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A Copenaghen, che ruolo gioca l’Italia delle Rinnovabili?

Intervista all’ing. Mario Gamberale, coordinatore del gruppo di lavoro sul fotovoltaico del Kyoto Club

Il 30 novembre 2009 i governi del mondo si riuniranno a Copenhagen per la quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima. Sarà il più grande vertice sul cambiamento climatico dopo Kyoto. Il monito degli scienziati è chiaro e semplice: bisogna iniziare ad agire dal 2010 “early and fast”, per decidere concretamente sulla sorte del ns futuro!

A questo scopo, le diverse istituzioni, lobby che si occupano di ambiente, sostenibilità, energia rinnovabile nei diversi paesi del mondo si stanno confrontando con i governi perché vi sia concertazione e comunanza di intenti, per fare in modo che il vertice di Copenaghen non risulti “un’occasione mancata”.

Dedichiamo quindi l’editoriale di ottobre alla posizione espressa dal Kyoto Club, di cui Fiper è parte, sulle “Problematiche relative alle fonti di energia alternative e rinnovabili, con particolare riferimento alla riduzione delle emissioni in atmosfera e ai mutamenti climatici” presentata dall’ing. Gamberale, alla XIII Commissione Permanente del Senato della Repubblica con competenza in Territorio, Ambiente, Beni ambientali.

D. Come si presenta l’Italia delle rinnovabili a Copenaghen?

R. Partiamo dal dato attuale: nel 2008 le fonti rinnovabili pesavano sui consumi finali per il 5,5%. Ciò significa più che triplicare il contributo delle fonti rinnovabili, che per la prima volta non solo elettriche ma anche termiche (solare termico, geotermia e biomasse) per raggiungere il 17% previsto dalla Direttiva 20 20 20. L’obiettivo espresso in percentuale rispetto al consumo interno lordo finale dei singoli Paesi lega inscindibilmente la promozione della fonti rinnovabili elettriche al risparmio energetico e alle rinnovabili termiche, poiché la capacità del sistema Italia di raggiungere l’obiettivo percentuale dipende dal comportamento del numeratore e denominatore di questa frazione. Gli interventi quindi devono contemplare contemporaneamente il settore delle rinnovabili elettriche e termiche, dei biocarburanti e del risparmio energetico. Nonostante l’Italia resti uno dei paesi con il maggior contributo percentuale di produzione elettrica da fonte rinnovabile (16,4%), grazie soprattutto agli impianti idroelettrici realizzati nel secolo scorso, la produzione elettrica da rinnovabili ha registrato fino al 2007 una leggera flessione causata dalla perdita di idraulicità dei bacini idroelettrici. Un trend negativo che si sta invertendo dal 2008, con quasi 60 TWh di produzione annua. Negli ultimi 50 anni la produzione di energia da fonte rinnovabile è rimasta pressoché invariata, a fronte di un aumento di 6 volte della produzione lorda. In percentuale il peso delle fonti rinnovabili è sceso dall’81,4% del 1960 a circa il 12,6% del 2008.

D. Kyoto Club che priorità ha suggerito al Governo, perché l’Italia raggiunga la percentuale di penetrazione del 17%  delle fonti rinnovabili sui consumi finali?

R. Per capire dove l’Italia si può e si deve orientare per raggiungere gli obiettivi è interessante analizzare il rapporto tra potenza effettivamente installata al 2008 delle diverse tecnologie e il potenziale tecnico, stimato da un recente lavoro del Ministero dell’Ambiente che, ha identificato il potenziale tecnicamente raggiungibile nei diversi settori. L’idroelettrico sta raggiungimento la soglia di sfruttamento massimo, di circa l’83% del potenziale. L’eolico e il solare sono le fonti più distanti dal loro potenziale massimo, rispettivamente con il 23% per l’eolico e l’1,4% per il solare rispetto alle superficie utilizzabili. Geotermia, biogas, biomasse e biocombustibile hanno un potenziale importante, anche se diverse criticità ne limitano in parte la diffusione.

Un discorso analogo può essere fatto con le fonti termiche. La geotermia a bassa entalpia, il solare termico e gli usi termici delle biomasse in caldaie convenzionali hanno ancora un potenziale di sviluppo molto importante: le biomasse, per esempio, raggiungono il 20% di utilizzo. La potenzialità del “gigante dormiente” dell’energia termica da rinnovabili non va sottovalutata! Il potenziale tecnico al 2020 è stimato dal Governo intorno ai 12 milioni di TEP mentre oggi l’utilizzo si aggira solo a 2,42 Mtep.

Incrociando gli obiettivi ambiziosi e l’analisi del potenziale, la conclusione è che tutte le tecnologie oggi a disposizione devono essere sviluppate. Nessuna opzione tecnologica può essere in grado di affrontare da sola gli obiettivi che abbiamo davanti; pertanto è necessario adottare politiche che siano in grado di stimolare ed accelerare il processo di penetrazione sul territorio.  Occorre in primo luogo evitare incentivi stop and go, dare continuità ai meccanismi di incentivazione esistenti, riducendone il peso man mano che la ricerca & sviluppo consente agli operatori di accedere a tecnologie più competitive sul mercato.

Bisogna promuovere tecnologie che impieghino fonti energetiche tutelando il suolo e che non creino problemi di competizione con altre applicazioni. Altro aspetto di grande urgenza è rimuovere tutte le barriere non fisiche per la realizzazione degli interventi attraverso un’azione coordinata con le Regioni, che fra l’altro dovranno accollarsi un ruolo chiave nell’impegno nazionale (burden sharing).

D. Quali gli strumenti operativi per attivare ogni singola tecnologia?

R. Per il fotovoltaico bisognerà, da un lato, decrementare gli incentivi di circa il 15% a partire dal 2011 per gli impianti posizionati direttamente sul suolo, dall’altro, consolidare gli incentivi per gli impianti fotovoltaici integrati su strutture edilizie e prevedere l’estensione della tariffa fissa incentivante (conto energia) anche agli impianti fotovoltaici a concentrazione. Un altro tassello allo sviluppo della tecnologia è l’obbligo di installazione del fotovoltaico sulle coperture dei nuovi edifici e nelle ristrutturazioni edilizie.

Rispetto all’eolico: prioritaria la semplificazione delle procedure autorizzative degli impianti, purché rispettino i requisiti definiti dalla DIA. Per superare gli iter burocratici e amministrativi, che devono affrontare gli operatori sarebbe opportuno armonizzare le normative regionali. Last but not least, approvare le “linee guida per l’inserimento dell’eolico nel paesaggio”, in attesa di approvazione da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Per quanto riguarda la biomassa sarà fondamentale promuovere esclusivamente interventi che realizzino un’effettiva cogenerazione (impiego di almeno il 50% del calore generato) attraverso interventi distribuiti di piccola taglia (fino a 3 MW) che utilizzino biomassa con garanzia di origine. Il motivo di questa posizione è spiegabile dal fatto che il recupero termico migliora notevolmente il rapporto costi-benefici degli impianti e la biomassa in ingresso viene così più opportunamente valorizzata. Inoltre, con tale approccio si potrà ridurre l’impatto in termini di uso del suolo a parità di energia prodotta. La garanzia di origine, infine, punta ad evitare che si assista a fenomeni di deforestazione e di degradazione ambientale, specialmente in paesi lontani e in genere nei Paesi in via di sviluppo.

La crescita della geotermia, soprattutto a bassa entalpia, in Italia richiederà anch’essa la semplificazione dei procedimenti autorizzativi per gli impianti di climatizzazione che impiegano pompe di calore geotermiche (dare seguito con tempestività agli strumenti attuativi previsti dalla legge 99 del 23 luglio 2009).

D. E sul fronte dell’efficienza energetica?

R. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) attribuisce all’efficienza energetica il 50% del potenziale di abbattimento delle emissioni. Gli strumenti sono di varia natura; tuttavia gli edifici sono il primo campo di applicazione delle politiche rappresentando oltre il 45% delle emissioni di gas serra. In quest’ottica è prioritaria: la modifica e/o il potenziamento del sistema dei titoli di efficienza energetica (certificati bianchi),  la semplificazione autorizzativa per generazione distribuita in aree urbane; l’estensione degli standard in edilizia del dlgs 192/05 anche ad altri settori quali l’efficienza degli elettrodomestici, illuminazione, motori;
il ripristino dell’obbligo di allegare la certificazione energetica agli atti di compravendita e locazione degli immobili che il DL 112/08 ha annullato.


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