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Pensare globale, cambiare locale

Pubblicazioni di interesse

LIBRO FIPER - CMA "BIOGAS: DRIVER DELLA FILIERA AGROALIMENTARE "

L’idea di riconoscere “il settore primario al centro” dell’agenda politica ci ha spinto a realizzare questo studio per dimostrare “dati alla mano” l’incidenza economica, occupazionale, ambientale e energetica della filiera biogas nel settore primario.

Un viaggio alla scoperta di un tessuto produttivo agricolo e agroalimentare spesso poco conosciuto se non nelle eccellenze dei prodotti finali: dalle mozzarelle di bufala al prosciutto San Daniele.
Il target dello studio ha riguardo l’analisi di 7 filiere di biogas agricolo ubicate in Regione Piemonte. L’analisi effettuata è stata per ogni singola azienda, che compone la filiera agricola e agroalimentare.  

I risultati comparativi evidenziano un bilancio energetico estremamente interessante, che produce un risparmio dell’80% di energia fossile. Analogamente, il bilancio ambientale evidenzia il risparmio di CO2 equivalente superiore al 60%. L’estensione dei risultati a livello nazionale riporta un risparmio energetico di 23.000 GWh/anno corrispondente a 1,6% dei consumi finali lordi di energia nazionali nel 2016, mentre il risparmio di CO2 equivalente supera i 6 milioni di t/anno, pari a oltre il 5% delle emissioni del settore energetico nazionale nel 2017. Si tratta, quindi, di ricadute ragguardevoli che costituiscono un contributo importante e difficilmente sostituibile nel quadro della produzione nazionale di energia rinnovabile.

Dall’elaborazione dei dati economici e finanziari delle aziende coinvolte nell’indagine, l’impatto economico monetario generato a livello locale si attesta in 17 milioni di €/annui, mentre l’effetto occupazionale è di 118 Unità Lavorative Annue (ULA).

In termini di effetto moltiplicativo, ciò sta ad indicare che per ogni euro aggiuntivo fatturato dagli impianti si genera un impatto complessivo sul sistema economico di circa 2,1 €. Sul fronte occupazionale invece, per ogni ULA impiegata ne vengono attivate 7,4 lungo tutta la filiera e nelle imprese collegate. Non meno importanza, il valore dell’impatto fiscale prodotto limitatamente alle imposte dirette risulta pari a 0,7 Milioni di euro/anno per il campione di 13 impianti analizzati, mentre a livello nazionale il valore si attesta intorno ai 4,6 Milioni di euro/anno (impianti esistenti). Si tratta di entrate quasi completamente a favore dei comuni interessati e, quindi, ancora una volta di stretto interesse locale, realizzando de facto un federalismo fiscale.

Estendendo i risultati ottenuti su scala nazionale si ottiene che le ricadute degli impianti agricoli di biogas a biomassa esistenti corrispondono a circa 3.400 milioni di €/anno e oltre 12.000 ULA. In termini monetari ciò corrisponde a ben l’11% del valore della produzione agricola nel 2017 relativa alle sole attività che rientrano nella filiera del biogas (coltivazioni erbacee, foraggere e allevamenti zootecnici) e al 3,5% della relativa occupazione.

I risultati dello studio confermano che lo sviluppo e l’impiego delle biomasse sostenibili sia un obiettivo di primaria importanza per il miglioramento del tessuto socioeconomico e della resilienza alle pressioni ambientali delle aree rurali e di collina e non esclusivamente un aspetto di natura energetica.

“Perché l’Italia della provincia c’è e vuole vincere la scommessa Clima-energia!”

LIBRO FIPER "TELERISCALDAMENTO A BIOMASSA: UN INVESTIMENTO PER IL TERRITORIO"

Raccontare l’esperienza dei territori a partire dalla raccolta dei “dati di campo” è la novità di questa pubblicazione, il cui lavoro principale ha riguardato la conoscenza e l’analisi diretta del funzionamento degli impianti di teleriscaldamento “target” e della relativa catena di fornitura, la cosiddetta “filiera bosco-legno-energia”. Un mondo caratterizzato da piccole, microimprese spesso a conduzione familiare, in cui il paesaggio montano rappresenta elemento saliente nella costruzione della propria identità e del senso di appartenenza.

In termini ambientali e energetici, dal campione dei 65 impianti di teleriscaldamento a biomassa analizzati dal Politecnico di Milano, risulta un risparmio di energia fossile primaria compreso tra il 60% e il 80%, un valore molto elevato rispetto all’impiego di altri combustibili fossili e non. Risparmi analoghi si registrano per l’anidride carbonica (CO2) immessa nell’atmosfera. Per le altre emissioni, lo studio si è concentrato sulla produzione di polveri sottili (PM). Le valutazioni condotte evidenziano come gli impianti in questione permettano un significativo miglioramento rispetto ai dispositivi domestici a biomassa (caldaie/stufe a legna) e risultino comunque più vantaggiosi delle caldaie a gasolio, considerati il mix tecnologico di riferimento standard per le zone montane. Un impianto di dimensioni medie (circa 5 MW) rispetto all’utilizzo dei dispositivi domestici a biomassa consente di evitare emissioni per circa 10 tonnellate di polveri su base annua.

Lo studio ha poi valutato le ricadute economiche e occupazionali a livello di impatto diretto, indiretto, di indotto e fiscale. Il target “locale” selezionato per calcolare l’entità dell’impatto è formato da 13 impianti di TLR a biomassa distribuiti in quattro aree distinte ed eterogenee per tecnologia adottata, conformazione orografica, densità di popolazione, zona climatica. L’impatto economico monetario generato a livello locale si attesta in 50 milioni di Euro/annuo, mentre l’effetto occupazionale è di 520 Unità Lavorative Annue (ULA).

In termini di effetto moltiplicativo, ciò sta ad indicare che per ogni euro aggiuntivo fatturato dagli impianti di TLR del campione si genera un impatto complessivo sul sistema economico di circa 2,65 €. Sul fronte occupazionale invece, per ogni ULA impiegata dal TLR ne vengono attivate 15,5 lungo tutta la filiera e nelle imprese collegate. Non meno importanza, il valore dell’impatto fiscale prodotto limitatamente alle imposte dirette risulta pari a 0,7 Milioni di euro/anno per il campione di 13 impianti analizzati, realizzando de facto un federalismo fiscale.

LIBRO FIPER “BIOMASSE LEGNOSE: PETROLIO VERDE PER IL TELERISCALDAMENTO ITALIANO”

Un’avventura dagli Appennini alle Alpi sull’incredibile potenziale del legname e dei suoi cascami derivanti da un’accurata gestione del bosco,  che potrebbe far rifiorire un’economia basata sull’uso sostenibile del patrimonio boschivo presente sul territorio nazionale. 

Un viaggio (247 pag.) che parte dall’analisi del petrolio verde italiano (capitolo 1: il bosco),  prosegue lungo la filiera di trasformazione della biomassa legnosa in energia termica (capitolo 2: il calore), analizzando  gli effetti prodotti sulla qualità dell’aria (capitolo 3: l’ambiente), per concludersi alla scoperta di esperienze concrete, testimonianza del valore economico, sociale ed ambientale del teleriscaldamento a biomassa.

Diversi i protagonisti: imprenditori, ditte boschive, pubbliche amministrazioni, professionisti, politici, tutti insieme per approfondire i vari aspetti della filiera bosco- legno- energia, a partire dalla specificità di ognuno, il valore strategico e l’importanza del patrimonio boschivo nazionale, distinguendo e facendo chiarezza sulle diverse modalità di impiego delle biomasse legnose ai vari fini energetici.

Un percorso utile per chi vuol meglio capire e condividere un nuovo modello di sviluppo alternativo alle fonte fossili e promuoverlo sul proprio territorio!