Italia alla guida della green economy nel mediterraneo?
Intervista alll’On. Stefano Saglia, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico del IV Governo Berlusconi
La pubblicazione della Direttiva 2008/28/CE del 23 Aprile 2009, comunemente denominata “Direttiva RES”, rappresenta un’importante conquista per gli operatori della filiera biomassa-energia. Per la prima volta viene riconosciuto a livello europeo il valore strategico della produzione di energia termica da rinnovabili, quale strumento per combattere i cambiamenti climatici.
Attualmente la quota di calore prodotto da fonti rinnovabili nell’EU corrisponde al 9%. Aebiom1 ha stimato che l’incidenza potrebbe raggiungere il 25% entro il 2020. Ciò implicherebbe una crescita media del 16% di produzione ripartita trai diversi Stati Membri.
Secondo i dati forniti da AEEG nell’audizione parlamentare del 27 Ottobre 2009, mantenendo costante la crescita dei consumi di energia primaria, a livello europeo il consumo finale di energia sarebbe stimabile nell’intorno di 167 Mtep. Il target del 17% attribuito all’Italia da raggiungere entro il 2020, equivarrebbe a 28 Mtep di energia finale prodotta da fonti rinnovabili a fronte del valore attuale di circa 8 Mtep e di 24,5 Mtep2, quale valore del massimo teorico di utilizzo delle fonti rinnovabili stimato dal Governo italiano.
E’ indispensabile che il Governo adotti misure ad hoc che incentivino la riduzione dei consumi finali tendenziali di circa il 13% per raggiungere l’obiettivo del 17%. Del resto, già nella Direttiva RES è richiesto agli Stati Membri di incentivare le applicazioni tecnologiche che incrementino l’efficienza produttiva del 85% per impianti residenziali e commerciali e del 70% per gli industriali.3 Inoltre, la Direttiva riconosce il teleriscaldamento, uno tra i più efficienti sistemi di distribuzione del calore: ad ogni Stato membro è sancito l’obbligo di costruire nuove infrastrutture per il teleriscaldamento e raffreddamento4.
Ne parliamo con l’On. Stefano Saglia, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico del IV Governo Berlusconi, che si occupa da tempo della politica energetica italiana.
D. In queste ultime ore il mondo delle rinnovabili è in subbuglio per la presentazione di un emendamento alla Finanziaria 2010 che proporrebbe di ridurre i coefficienti di incentivazione delle fonti rinnovabili per quei produttori che non si dotino di opportuna capacità di accumulo con decorrenza dal 1° gennaio per la produzione da fonte rinnovabile non programmabile nelle zone indicate da Terna; inoltre indicherebbe una riduzione del valore dei Certificati Verdi definiti nell’ultima Riforma disciplinata dalla legge del 23 luglio 2009, n.99. Se tale proposta venisse approvata il settore delle fonti rinnovabili rischierebbe un duro colpo. Qual è la sua posizione in merito?
R. L’emendamento a cui si riferisce non è mai stato presentato. In ogni caso sarebbe stato contrario alla politica energetica individuata dal Governo e delineata con la legge n. 99/09, che individua anche diverse misure volte a favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili. La legge sviluppo è spesso vista come la legge per il nucleare, mentre in realtà è volta anche ad incrementare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e a promuovere l’efficienza energetica. Il recente decreto del Ministro volto alla risoluzione anticipata del CIP 6/92 per gli impianti assimilati è un segno della volontà di incentivare impianti effettivamente efficienti per il sistema e riconducibili alle energie rinnovabili.
D. Una nouvelle vogue negazionista smentisce il rischio dei cambiamenti climatici, ad esempio, Scaroni, A.D. dell’ENI, che assicura petrolio per i prossimi 80 anni. Parola d’ordine del pensiero Scaroni efficienza energetica: a suo avviso, promozione dell’energia rinnovabile, ricorso al nucleare non rappresentano priorità strategiche da perseguire in Italia. (Provincia di Sondrio 24 Ottobre 2009). Come si spiega questo tipo di dichiarazioni, in momento storico di lotta ai cambiamenti climatici, in cui l’Italia deve in ogni caso produrre il 17% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020?
R. Un Paese povero di materie prime energetiche come l’Italia, che dipende dalle importazioni per circa l’85% del proprio fabbisogno, non può permettersi di rinunciare a nulla e ha bisogno di energia a costi competitivi, in quantità adeguate e in condizioni certe. Pertanto la politica del governo in ambito energetico per raggiungere gli obiettivi richiesti dalla Commissione Europea entro il 2020, consiste in un mix equilibrato tra le fonti di energia così ripartito: 25% da nucleare, 25% da fonti rinnovabili e il restante 50% affidato agli idrocarburi. In questo senso esplicitamente manifestiamo l’intendimento di rafforzare l’impegno dell’Italia nel settore della Green Economy e inserirci da protagonisti tra i paesi industrializzati e impegnarci affinché l’Unione europea si doti di una politica energetica integrata e coesa.
D. Il ruolo delle biomasse per la produzione di calore, elettricità e biocarburanti è di gran lunga il più rilevante nel contesto delle fonti rinnovabili; infatti oltre il 50% del potenziale massimo teorico italiano di sviluppo delle rinnovabili è legato alle biomasse e al biogas. Ciononostante, l’attenzione dei sistemi di incentivazione si è rivolta sinora verso altri fonti. A partire del recepimento della Direttiva RES è auspicabile che il governo metta in atto un “piano biomasse” che coinvolga l’intera filiera produttiva, quali sono le azioni già previste in Agenda del Governo a tal fine?
R. In merito alla questione delle biomasse il Governo presto presenterà una serie di incentivi in favore dell’utilizzo delle biomasse anche con impianti a basso impatto da 1 MW. Quest’ultimi vengono considerati una forma di integrazione al reddito per le aziende agricole e un modo per andare incontro alla direttiva nitrati.
D. Gli operatori con impianti di potenza superiore a 1 MW attendono da circa 16 mesi il Decreto del Ministero delle Politiche Agricole per la definizione della filiera corta e/o contratti quadro, nonostante il rischio che la Commissione EU ponga il veto. Il Governo sta riflettendo sulla proposta AEEG di determinazione degli incentivi sull’efficienza energetica delle biomasse, prendendo come riferimento il sistema di gestione e controllo previsto dal Regolamento n.73/2009?
R. A quanto mi risulta, il Decreto, che prevede il concerto del Ministro dello Sviluppo Economico, è ormai in dirittura di arrivo e potrà fornire un fattivo contributo per lo sviluppo di tali impianti.
D. L’efficienza energetica è uno degli assi strategici per il raggiungimento degli obiettivi definiti nella Direttiva 20 20 20. Gli incentivi del 55% dell'IRPEF o dell'IRES definiti per gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente sono stati utili e pertinenti nel promuovere la politica di efficienza energetica negli usi finali, dal 2006 ad oggi. Quali sono i margini affinché tale misure siano prorogate dopo il 2010? Altrimenti, quali altri strumenti il governo intende “utilizzare” per incrementare il risparmio di energia negli usi finali?
R. Le politiche del governo italiano a sostegno delle fonti rinnovabili non possono essere disgiunte da quelle per l’efficienza energetica: contiamo di rendere più efficiente, e quindi più economico, il processo di realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, più efficiente l’uso dell’energia, più densa di opportunità di sviluppo occupazionale le politiche del settore. Si tratta di passaggi necessari per assicurare che queste fonti, che già necessitano di incentivi, non siano gravate da costi aggiuntivi che, in ultima analisi, gravano sui consumatori. Le misure di sostegno all’efficienza energetica, adottate o in fase di ulteriore sviluppo, riguardano la promozione della cogenerazione ad alto rendimento, la riqualificazione energetica degli edifici, la definizione di elevati standard prestazionali nella costruzione di nuovi edifici, il sostegno all’efficienza energetica nelle piccole e medie imprese, una più marcata consapevolezza dell’esigenza di usare bene l’energia. Si tratta di misure che, a mio parere, vanno ordinate e inquadrate in un piano straordinario che abbia un orizzonte temporale di una decina di anni: in questo senso il Governo ha iniziato a lavorare.
D. Accesso al credito: in questo momento di rigidità dell’offerta degli istituti finanziari nel concedere crediti a tasso agevolato per l’ampliamento delle infrastrutture di pubblica utilità, quali le reti del teleriscaldamento e le reti elettriche, la Cassa Depositi e Prestiti potrebbe giocare un ruolo di primo piano nel garantire lo sviluppo di reti intelligenti e decentralizzate. Il rilancio degli investimenti nella green economy avrebbe effetti positivi anche sul fronte occupazionale. Quali sono i margini di fattibilità?
R. La strategia energetica delineata dal Governo con la legge Sviluppo prevede diverse misure per favorire lo sviluppo degli investimenti nelle infrastrutture. Si pensi, per esempio, alla nomina dei Commissari straordinari per realizzare interventi urgenti nelle infrastrutture energetiche. La legge prevede inoltre semplificazioni procedurali per diversi interventi sulla rete elettrica. E sviluppare la rete elettrica significa anche rendere disponibile al sistema, e quindi al mercato, l’energia prodotta da fonti rinnovabili, che presenta, spesso, peculiarità da tenere in considerazione. Vi sono diversi studi che prevedono che il conseguimento dell’obiettivo europeo che 20-20-20 al 2020 implichi una crescita di nuovi posti di lavoro nel settore, compresa tra 100.000 e 250.000 unità. E’ chiaro che sviluppo delle rinnovabili deve significare anche sviluppo della componentistica necessaria per la loro realizzazione, e quindi sviluppo industriale. Il punto di partenza è la ricerca tecnologica, per arrivare fino alla produzione stessa. Al binomio ambiente-energia bisogna aggiungere l’elemento “industria”. Solo così gli obiettivi europei diventano un’opportunità per il Paese. In tal senso deve quindi essere pensata ed attuata la politica di incentivazione delle fonti rinnovabili.. Secondo questa accezione i margini di fattibilità sono sicuramente ampi.
1. European Biomass Association raggruppa 4000 aziende del comparto legno energia in 23 paesi europei.
2. Ref. Position Paper governo Italiano presentato a Bruxelles in settembre 2007
3. Art. 13 punto 6 della Direttiva 2008/28/Ce del 23 Aprile 2009
4. Art. 16 punto 11 della Direttiva 2008/28/CE del 23 Aprile 2009












