Dalle Alpi all’Appennino Toscano. Foresta modello: uno strumento innovativo di sviluppo locale montano?
Intervista alla dott.ssa Elisabetta Gravano dell’assessorato Agricoltura e Foresta della Regione Toscana e al dott. Toni Ventre Responsabile dell’Area Gestione, Difesa ed Uso del Territorio dell’Unione di Comuni di Valdarno e Valdisieve.
Dalle Alpi all’Appennino Toscano. Questo editoriale è dedicato alle iniziative pilota che regione Toscana sto promuovendo sul territorio.
Scopriamo insieme la “foresta modello” grazie all’esperienza che sta maturando l’Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve sull’Appennino toscano.
Foresta Modello è un’associazione volontaria di soggetti e organismi che per un territorio forestale definito, condividendone le varie esperienze e confrontando le diverse esigenze, adottano scelte comuni. Questo processo permanente di confronto ha la finalità di garantire la sostenibilità nella gestione forestale, mira a superare i limiti e a cogliere le opportunità ambientali ed economiche dei comprensori forestali. Regione Toscana è partner della Rete Mediterranea delle Foreste Modello.
Questo mese “doppio” microfono aperto; pubblichiamo l’intervista rilasciata dalla dott.ssa Elisabetta Gravano dell’assessorato Agricoltura e Foresta della Regione Toscana e dal dott. Toni Ventre Responsabile dell’Area Gestione, Difesa ed Uso del Territorio dell’Unione di Comuni.
D.1 Il Piano di Indirizzo Energetico Regionale di Regione Toscana (D.C.R. 8 luglio 2008, n. 47) riconosce che la destinazione della biomassa è ambientalmente più sostenibile se indirizzata verso lo sfruttamento termico in impianti di piccola taglia o in co-generazione. Quali sono i principali ostacoli da superare in ambito appenninico per l’avvio di questa tipologia di impianti?
R. La filiera legno-energia ha avuto un forte impulso grazie anche alle diverse iniziative che si sono svolte e ai finanziamenti per la realizzazione dei primi impianti pilota intorno agli anni 2003-2005. Si assiste oggi a una crescita esponenziale del settore ma occorre ancora superare diversi problemi legati alle nuove professionalità e all’inesperienza degli attori coinvolti nel settore. Realizzare piccoli impianti di teleriscaldamento e/o cogenerazione richiede un’attenta verifica di sostenibilità economica e ambientale che deve necessariamente partire dal territorio, dalla reale presenza di biomassa locale e dalla sua accessibilità. Non meno importante è il coinvolgimento della popolazione in tutte le fasi; dall’avvio della progettazione alla realizzazione. I migliori impianti realizzati in Toscana sono stati quelli che hanno visto la gente coinvolta sin dall’inizio in un processo di condivisione di tutte le problematiche e di tutte le esternalità positive.
D.2 Regione Toscana punta in modo strategico sull’approvvigionamento in filiera corta. Quale tipo di coinvolgimento è pensato per il settore agroforestale nell’avvio di centrali di teleriscaldamento alimentate a biomassa legnosa e/o pellet?
R. Da sempre l’Assessorato all’agricoltura e foreste della Regione Toscana si muove in un’ottica di riconoscimento del giusto ruolo dei vari soggetti della filiera forestale. A nostro avviso l’impresa agroforestale può essere coinvolta a diversi livelli da semplice fornitore di cippato a gestore dell’impianto e, nel caso sussistano le professionalità, anche come soggetto realizzatore. Di fatto quindi l’impresa agroforestale può assumere tutti i ruoli ponendosi sul mercato in modo concorrenziale e per questo l’Assessorato all’Agricoltura e foreste ha previsto un’apposita misura di finanziamento volta a favorire l’associazionismo forestale ovvero la creazione o il potenziamento di associazioni o consorzi di imprese agroforestali. Inoltre stiamo lavorando a un accordo quadro sulle biomasse che mira a definire la giusta remunerazione in funzione della qualità del biocombustibile che ovviamente deve essere di provenienza locale. Un altro importante supporto è rappresentato dai corsi di formazione e aggiornamento attivati dall’Agenzia Regionale per la Ricerca e l’Innovazione nel settore agricolo forestale (ARSIA) da sempre attenta allo sviluppo della filiera legno-energia.
D.3 La verifica dei presupposti di sostenibilità economica ed ambientale in che documentazione si esplicita?
R. La verifica dei presupposti di sostenibilità economica e ambientale si basa sull’analisi della documentazione che viene allegata in risposta ai bandi di finanziamento. In particolare, nell’attuazione del programma degli investimenti che ha stanziato otto milioni di euro di risorse regionali è stato richiesto oltre alla valutazione economico finanziaria dell’investimento il piano di approvvigionamento del biocombustibile. Quest’ultimo rappresenta un importante strumento oggetto di valutazione nel quale il beneficiario deve indicare non solo il bacino di approvvigionamento della biomassa agroforestale ma anche la distanza media tra il bacino stesso e la centrale, la stima dell’energia grigia prodotta e i possibili soggetti fornitori. Il piano di approvvigionamento è strumentale alla verifica della filiera corta. Un altro criterio per la valutazione economico-ambientale è la realizzazione dell’impianto in zone non metanizzate ove il ricorso alla biomassa agroforestale rappresenta un’ottima alternativa (sotto tutti i punti di vista) ai combustibili fossili.
D.4 Che opportunità rappresenta la rete della Foresta Modello per Regione Toscana? E’ verosimile immaginare il coinvolgimento di altre regioni appenniniche ed alpine del territorio nazionale?
R. La Regione Toscana ha aderito alla Rete Internazionale delle Foreste Modello (DGR n. 128 del 02/03/2009) sottoscrivendo apposito protocollo di intesa con il segretariato internazionale canadese e con il segretariato della rete mediterranea spagnolo. Il concetto di foresta modello sviluppato a partire dalla Conferenza di Rio (1992) si basa su un approccio innovativo che abbina i bisogni sociali, culturali ed economici delle comunità locali con una sostenibilità di lungo termine con i paesaggi forestali. La Regione Toscana ha aderito alla rete in considerazione del fatto che tra gli obiettivi generali della normativa forestale regionale vi è anche il perseguimento dello sviluppo sostenibile, la conservazione della biodiversità, la tutela delle risorse genetiche autoctone e degli habitat naturali, la gestione multifunzionale del bosco e dell’ecosistema forestale. Attualmente è in corso una sperimentazione per l’istituzione della prima foresta modello nel territorio dell’Unione dei Comuni Valdarno Valsisieve. Al termine di questa fase propedeutica l’esperienza verrà estesa ad altre realtà toscane se non addirittura a tutto il territorio regionale in considerazione del fatto che la gestione forestale sostenibile e la partecipazione di tutti i soggetti rappresentano punti fondamentali della politica forestale regionale.
Si ritiene che altre regioni appenniniche e alpine del territorio nazionale possano aderire alla rete mediterranea delle foreste modello perseguendo oltre alla gestione forestale sostenibile, caposaldo della politica forestale non solo nazionale ma comunitaria, anche gli altri obiettivi sopra menzionati. Infatti la rete rappresenta a nostro avviso un’esperienza positiva di confronto e concertazione tra la Pubblica amministrazione e gli interessi economico, sociali e ambientali che sussistono in un determinato territorio.
Passiamo il microfono a Toni Ventre
D.1 Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a costituire un modello foresta sul territorio dei comuni di Valdarno e Valdisieve?
R. Come Unione di Comuni Valdarno e Valdisieve, abbiamo voluto dare seguito applicativo all’adesione data alla Rete Mediterranea delle Foreste Modello, nel giugno 2009, dalla Regione Toscana. Di fatto riteniamo che il nostro territorio, per le peculiari caratteristiche ambientali e socioeconomiche che vedono una molteplicità di soggetti pubblici e privati interagire con il sistema foresta, possa essere particolarmente vocato nell’attuazione del processo FM esaltandone gli aspetti di gestione partecipata.
D.2 Che ruolo gioca la formazione, la cultura del “saper fare”, l’informazione nello sviluppo della foresta modello in altre regioni appenniniche e alpine?
R. E’ proprio il sistema della Rete Internazionale delle Foreste Modello che punta alla condivisione delle conoscenze e delle esperienze dando modo a realtà anche molto lontane fra loro di implementare il “saper fare” altrui adeguandolo al proprio contesto. In questo senso la Rete Mediterranea delle FM risulta ancora più funzionale agli obiettivi posti in virtù di una relativa omogeneità ambientale e culturale. Arrivando alla scala nazionale daremo il massimo impegno affinché il nostro percorso possa rendere più agevole quello di altri territori nelle altre regioni appenniniche e alpine.
D.3 Come la filiera legno-energia entra nel processo FM?
R. Come tutti gli ambiti afferenti al sistema foresta, produttivi e non, la filiera legno-energia entra a pieno titolo nel processo FM in quanto rappresentando un settore in forte sviluppo e con una significativa accezione innovativa, implica la necessità di compartecipazione nelle decisioni che soddisfino, allo stesso tempo, le esigenze di sostenibilità ambientale, economica e sociale. A maggior ragione in un territorio come il nostro che ha visto la realizzazione del primo impianto di teleriscaldamento a biomasse in Toscana (da 320 kWt e 130 ml di rete a servizio di edifici pubblici) a cui sono seguiti altri tre da circa 1 MWt di potenza ciascuno (Pomino, Castagno e Vallombrosa) a servizio di comunità rurali (oltre 180 utenze complessive). Nell’auspicabile sviluppo della filiera, il processo FM dovrà ulteriormente favorire e ampliare la connessione tra i diversi protagonisti della filiera i quali potranno/dovranno collaborare all’individuazione dei criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica fin qui stabiliti dalla PA in compartecipazione con le singole comunità dove gli impianti sono stati realizzati.
D.4 A suo avviso un partenariato “vincente” tra pubblico e privato per la realizzazione e il consolidamento della filiera legno-energia, che caratteristiche deve soddisfare?
R. In estrema sintesi riteniamo che al fine di perseguire e mantenere il corretto equilibrio tra l’interesse della collettività e quello dell’imprenditoria, è fondamentale instaurare, a livello locale, una comunicazione continua e attiva tra la Pubblica Amministrazione e il settore privato in modo tale da individuare in modo chiaro gli obiettivi strategici condivisi e “correggere il tiro” continuamente durante il percorso per la loro realizzazione.
D.5 I principali punti di criticità dello sviluppo di questo comparto nel contesto appenninico, nonostante il forte potenziale delle regioni dell’Italia centrale e meridionale?
R. Nonostante il forte impulso degli ultimi anni, il settore risulta avere ancora tutti i difetti di “gioventù” tipici della “scarsa età” e principalmente l’inesperienza di tutti i soggetti coinvolti e in particolar modo: amministrazioni locali, tecnici progettisti, gestori di impianti e gestori della filiera di produzione del combustibile. Credo che un ulteriore sforzo vada fatto da parte delle amministrazioni regionali, così come dagli ordini professionali e dalle associazioni di categoria affinché sempre più siano rese disponibili le esperienze degli impianti già in funzione con grande attenzione soprattutto agli eventuali errori commessi in passato.
D.6 Che consigli, sulla base della sua esperienza, darebbe ad un comitato di cittadini, un comune, un imprenditore che volessero avviare una centrale di teleriscaldamento a biomassa legnosa in un contesto appenninico?
R. Fondamentalmente ritengo cruciale lo studio di fattibilità che, aldilà di tutti i contenuti tipici propri, deve prioritariamente prestare attenzione a :
- Reale possibilità di realizzare una filiera corta e locale attraverso la verifica della biomassa disponibile alle differenti distanze e, soprattutto, la presenza sul territorio di soggetti imprenditoriali che siano realmente in grado di gestire la filiera stessa;
- Possibilità di attuazione concreta di un percorso partecipato e condiviso con i cittadini/utenti del servizio in modo tale da evitare equivoci e incomprensioni che possono compromettere il rapporto di fiducia tra i soggetti coinvolti e di conseguenza la realizzazione dell’impianto. Ciò è importante attuarlo fin dai primi passi in quanto in altro modo risulta difficile rimediare nelle fasi successive. Inoltre il percorso partecipato permette di arrivare alle successive fasi di progettazione con una definizione del dimensionamento dell’impianto strettamente correlato all’impegno formalizzato da parte delle utenze.
Individuazione chiara sulle possibili scelte relative alla gestione dell’impianto una volta terminato; ciò è tanto più importante quando l’impianto viene realizzato da una PA che dovrà, nella maggior parte dei casi, affidarsi ad un soggetto terzo per la gestione dell’impianto; per cui chiarezza su: tariffe applicate e parametrizzazione degli aumenti, diritti e doveri del gestore e dell’utenza, garanzia su tipologia, qualità e provenienza del combustibile nel tempo, ecc.












