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Si trova qui: Cosa facciamo / Articoli / Il settore agricolo-forestale punta sui sottoprodotti per concimare naturalmente! 

Il settore agricolo-forestale punta sui sottoprodotti per concimare naturalmente!

Intervista al prof. Fabrizio Adani del Dipartimento di Produzione Vegetale dell´Università degli Studi di Milano, nonché responsabile scientifico del Gruppo Ricicla

Già gli antichi greci sostenevano che “Nulla nasce e nulla muore, ma tutto si trasforma”.
L’innovazione agricola si sta spingendo verso nuove frontiere, al fine di poter utilizzare al meglio ogni sottoprodotto di origine agricola e forestale.

Parola d’ordine: riciclare, per tutelare l’ambiente e il portafoglio!

Da un lato i gestori di teleriscaldamento a biomassa, dall’altro i produttori di biogas agricolo, insieme per produrre concimi e ammendanti derivanti dalla cenere di combustione e dal digestato, questa la sfida in atto di Fiper, del Distretto Agroenergetico Lombardo, dell’università di Milano, di Agricola 2000.     

Dedichiamo l’editoriale di febbraio ad approfondire il tema con il prof. Fabrizio Adani del Dipartimento di Produzione Vegetale dell´Università degli Studi di Milano, nonché responsabile scientifico del Gruppo Ricicla

D. Da dove nasce l’idea di produrre un concime proveniente dai reflui della produzione del biogas e delle ceneri di combustione degli impianti di teleriscaldamento?

R.
Le ceneri di combustione contengono una elevata quantità e varietà di elementi di interesse agronomico in quanto elementi essenziali per le piante; tra questi, i più presenti, sono Calcio, Potassio, Fosforo e Magnesio i cui contenuti totali, risultano essere nettamente superiori ai contenuti di compost e letame (Perelli, 2006). Il contenuto è più elevato per le ceneri da legno e basso per ceneri da paglie e simili.
In particolare l’elevata presenza di metalli alcalino-terrosi, conferisce alle ceneri anche caratteristiche correttive dell’acidità dei suoli.
La digestione anaerobica ha due prodotti: il metano ed il digestato. La valorizzazione del primo è nota e facilmente intuibile, mentre la valorizzazione del digestato non è così scontata tanto che non sussiste una legislazione ad hoc ed anzi, alle volte, il digestato è considerato rifiuto anche se derivante da reflui e scarti agricoli.
Sforzi fatti nell’ultimo quinquennio in termini di maggior conoscenza di cosa è il digestato e delle sue proprietà concimanti e ammendanti, hanno permesso di mettere sempre più in evidenza come tale “materiale” non debba essere considerato un problema ma un’opportunità. Se si parla infatti di energia rinnovabile, non si capisce perché non si dovrebbe parlare anche di nutrienti rinnovabili, concetto questo importante se si tiene conto della loro esauribilità (es. fosforo e potassio)  e dell’ingente energia non rinnovabile necessaria per la loro produzione (azoto).  
In tale logica, l’utilizzo del digestato in agricoltura e/o la produzione da esso di fertilizzanti organici e compost, risultano essere pratiche da incentivarsi in una logica di agricoltura sostenibile.
I digestati (sopratutto le frazioni solide) si presentano, da un punto di vista chimico-fisico, complementari a quelle delle ceneri. E’ quindi di interesse la valutazione delle eventuali sinergie di questi due materiali per la produzione di fertilizzanti.

D. Che obiettivi ha il progetto che UNIMI mi sta mettendo a punto con il Distretto Agro-energetico lombardo e Agricola 2000?

R.
L’obiettivo è quello di valutare  l’effettiva possibilità di produrre ammendanti/correttivi e concimi a partire dalle ceneri di combustione e dai digestati in miscela o o-compostati.
Il progetto si divide in sottoprogetti assegnati ad ogni partner secondo le proprie conoscenze e competenze: i. aspetti legislativi relativi all’uso delle ceneri, ii. caratterizzazione chimico fisica delle ceneri e dei digestati; iii. compatibilità ambientale delle ceneri e dei digestati iv. utilizzo agronomico degli ammendanti/correttivi e concimi prodotti. v. valutazioni economiche.   

D. Quali sono i principali ostacoli che attualmente disincentivano l’impiego dei sottoprodotti a fini agricoli?

R.
Possiamo considerare due tipi di problematiche legate a:
a) aspetti di natura giuridica: le ceneri da combustione di biomasse legnose sono classificate quale rifiuti non pericolosi e quindi non possono essere utilizzate direttamente in agricoltura se non con modalità di recupero di tale rifiuto.

b) aspetti di natura ambientale: nonostante il contenuto in elementi nutritivi conferisca alla ceneri proprietà di indubbio valore agronomico, il processo di combustione o, meglio, la qualità del processo di combustione giocano un ruolo fondamentale per definire le caratteristiche di compatibilità ambientale delle ceneri. La incompleta combustione del legno comporta la formazione di composti aromatici policiclici di elevata tossicità.

D. Che tipo di effetti sul reddito dell’azienda agricola apporterebbe l’impiego di questa tipologia di prodotti? Conseguenze politiche?

R.
Il riciclo dei nutrienti comporta di fatto una riduzione dei costi della fertilizzazione, aspetto questo ampiamente documentato per il digestato.
Vi è inoltre da sottolineare come l’aspetto di chiusura del ciclo dei nutrienti possa essere interessante per la promozione di un’agricoltura sostenibile ed al passo con le esigenze moderne di ridurre il ricorso a fonti energetiche e di materia esterne, aspetto questo, sicuramente spendibile dal punto di vista politico in una logica di rinnovamento dell’agricoltura vista, spesso, come soggetto inquinante.

D. Può descriverci brevemente le partnership  in atto e nello specifico quali servizi offre il suo Dipartimento Ricicla dell’Uni mi agli operatori di settore?

R.
Il Gruppo Ricicla dell’Università degli Studi di Milano, è un gruppo di giovani agronomi, ingegneri e biologi che si occupa dell’uso e riciclo delle biomasse in agricoltura, delle energie rinnovabili, di suolo e ambiente. Scopo del gruppo di ricerca è quello di offrire attività di ricerca commissionata, consulenza scientifica e consulenza tecnica diretta anche sugli impianti per soggetti privati e pubblici divenendo l’anello di giunzione tra la ricerca e l’applicazione pratica dell’innovazione tecnologica.


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