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Si trova qui: Cosa facciamo / Articoli / Intervista Dario Di Santo 

Titoli di Efficienza Energetica, Certificati Verdi: alla riscossa nel mercato energetico!

In esclusiva FIPER l’intervista all’ing. Dario Di Santo, direttore FIRE.

I Titoli di efficienza energetica (TEE), denominati anche certificati bianchi introducono l’obbligo di risparmio energetico per i distributori di energia elettrica e gas naturale. Nei primi 4 anni di applicazione del meccanismo dei TEE (1), il risparmio complessivo ottenuto è stato superiore ai 2 milioni di Tonnellate equivalenti di petrolio (TEP). Secondo l’Autorità dell’Energia e del Gas i certificati bianchi rappresentano lo strumento di punta per il miglioramento dell’efficienza energetica dei consumi. Eppure, ci sono voluti 2 anni per l’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 115 del 28 maggio 2008 in attuazione della Direttiva 2006/32/CE in cui viene sancito che “il risparmio da fonti di energia diverse da elettricità e gas naturale non destinate all’impiego per l’autotrazione è equiparato al risparmio di gas naturale”, equiparando di fatto i Titoli di Efficienza tipo 3 del teleriscaldamento a biomassa a quelli di tipo 2! E rimane ancora irrisolta la vicenda giudiziaria che interessa le schede tecniche n.21 e n.22 relative ai sistemi di co-generazione e teleriscaldamento in ambito civile e quindi il relativo riconoscimento dei TEE degli ultimi anni.Una delle tante storie d’Italia; ne parliamo con l’ing. Dario Di Santo, direttore della Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia- FIRE, che segue da anni la disciplina degli incentivi alle rinnovabili e all’efficienza energetica.

D. L’ultima sentenza del Consiglio di Stato del 31 maggio 2008, ha rigettato l’appello presentato dall’Autorità per le schede tecniche n.21 e n.22 relative ai sistemi di co-generazione e teleriscaldamento in ambito civile. Quali i tempi di sblocco dei corrispondenti TEE?

R. Si tratta di un classico esempio dei tempi “atavici” della giustizia italiana, sintetizzata magistralmente da Giannelli sul Corriere della Sera del 1 luglio.
Il ricorso riguardava la richiesta di un maggiore riconoscimento di titoli per interventi di cogenerazione e teleriscaldamento nel settore civile, quali quelli di interesse degli associati Fiper. Sono trascorsi due anni e mezzo per accogliere la sentenza del Consiglio di Stato e l'Autorità probabilmente pubblicherà le nuove schede in autunno. Risultato: saranno intercorsi più di tre anni dal ricorso al TAR, durante i quali chi ha realizzato progetti non ha potuto godere dell'incentivo spettante.
Da sottolineare la mancanza di responsabilità specifiche; non era possibile risolvere il problema da parte di altri soggetti, se non intervenendo sull’iter stesso del sistema giudiziario. Si tratta infatti dell’esercizio del diritto ad adire alla giustizia amministrativa. Sono le tempistiche italiche il problema che, dal punto di vista finanziario, si traducono in una perdita significativa per i gestori di reti di teleriscaldamento e nell’esercizio di un diritto negato. In un Paese “serio” questo modo di procedere è inaccettabile e dovrebbe essere una priorità del Governo cominciare a lavorare per snellire le procedure amministrative e i tempi di attesa delle sentenze giudiziarie.

D. E le ricadute sulla commercializzazione dei certificati quando le schede saranno citate? Si verificheranno degli eccessi di offerta?

R. Quando le schede verranno aggiornate i titoli bloccati in questi anni saranno rilasciati. Se i venditori sapranno essere pazienti, e non riversare contemporaneamente i titoli sul mercato, nonostante la scarsa liquidità di questo momento storico, non dovrebbero esserci ripercussioni significative sulla riduzione dei prezzi di mercato. Infatti, nel Rapporto del 1° Semestre 2009 (2), l’AEEG contabilizza in 125 ktep, i risparmi aggiuntivi dei TEE bloccati delle schede 21 e 22, e definisce questa entità non significativa sull’offerta. Tuttavia, la copertura massima ipotizzata pari al 91%, non tiene conto dei nuovi progetti presentati a partire da giugno 2009; pertanto è possibile che si superi l’obiettivo previsto al 2010. Va ricordato che eventuali eccessi di offerta superiori al 5%, sono automaticamente trasformati in obiettivi aggiuntivi per l’anno successivo, elemento che rende poco probabile un crollo dei valori di mercato come quello verificatosi nel 2008.

Sullo sfondo della problematica, l’attesa dell’entrata in vigore del Decreto Ministeriale in attuazione del d.lgs. 20/2007 sulla cogenerazione ad alto rendimento del Ministero dello Sviluppo Economico. Questo provvedimento avrebbe dovuto essere operativo al fine di potenziare l’effetto di incentivazione dei certificati bianchi sulle applicazioni di cogenerazione. La temporanea sospensione è correlata all’inserimento dell’emendamento per il prolungamento del riconoscimento a 10 anni dei TEE di questi impianti presentato nel D.d.L. Sviluppo in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Vi è il rischio che le schede, poco dopo essere state pubblicate nella nuova versione, siano già da sostituire.

Oltre a riproporre il problema delle tempistiche, dopo due anni e mezzo il decreto legislativo risulta ancora inattento. Questa vicenda evidenzia il malcostume nel Bel Paese di modificare le regole a “colpi” di emendamenti all’interno di provvedimenti “asso pigliatutto” che rendono poco efficaci le misure e spesso si ripercuotono contro i buoni propositi del proponente. Meglio agire con leggi mirate.

D. E’ possibile immaginare il riconoscimento dei TEE anche per il calore prodotto dagli impianti a biogas?

R. Certamente sì se tali impianti sono eserciti in cogenerazione, ossia recuperando il calore per usi civili e industriali. Nel caso del recupero per usi civili, l’operatore dovrà compilare la nuova versione delle schede 21 e 22, scomputare i titoli di tipo I, in considerazione della non-cumulabilità di certificati bianchi e verdi sulla produzione elettrica, e mantenere quelli di tipo II e III. Nel caso degli usi industriali, poiché le schede non sono applicabili a tal fine, occorrerà predisporre una domanda a consuntivo. Si tratta di un procedimento un po' più complicato, ma non così differente dall'applicazione delle schede.
Ciò che conta è che il calore sia effettivamente utilizzato per scopi utili e che questi siano misurabili. Se l’approccio è semplice nel caso di reti di teleriscaldamento, qualche accortezza in più si dovrebbe avere nel caso di processi industriali- agricoli quali l’essiccazione; in questo caso non è immediato quantificare l’energia termica risparmiata grazie al calore di recupero del co- generatore.

D. Alla luce delle indicazioni della Direttiva RES ritiene verosimile in Italia la messa a punto di un sistema di incentivi simile ai CV (feed-in) per la produzione di energia termica e di raffreddamento da fonti rinnovabili?

R. Il nostro Legislatore ha sempre dimostrato, nel bene e nel male, una grande fantasia, quindi non so se sia verosimile, ma sicuramente è possibile. Un'altra opzione, forse più naturale e logica allo stato attuale, sarebbe quella di potenziare per tali applicazioni il meccanismo dei certificati bianchi, eventualmente in sinergia con le detrazioni fiscali come il 55% previsto per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Di fatto, le fonti rinnovabili termiche non richiedono incentivi consistenti quanto quelle elettriche, essendo mediamente meno costose a parità di effetto utile in termini di riduzione dei gas serra. Una ragione in più per premiarle, ma anche un suggerimento a non eccedere con il supporto, onde evitare critiche dalle associazioni di consumatori e bolle speculative.

Nel caso del teleriscaldamento, dove la rete gioca un ruolo fondamentale in termini di costi di capitale, un supporto risulta necessario, anche in ragione degli obiettivi prefissati nel Piano di Azione sull’Efficienza Energetica. A tale proposito non risultano idonei né i certificati verdi, come testimoniano le contraddizioni degli esperimenti passati, né quelli bianchi, che possono essere un valido supporto. I contributi in conto capitale si scontrano con le esigenze di sviluppo delle reti, che costringono la società titolare a consistenti indebitamenti ripetuti e protratti nel tempo.
Potrebbe forse essere utile mettere a punto dei nuovi strumenti, quali dei fondi di garanzia associati a finanziamenti a tasso agevolato e chirografari di lunga durata, in grado di spalmare l’onere finanziario su un orizzonte temporale in linea con il ritorno degli investimenti e con i prevedibili sviluppi delle reti.

Il disegno di legge 1442 “Sviluppo e Competitività” citato in precedenza porterà delle modifiche importanti sul meccanismo dei certificati verdi e qualche ritocco per quello dei certificati bianchi sulla cogenerazione. L’esperienza insegna che occorre aspettare i decreti attuativi e la loro applicazione per capire la reale portata delle decisioni prese. In ogni caso c’è ancora molto da fare per creare un quadro di regole capace di traghettare il Paese in una posizione di leadership verso le sfide di questo secolo.

Potenziale di mitigazione di varie soluzioni di produzione di energia da fonti rinnovabili e di efficienza produttiva. Fonte: ENEA 2009

(1) Tempo di riferimento: gennaio 2005- dicembre 2008
(2)Per maggiori approfondimenti vedi: http://www.autorita.energia.it/pubblicazioni/1semTEE2009.pdf

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