La Mitteleuropa punta sulle biomasse!
Intervista al dott. Vito Pignatelli e al dott. Vincenzo Alfano referenti del progetto 4 biomass
I prossimi 5-6 dicembre si terrà a Milano e a Tirano il workshop sul teleriscaldamento a biomassa nell’ambito delle attività del progetto 4 biomass” Fosters usage of bioenergy throughout Central Europe (CE) via turning know-how to show-how”.
In questo momento di transizione politico-istituzionale, ci è sembrato utile e opportuno capire e riflettere sulle politiche legate alla promozione della bioenergia in 5 paesi mitteleuropei, che hanno deciso di investire nella filiera biomassa- energia.
Il progetto denominato “4 Biomass” fa il punto e analizza i Piani Azione Nazionale, i mercati delle bioenergie in Austria, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Polonia, Slovenia, Slovacchia e Italia.
ENEA, partner italiano del progetto. Intervistiamo il dott. Vito Pignatelli e il dott. Vincenzo Alfano referenti del progetto 4 biomass per scoprire cosa “bolle in caldaia” negli altri paesi che per storia e cultura sono tra i motori trainanti della filiera biomassa-energia.
D. A partire dal confronto tra i partner del progetto, quali sono le eventuali affinità tra i diversi paesi in termini di policy, best practices per la promozione della filiera biomassa-energia?
R. In tutti i Paesi partner di 4Biomass esistono strumenti promozionali legali e finanziari in diverse combinazioni e numero (feed-in tariff, certificati verdi e bianchi, priorità di accesso alle reti, incentivi fiscali, programmi di sostegno finanziario), anche se spesso la loro efficacia differisce notevolmente. Tutti i Paesi partner hanno confermato nei loro Piani di Azione per le Energie Rinnovabili (NREAPs) di poter raggiungere gli obiettivi fissati per il 2020 dalla Direttiva Europea n. 28/2010 (la cosiddetta Direttiva RED), assegnando un ruolo fondamentale alle biomasse. E’ evidente che i Paesi che stanno ancora cercando di plasmare il loro processo di transizione in maniera quanto più possibile economicamente e socialmente sostenibile, procederanno ad un ritmo più lento rispetto a Paesi con una tradizione relativamente lunga di diversificazione delle fonti energetiche.
D. Austria, Germania che tipo di politica hanno attuato per la promozione della filiera legno-energia, in particolare per il teleriscaldamento a biomassa e per il pellet a uso domestico? Hanno puntato sullo strumento del conto energia per il comparto termico?
R. La Germania è il principale produttore in Europa di energia elettrica (nonché di energia primaria) da biomasse solide, mentre per quanto riguarda gli usi termici è preceduta dall’Austria che, rispetto alla Germania, ha una produzione di calore quasi doppia, sia da impianti dedicati alla sola generazione termica che da impianti di cogenerazione, oltre che dai Paesi nordici, Svezia e Finlandia, con una produzione di gran lunga più elevata e Danimarca. (Eurobserv’er - Solid Biomass Barometer, novembre 2011).
In Austria la produzione di calore a bassa temperatura ha rappresentato tradizionalmente e continuerà di gran lunga ad essere il principale mercato per le biomasse. Il riscaldamento a biomassa è particolarmente sviluppato nelle zone rurali, dove la legna da ardere costituisce da secoli la principale fonte di energia per il riscaldamento. Attualmente, in Austria, il 20% delle case è riscaldato con biomasse. I più popolari sistemi di riscaldamento domestico sono stufe di maiolica, alimentate per lo più con pellett, con circa 450.000 unità in funzione in tutto il Paese, delle quali 100.000 sono utilizzate come sistema di riscaldamento principale e il resto come supporto per il sistema di riscaldamento centrale. L’incremento nell’uso delle biomasse per il riscaldamento registratosi negli ultimi anni è dovuto da un lato alla disponibilità sul mercato di caldaie con elevata efficienza e sistemi automatici di funzionamento, e dall’altro alla presenza di incentivi di varia natura, fra i quali si annoverano regimi di sostegno finanziario all’edilizia residenziale in caso di nuove costruzioni o ristrutturazioni per l’utilizzo di fonti rinnovabili come solare termico e la bioenergia, o sussidi a fondo perduto per l’acquisto di sistemi di riscaldamento a biomasse di piccola taglia (< 50kW), o ancora incentivi finanziari per la realizzazione di reti di teleriscaldamento a biomasse in ambiti rurali.
Relativamente a quest’ultimo punto, nel 2008 in Austria risultavano in funzione circa 1.100 impianti di teleriscaldamento a biomassa, con una potenza installata di circa 1.300 MW. Solo alcuni di questi impianti – in genere quelli di taglia maggiore - operavano in cogenerazione, tenendo conto del fatto che questa risulta economicamente conveniente quando l'elettricità viene utilizzata in processi industriali per sostituire energia elettrica acquistata, o quando è adeguatamente supportata da speciali feed-in-tariff o altri incentivi, come accade per esempio in Germania.
In Germania, infatti, è in vigore dal 1° gennaio 2009 una tariffa omnicomprensiva, garantita per 20 anni, per la produzione di elettricità da biomasse che varia in funzione della taglia di impianto, ed è massima fino ad una potenza di 150 kWe, riducendosi progressivamente all’aumentare della classe di potenza, alla quale si aggiungono premialità per l'energia elettrica prodotta con tecnologie innovative (0,02 €/kWh), da biomasse residuali come scarti agricoli o forestali (0,025 - 0,06 €/kWh) e da cogenerazione (0,03 €/kWh) (Renewable Energy Sources Act).
Anche in Germania il riscaldamento domestico con stufe a pellet sta crescendo fortemente negli ultimi anni, grazie soprattutto al sistema incentivante tedesco per gli usi termici della biomassa. Secondo la BEE, la Federazione Tedesca per l’Energia Rinnovabile, il Paese nel 2008 possedeva 40 impianti per la produzione di pellet, con una produzione complessiva di circa 1,5 Mt., mentre il numero di apparecchi per il riscaldamento a pellet superava i 100.000, cioè circa 20.000 in più rispetto all’anno precedente.
I piccoli impianti di riscaldamento collettivo a biomasse (<100 kW), gestiti da investitori privati, ricevono sostegno in forma di sussidi, mentre i grandi impianti, inclusi, come detto precedentemente, quelli operanti in cogenerazione, possono beneficiare di prestiti a tasso ridotto e altre forme di rimborso (Market Incentive Programme).
D. Tra le diverse componenti che formano il paniere delle biomasse (legno, biogas, biocarburanti), quali sono gli assi di intervento prioritari in cui i 6 paesi centro europei hanno deciso di investire?
R. All’interno dei nREAP tutti i Paesi dell’Europa Centrale hanno dichiarato di volere incrementare lo sfruttamento del rispettivo potenziale di biomasse, ma a volte ciò si traduce in obiettivi alquanto ambiziosi e difficilmente conseguibili in maniera sostenibile, come nel caso della Polonia che, pur partendo da un modesto contributo delle rinnovabili registrato nel 2010, ha fissato uno share sui consumi elettrici al 2020 tre volte superiore (Tabella1).
L’Austria, invece, che parte già da elevati valori di produzione e uso di energie rinnovabili incrementerà solo leggermente lo share sui consumi elettrici e nel riscaldamento, ma lo duplicherà nel settore dei trasporti, puntando evidentemente sullo sfruttamento di biomasse da colture dedicate (soprattutto colza) per la produzione di biocarburanti di prima generazione, non essendo realisticamente ipotizzabile da qui al 2020 la piena operatività della seconda generazione.
La Germania intende raddoppiare il contributo delle rinnovabili nei consumi finali per il riscaldamento e nei trasporti e andare ben oltre tale obiettivo per quelli elettrici, assegnando alle biomasse un ruolo fondamentale soprattutto per le esigenze di riscaldamento e di carburanti rinnovabili nei trasporti. Per quest’ultimo settore va evidenziata la possibilità di utilizzare come biocarburante nei veicoli alimentati a gas naturale il biometano, la cui produzione in Germania ha avuto un enorme boom negli ultimi anni, frutto di un’oculata politica di sviluppo integrato del settore, che vede attualmente 59 impianti in funzione e 96 in costruzione (dato aggiornato al 2011. Fonte: www.biogaspartner.de).
Particolarmente ambiziosi risultano gli obiettivi fissati dalla Slovenia, Repubblica Slovacca ed Ungheria nel settore dei trasporti, al punto da far presagire una ingente importazione di biocarburanti dall’estero.
Anche gli obiettivi dell’Italia per il riscaldamento/raffrescamento e per i trasporti risultano piuttosto ambiziosi. Per quest’ultimo settore, in particolare, si prevede un sensibile incremento delle importazioni di biocarburanti, che può però essere almeno in parte ridotto nell’eventualità di un’immediata partenza della filiera di upgrading del biogas in biometano, che ha enormi potenzialità di sviluppo nel nostro Paese. Tale possibilità è stata recentemente introdotta nella legislazione italiana (Decreto Lgs. n. 28 del 3 marzo 2011), ma per la piena operatività si è in attesa dei decreti attuativi che ne stabiliscano gli aspetti tecnici e di incentivazione. Si ricorda infatti che l’Italia dispone del parco autoveicoli alimentati a gas naturale più ampio d’Europa e l’utilizzo del biometano, con caratteristiche del tutto identiche al gas naturale, potrebbe trovare quindi immediata e larga applicazione.
D. Ungheria, Polonia, Slovenia, Slovacchia potrebbero diventare i leader EU per l’approvvigionamento di biomassa a fini energetici? Se si quali sono gli scenari che immagina?
R. Alcuni dei Paesi citati sono già oggi produttori ed esportatori di significative quantità di Biomassa. Di particolare rilevanza è il caso della Polonia, che produce circa 400.000 t/anno di pellet, esportandone quasi la metà (180.000 t/anno), seguita dalla Slovenia, che esporta annualmente un quarto della propria produzione nazionale (160.000 t/anno). Altri Paesi, come l’Ungheria, esportano invece biomassa sotto forma di legna da ardere e/o cippato (280.000 t nel 2009), principalmente verso i maggiori utilizzatori di tali biocombustibili, come l’Austria. In ogni caso, il potenziale produttivo di questi Paesi è molto elevato, ma è difficile che, almeno nel medio periodo, le esportazioni crescano di molto rispetto ai livelli attuali in quanto la richiesta nazionale di biomassa per raggiungere gli obiettivi previsti nei rispettivi nREAPs coprirà gran parte di tale potenziale.
D. Come si colloca l’esperienza italiana a livello middeleuropeo? Quali i punti di forza esportabili?
R. L’Italia è oggi uno dei Paesi all’avanguardia nell’utilizzazione delle bioenergie a livello europeo. A tale riguardo, è importante notare che la maggior parte degli impianti più interessanti e “sostenibili”, in termini di dimensioni, tipologia e alimentazione, si trova proprio nelle Regioni dell’Italia Settentrionale considerate appartenenti all’Europa Centrale. In particolare, per quel che riguarda gli impianti di biogas che utilizzano materie prime originate nel comparto agro-zootecnico, ben 474 su un totale nazionale di 521 (Fonte: CRPA, maggio 2011) sono localizzati in tali regioni, e si tratta in gran parte di impianti costruiti negli ultimi anni, con tecnologie e modelli organizzativi d’avanguardia che ne fanno modelli di riferimento, esportabili e riproducibili anche in altri Paesi. Una menzione a parte meritano poi i numerosi impianti di teleriscaldamento diffusi lungo l’intero arco alpino, che rappresentano un’alternativa economicamente valida e ambientalmente sostenibile rispetto all’impiego dei combustibili fossili da parte di una moltitudine di singole utenza, e costituiscono uno dei principali elementi che contribuiscono a promuovere l’immagine di numerose località a forte vocazione turistica.
D. Sul fronte della sostenibilità economica, sociale, ambientale, che tipo di indicazioni può fornire dall’esperienza dell’Europa centrale?
R. Uno dei principali prodotti del Progetto 4Biomass, attualmente in corso di finalizzazione, è costituito dal “Transnational Action Plan”, un documento indirizzato ai legislatori e decisori politici che contiene consigli e linee guida su come un’integrata politica riguardante la bioenergia possa essere sviluppata nel contesto specifico dei Paesi dell’Europa Centrale coinvolti nel Progetto.
Tale documento è il frutto dell’esperienza maturata attraverso le numerose attività realizzate nell’ambito del Progetto (che hanno dato vita ad altrettanti rapporti e documenti di sintesi consultabili sul sito internet (www.4biomass.eu), tra le quali uno studio approfondito sullo stato della bioenergia in ciascuno dei Paesi partner (“Country Study on Political Framework And Availability of Biomass”), un’analisi, con riferimento ai suddetti Paesi, sul commercio internazionale di biomasse e biocombustibili (“Study on Biomass Trade”) e, in particolare, un’indagine, realizzata attraverso un sondaggio online, sulle aspettative dei soggetti a vario titolo interessati (stakeholders) in relazione alle politiche di indirizzo sulla bioenergia contenute nei rispettivi Piani di Azione Nazionale per le Fonti Rinnovabili (“Country Report on Stakeholder Dialogue”). A corollario di quest‘ultimo documento è prevista, nel corso della Conferenza conclusiva del Progetto che si terrà a Berlino dal 20 al 22 marzo 2012, la sottoscrizione di una dichiarazione di impegno (“Joint Declaration”) da parte di un comitato autorevole di esperti appartenenti al mondo scientifico ed istituzionale, inclusi alcuni Ministri, in rappresentanza di ogni Paese partner.












