Le polveri sottili da biomassa legnosa, un problema risolvibile!
Intervista all dott. Antonio Panvini, Direttore Tecnico del Comitato Termotecnico Italiano - CTI.
Il problema delle polveri sottili (PM10 o PM2,5) è un aspetto di primaria importanza in tema di qualità dell’aria soprattutto in contesti particolarmente complessi, come quello della pianura Padana in cui ci si trova al cospetto di un bacino, anche se molto ampio, chiuso su tre lati da catene montuose, con poca circolazione d’aria e un ridotto ricambio della stessa.
Nelle ultime settimane è stato sufficiente seguire un telegiornale, sfogliare qualche quotidiano o navigare in internet per venir informati che l'aria delle nostre città è fortemente inquinata da elevati livelli di polveri sottili.
Approfondiamo il tema con il dott. Antonio Panvini, Direttore Tecnico del Comitato Termotecnico Italiano - CTI.
D. Le polveri sottili hanno origine da diverse fonti, ma come e perché vengono prodotte dalla biomassa legnosa?
R. Analizzando recenti dati diffusi dalle ARPA locali sulle fonti che originano tale problema, è emerso che tra queste, le biomasse, specie quelle utilizzate nei piccoli dispositivi di combustione, sembrano avere un ruolo più che significativo, al pari di altri "contribuenti" storici come il traffico veicolare.
La biomassa produce polveri sottili fondamentalmente perché le caratteristiche fisiche di un ciocco di legna, di una scaglia di cippato o di un singolo pellet sono tali da renderne la combustione più difficoltosa rispetto a quella degli altri combustibili tradizionali (liquidi come il gasolio o addirittura gassosi come il gas naturale) con cui sono spesso confrontati. In linea molto generale e semplificando il complesso processo di formazione del particolato sottile, una combustione difficoltosa determina la presenza di un elevato numero di particelle carboniose incombuste a cui si aggiungono anche tutte le componenti volatili che si liberano durante le varie fasi di combustione e che, condensando attorno a micro particelle solide, accrescono ulteriormente la massa delle polveri sottili.
In questo processo gioca quindi un ruolo fondamentale sia il combustibile, sia la tecnologia, sia le modalità di gestione dell'impianto, purché visti come parti di un unico insieme. Un buon combustibile utilizzato in un apparecchio scadente fornisce prestazioni scadenti soprattutto dal punto di vista ambientale, così come la miglior tecnologia disponibile gestita male o utilizzando un combustibile di bassa qualità spesso non consente di rispettare elevati standard qualitativi. E' quindi l'equilibrato accoppiamento di questi fattori che può garantire un sereno e sostenibile futuro alla combustione delle biomasse.
Oggi però, a causa di una generale scarsa informazione a tutti i livelli si sta diffondendo una certa preoccupazione nei confronti dei biocombustibili legnosi per usi termici in generale, spesso senza considerare l'importante ruolo che essi hanno nell'economia locale e l'indubbio vantaggio derivante dalla loro rinnovabilità. Non deve essere mai trascurato il fatto che legna, pellet e cippato sono combustibili di origine naturale e rinnovabili al 100%. Ciò non toglie ovviamente che questi possano, in determinate condizioni di utilizzo, essere causa importante di inquinamento atmosferico.
D. Certamente quindi esiste una soluzione, ma da dove potrebbe arrivare e qual è la situazione attuale?
R. Come spesso accade la risposta al problema può arrivare da una analisi attenta del mercato e della tecnologia disponibile.
I due grandi settori di utilizzo dei biocombustibili solidi sono quello domestico, che vede la prevalenza di piccoli apparecchi (stufe e termo camini) gestiti direttamente dal singolo cittadino, e quello sempre residenziale, ma costituito da impianti centralizzati o di teleriscaldamento e caratterizzato da impianti di medio - grandi dimensioni.
Di fatto sono due mondi completamente diversi e per certi versi solo marginalmente sovrapponibili.
Il primo probabilmente soffre per una eccessiva liberalizzazione del mercato che nel tempo ha portato a un elevato numero di apparecchi installati, molti dei quali di vecchia concezione (per esempio gli obsoleti camini aperti, senza vetro a chiusura del focolare) con basse efficienze di combustione e conseguenti prestazioni ambientali scarse. Negli ultimi anni, fortunatamente, questo mercato è stato oggetto di una interessante evoluzione guidata da molte aziende nazionali (all'avanguardia anche a livello europeo) che hanno saputo introdurre novità tecnologiche di tutto rispetto contribuendo ad abbassare sensibilmente i valori di emissioni di polveri sottili di loro apparecchi. La tecnologia, seppure ancora migliorabile, ha già fatto parte del suo dovere, ma rimane ancora da sviluppare il settore dei combustibili (di qualità) e migliorare la cultura degli utenti.
Non resta quindi che da lavorare, sia sul fronte amministrativo, cercando di trovare i migliori compromessi normativi anche per la regolazione del mercato dei combustibili e della manutenzione degli impianti, sia sul fronte tecnologico, sviluppando nuove soluzioni ad alta efficienza energetica e basse emissioni di costo contenuto. Resta molto da lavorare anche sul piano culturale, al fine di convincere l’utenza che non è sufficiente utilizzare la biomassa per conseguire un risultato ecologico (ed economico), ma che è necessario utilizzarla con le giuste modalità, pena un risultato controverso.
Il secondo settore, quello dei sistemi centralizzati e di teleriscaldamento, è invece caratterizzato da un numero di impianti inferiore ma con prestazioni medie molto più elevate, anche per impianti in funzione da qualche decina d'anni. Il vantaggio in termini di prestazioni energetiche ed ambientali rispetto ad altri sistemi è un dato di fatto quando si parla di impianti di questa tipologia e taglia se non altro per il fatto che i limiti di emissione imposti dal legislatore sono stringenti e il meccanismo dei controlli effettuati dagli enti competenti è efficace. Ma la virtuosità di questi impianti non è solo "derivata" dalla severità dei controlli. Aspetto fondamentale è la professionalità degli operatori che, ben consci del loro ruolo ambientale, sono particolarmente attenti a garantire il rispetto delle prestazioni ottimali dei sistemi da loro gestiti.
Il tutto gioca attorno a tecnologie di combustione che oramai consentono di ottenere comunque basse emissioni e raggiungere alte efficienze energetiche (elementi fortemente connessi tra loro). A questi sono inoltre sempre associati sistemi di trattamento fumi molto performanti e di fatto obbligatori a partire da determinati livelli di potenza.
Anche in questo caso però la scelta del combustibile gioca un ruolo fondamentale, anche se i controlli operativi sono tali da ridurre il suo ruolo rispetto al settore del riscaldamento domestico mediante piccoli apparecchi.
D. Quali sono le azioni che voi, come CTI, state predisponendo, o che sono già in opera, per ottimizzare la combustione delle biomasse dal punto di vista ambientale ?
R. Per quanto riguarda gli impianti medio – grandi, sono molte le azioni già attuate o in corso volte a migliorare le prestazioni ambientali della combustione delle biomasse. Altre invece, come detto sopra, dovranno essere avviate soprattutto nel settore domestico.
Il Comitato Termotecnico Italiano - CTI, ente federato all'UNI per l'unificazione nel settore termotecnico, ha da tempo intrapreso la strada della "qualità" definendo le specifiche chimico-fisiche per i biocombustibili solidi. In particolare nel 2007 sono state pubblicate due norme nazionali, la UNI TS 11263 "Biocombustibili solidi. Caratterizzazione del Pellet per fini energetici" e la UNI TS 11264 "Biocombustibili solidi. Caratterizzazione di legna da ardere, bricchette e cippato", con le quali sono stati definiti i requisiti di qualità che devono avere questi combustibili per consentire elevate prestazioni.
Tali norme nazionali saranno a breve sostituite da altrettante norme europee, il pacchetto delle EN 14961, i cui contenuti, anche in questo caso sono stati fortemente influenzati dal lavoro del CTI.
Tra le prossime azioni vi sarà poi l'apertura del "FORUM CTI sul riscaldamento a biomassa" anche con il preciso compito di informare e formare gli utenti e gli operatori circa il ruolo fondamentale che i biocombustibili solidi hanno nel panorama energetico nazionale e di fornire indicazioni tecniche volte a favorire l'autoregolamentazione del mercato e un uso sempre più diffuso della biomassa per usi termici nel rispetto dell'ambiente e dell'efficienza energetica.











