Biomassa per comunicare

Intervista con il dott. Claudio Caferri, responsabile Comunicazione Bioenergy Europe.

Nell’immaginario collettivo, energia rinnovabile è sinonimo di pannelli fotovoltaici e parchi eolici. Quando invece si parla di biomasse, il primo pensiero va ai rifiuti.

E dire che esiste una pluralità di fonti e tecnologie che rispondono e valorizzano le peculiarità e le risorse provenienti dai diversi territori. C’è bisogno di fare cultura, di dissipare luoghi comuni e comunicare in modo chiaro vantaggi e svantaggi delle singole scelte, per fare in modo che il processo di transizione ecologica promosso dal Green Deal sia il più possibile condiviso e partecipato.

Nel settore biomasse in particolare è necessario distinguere le diverse tipologie disponibili, le filiere di approvvigionamento, le tecnologie impiegate e gli effetti correlati prodotti sull’ambiente.
Comunicare quindi in modo chiaro e intellegibile ai cittadini, alle amministrazioni pubbliche e ai decision maker rappresenta una priorità affinché si possano avviare in modo consapevole scelte virtuose per sé e la collettività.

Approfondiamo il tema il dott. Claudio Caferri, responsabile Comunicazione Bioenergy Europe.

1. Può spiegarci brevemente dal suo osservatorio EU, se e in che modo, hanno influito le campagne di comunicazione realizzate da più parti nel settore delle bioenergie?  

Il settore delle bioenergie rappresenta un ecosistema complesso e per questo motivo la comunicazione può talvolta apparire meno incisiva che in altri settori. Tuttavia, è anche un settore trasversale che offre notevoli spunti per le campagne di comunicazione.

A livello nazionale, il contenuto della comunicazione è generalmente più vicino ai cittadini, proprio perché si parla di tecnologie e filiere vicine alla realtà delle persone.
A livello europeo e nel caso specifico di Bioenergy Europe, associazione no profit europea, l’obiettivo è quello di informare e educare i decisori delle istituzioni europee.

Benché gli strumenti e le strategie rimangano per la gran parte simili a quelli usati su scala nazionale, il target delle comunicazioni è più eterogeneo per lingua, nazionalità ed esperienza.  Per questo motivo, il primo strato della comunicazione deve essere chiaro, conciso e giocare sulla semplificazione dei messaggi.  Tali messaggi devono poi essere accompagnati da azioni mirate che vadano ad affrontare questioni più tecniche.

Malgrado la complessità della filiera delle bioenergie e l’eterogeneità del target, esiste una straordinaria forza nella comunicazione, che sta proprio nella sinergia tra le azioni intraprese a livello nazionale e a livello europeo. Grazie al lavoro svolto dalle Associazioni Nazionali e altri attori del settore, possiamo non solo fornire un contenuto più rappresentativo della realtà locale, ma soprattutto fornire azioni concrete agli stati membri, con storie che non sempre giungono ai decisori politici europei.

Un esempio pratico è la campagna europea EU Bioenergy Day. Sulla base dei dati Eurostat, a novembre di ogni anno Bioenergy Europe calcola il numero di giorni con i quali l’Europa e i singoli stati membri possono fare affidamento esclusivamente sulla bioenergia per tutto il loro fabbisogno energetico. Oltre a celebrare il giorno europeo, proponiamo per ogni stato membro una success story legata proprio al territorio che coincide con il Bioenergy Day national. Ed è proprio grazie a queste sinergie che riusciamo a portare nel cuore delle istituzioni europee le realtà virtuose della bioenergia.

Molti segmenti della filiera delle bioenergie sono riusciti a veicolare un messaggio positivo, mettendo in risalto – tra gli altri – esempi concreti di sostenibilità del settore e i benefici che esso porta sia in termini socioeconomici che climatici. Non dimentichiamo che la bioenergia contribuisce per il 49% al mix delle rinnovabili, rappresentando di fatto la più grande tra queste, e genera più di 700.000 posti di lavoro in Europa. Tali benefici sono oggi ampiamente riconosciuti, anche grazie allo sforzo di attori nazionali (associazioni o produttori).

2. Perché a suo avviso, il settore delle bioenergie, pur ricoprendo un ruolo di primo piano nella produzione FER, viene spesso disconosciuto a livello comunicativo e in alcuni casi anche attaccato da organizzazione ambientaliste?

È sempre bene ricordare che il settore della bioenergia va dal produttore di stufe domestiche a grandi players multinazionali e molto spesso parliamo di una filiera estremamente legata al territorio. Non solo, rappresenta l’unica rinnovabile in grado di produrre elettricità, calore e bio-carburanti, leader globale nelle FER, con capacità tecnologiche e know-how locali uniche.

La sfida per noi che comunichiamo è poter sintetizzare questo ecosistema complesso in poche immagini, testi brevi, video e altro materiale che possano essere fruiti rapidamente. Non solo, dobbiamo anche essere in grado di declinare i messaggi in chiave locale, sottolineando i benefici concreti che la bioenergia sostenibile può portare alle comunità in termini di ambiente, transizione energetica e sviluppo economico.

Quando si parla di organizzazioni ambientaliste, ci rendiamo conto che si sta effettivamente andando incontro ad un aumento di azioni volte a screditare il settore e il suo contributo nella transizione energetica. Le azioni di questi ultimi mesi sono direttamente legate a decisioni politiche che si stanno disegnando a livello Europeo, basti pensare alle recenti consultazioni pubbliche sul Regolamento per gli investimenti sostenibili (la cosiddetta Taxonomy) e sulla direttiva europea sulle energie rinnovabili (REDII).

Benché le preoccupazioni relative all’ambiente, alla decarbonizzazione e al futuro sostenibile siano ovviamente condivisibili, in termini puramente contenutistici l’immagine proposta è estremamente riduttiva e distorta. Tale immagine si affida al sensazionalismo, facendo leva sui sentimenti delle persone, con il fine ultimo di guidare le scelte politiche in maniera emotiva. Troppo spesso queste azioni risultano fuorvianti perché mosse dall’unico obiettivo di attirare le masse, ignorando volutamente qualsiasi realtà locale virtuosa e i benefici concreti derivanti dall’uso delle bioenergie.

In un rapporto pubblicato il 26 gennaio sulla sostenibilità della bioenergia dal Centro Comune di Ricerca (JRC) – il servizio scientifico interno della Commissione che fornisce un supporto al processo decisionale dell’UE mediante consulenze scientifiche indipendenti e basate su prove concrete – viene esplicitamente sottolineato quanto un tale dibattito distorto abbia un impatto negativo sul processo decisionale, il quale dovrebbe essere basato su dati e fatti concreti. Nel suo rapporto, il JRC chiede esplicitamente di “disintossicare” il dibattito pubblico per lasciare spazio a decisioni informate sulla questione dell’uso delle biomasse nel mix energetico, che rimane fondamentale per l’UE.

Dal canto nostro, abbiamo sempre incoraggiato il confronto costruttivo, invitando in alcuni casi rappresentanti di associazioni ambientaliste ai nostri eventi, ribadendo la disponibilità del settore a portare avanti un dibattito aperto e non “distruttivo”. Con un’azione come quella vista negli ultimi mesi, non solo si rischia di indebolire un settore chiave per le rinnovabili nell’UE, ma di mettere a repentaglio la possibilità di raggiungere gli obiettivi fissati nell’ambito climatico ed energetico.

3. I grandi player fossili si stanno riconvertendo al green, investendo ingenti risorse nella loro nuova immagine. A suo avviso, il settore delle bioenergie come potrebbe competere in termini comunicativi?

Ovviamente se si parla di risorse disponibili per la comunicazione, i grandi players fossili hanno un vantaggio non trascurabile. Il settore delle bioenergie può competere in termini comunicativi perché porta avanti una soluzione già disponibile ed efficace per contribuire a risolvere problemi concreti ed inderogabili.

Con più di 50.000 aziende europee che generano più di 700.000 impieghi in Europa, il settore delle bioenergie si propone come una soluzione capace di rafforzare la competitività europea nelle rinnovabili e fa da leader per l’esportazione di tecnologie e know-how.

L’importante è continuare a portare avanti messaggi che mettano in risalto la realtà del settore e il suo reale contributo sul lungo termine. Ma questo deve essere un lavoro duraturo nel tempo, che stia al passo con nuovi metodi, strategie e messaggi.

La strategia di base rimane la stessa: campagne di sensibilizzazione mirate al pubblico in quanto consumatore devono essere accompagnate da campagne fatte su misura per i decisori politici. Quest’ultime devono essere in grado di combinare messaggi chiari con dati concreti che dimostrino il reale contributo delle bioenergie.

Bioenergy Europe crede molto nella stretta collaborazione con le Associazioni Nazionali come Fiper. Cerchiamo di promuovere una strategia che vada oltre la dicotomia UE/Stati Membri. Come nel caso delle campagne europee EU Bioenergy Day e Switch4Air che sono in grado di proporre contenuti tangibili, dando al contempo un volto più umano al settore.

4. Bioenergy Europe che azioni intende intraprendere in termini di campagne di comunicazione per rimettere al centro dei prossimi provvedimenti europei e nazionali il settore delle “bioenergie”?  

Bioenergy Europe continuerà il lavoro intrapreso negli anni passati per portare avanti un messaggio chiaro: la bioenergia sostenibile rientra a tutti gli effetti tra le soluzioni concrete per permettere all’UE e ai suoi Stati Membri di raggiungere gli obiettivi climatici ed energetici.

Il nostro lavoro di comunicazione si concentrerà nel supportare le azioni di informazione destinate ai decisori politici europei, sia in termini strategici per l’UE sia promuovendo azioni nazionali portando a Bruxelles le cosiddette “facce della bioenergie”, storie di attori locali che credono in questa rinnovabile. Ovviamente, il nostro target rimane più ampio, quindi il contenuto del nostro messaggio deve essere accessibile a tutti, inclusi i cittadini.

Il 2021 è un anno cruciale, che vede molte iniziative dell’UE in fase di sviluppo o di recepimento come nel caso della REDII. Tramite campagne, webinar e azioni mirate continueremo a portare avanti i nostri messaggi convinti che il lavoro intrapreso darà i suoi frutti.

Teleriscaldamento a biomassa: quali prospettive per i comuni montani non metanizzati?

Si è svolto questa mattina il webinar “Teleriscaldamento a biomassa: quali prospettive per i comuni montani non metanizzati?” nell’ambito del progetto europeo “ Unlocking the community bioenergy potential” in cui FIPER rappresenta un caso pilota per l’avvio delle comunità di energia rinnovabile.

Walter Righini, presidente FIPER ha aperto i lavori e introdotto le diverse categorie rappresentate nel corso del confronto in un approccio botton-up: cittadini, professionisti, amministratori locali, istituzioni regionali (Rolfi, assessore agricoltura Regione Lombardia e Corgnati, tecnico forestale regione Piemonte), imprese boschive, consorzi forestali, Ricerca Sistemi Energetici -RSE (Armanasco), istituti di ricerca (ENEA, Itabia), la rappresentante delle Politiche Agricole e Forestali (Stefani- direttrice generale foreste), UNCEM (Bussone- presidente). 48 voci accumunate dall’interesse per le bioenergie.

Dai territori montani e dalla aree rurali è emerso un forte interesse da parte degli operatori della filiera e monte e degli amministratori locali a valutare nuove progettualità di mini/ reti di teleriscaldamento a biomassa a kilometro zero. Le principali barriere emerse ed evidenziate: rischio di metanizzazione delle aree montane, come emerso negli ultimi mesi, seppur dotate di ingenti risorse rinnovabili, pregiudizio culturale sull’impiego delle biomasse, mancanza di linee di finanziamento dedicate, oltre agli aspetti tecnici e operativi (ex. parcellizzazione forestale, mancanza di formazione specifica di installatori e tecnici, ect).

E’ stata anche l’occasione per presentare due case history, rispettivamente l’esperienza ventennale bosco-legno energia Valtellina (Tirano, Sondalo, S. Caterina Valfurva) e l’esperienza ultradecennale della mini rete del comune di Marchirolo (VA) per illustrare gli effetti economici, occupazionali di questi progetti che vanno oltre la dimensione tipicamente energetica e ambientale. Un incoraggiamento, una testimonianza per gli amministratori e imprenditori presenti per condividere l’esperienza vissuta nell’affrontare le diverse problematiche che si sono incontrate nel corso del tempo.

Da parte del MIPAAF la disponibilità ad aprire un confronto sugli attuali “effetti distorsivi” delle politiche attualmente in atto da condividere all’interno del tavolo filiera legno nazionale.

Da Regione Lombardia, l’impegno a promuovere iniziative e attivare risorse per incrementare la viabilità agroforestale e investire su nuove progettualità di reti di teleriscaldamento a biomassa nelle aree montane, da condividere all’interno delle misure del bacino padano per migliorare la qualità dell’aria.

Le istituzioni presenti hanno convenuto sulla necessità di rimettere al centro il ruolo del settore primario nella promozione dell’economia circolare e nell’azione del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza e valorizzare le risorse rinnovabili presenti sul territorio anziché metanizzare i comuni montani.

La voce del territorio è stata chiara: UNCEM in rappresentanza dei comuni montani ha affermato la necessità di “fare più squadra” tra le diverse filiere afferenti al legno, dalla produzione di case sino alla filiera arredo. Diversi i sindaci intervenuti, tra cui Tirano, Menconico, Valvestino. Spada (Tirano) ha evidenziato i vantaggi apportati dalla presenza del teleriscaldamento per riattivare la filiera bosco locale e favorire l’avvio della comunità dell’energia rinnovabile, rimarcando che i comuni montani possono e devono essere autonomi dalle fonti fossili, per attivare nuovi investimenti e favorire lo sviluppo locale. Mentre Valvestino (BS) e Menconico (PV) a testimonianza di comuni non metanizzati che intendono avviare nuove reti di teleriscaldamento a biomassa.

Il presidente Fiper ha poi illustrato il potenziale di sviluppo del teleriscaldamento a biomassa nei comuni non metanizzati in Regione Lombardia (93)  e in Regione Piemonte (133). Un potenziale che permetterebbe a questi territori di emanciparsi dalle fonti fossili e creare reddito e occupazione.

Un grande viaggio, inizia sempre con un primo passo. Avanti tutta quindi per la transizione ecologica nelle aree interne con il petrolio verde dei ns boschi.

Link al video del webinar