretta degli enti locali, provinciali e regionali nel raggiungere gli obiettivi identificati, abbattendo così la barriera autorizzativa. Un’opportunità per “produrre su misura” energia rinnovabile secondo le peculiarità di ogni territorio, evidenziando ricette uniche ed esclusive a seconda dei contesti. La questione fondamentale oggetto di dibattito di questi giorni riguarda i criteri di definizione dei target: potenziare la produzione nelle regioni energivore; iniziare a delocalizzare la produzione e consolidare reti intelligenti di trasmissione dell’energia, puntare sulle tecnologie dove l’indotto made in Italy è già strutturato. Il panorama di produzione lorda è estremamente eterogeneo: il primato alla Lombardia con il 19,8%, seguita da Trentino Alto Adige al 14,3, Toscana al 12,9%, Piemonte al 11,2%. La media delle altre Regioni si attesta intorno al 4% (Dati 2007- AEEG). In ascesa l’apporto del fotovoltaico, dell’eolico e delle biomasse.
Le scelte condizioneranno inevitabilmente i Piani di Sviluppo Rurale, le politiche occupazionali e la politica degli incentivi. In una recente intervista rilasciata a Staffetta delle Fonti Rinnovabili (Periodico 7), Luciano Barra, capo della segreteria tecnica del MSE, ha ribadito:” bisogna pervenire ad una condivisione e migliorare il dialogo con le Regioni. Il burden sharing può essere utile ma non si tratta di un solo esercizio numerico. E il dialogo - ha continuato Barra - è necessario iniziarlo anche sui costi degli incentivi:” abbiamo incentivi che sono effettivamente molto elevati.
Ci saranno quindi rinnovabili di seria A e di serie B? Certo è che ci aspettiamo una maggiore attenzione alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Questo significa fare chiarezza e importanti distinguo sulla tipologia di combustibili impiegati; nel caso delle biomasse è fondamentale identificare livelli di produzione e incentivi che premino quelle di origine agricola e forestale, sinora considerate nel campionato di seconda categoria! Ne consegue una scelta di politica occupazionale che ritrovi nelle piccole e medie imprese il motore di sviluppo del comparto rinnovabili.
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