Intervista a Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, giornalista scientifico e autore di “Breve storia del clima in Italia” (Einaudi).
Qualche tempo fa Fiper ha avuto il piacere di un breve confronto con il climatologo Luca Mercalli. A lui abbiamo posto qualche domanda sul futuro del clima del nostro pianeta.
1. “Il clima è sempre cambiato quindi non c’è da preoccuparsi”. Questo è uno dei luoghi comuni sul clima. Quali sono gli altri, perché resistono nell’opinione pubblica e come possiamo combatterli?
Il clima della Terra è sempre cambiato, ma per oltre 4,5 miliardi di anni noi non c’eravamo! Ciò che dobbiamo salvaguardare è il clima stabile degli ultimi 10.000 anni, quello che ha consentito lo sviluppo della nostra civiltà. E ora sappiamo che sono i nostri comportamenti a farlo cambiare, non processi naturali. Di altri luoghi comuni che ne sono tanti – come la colpa del sole, che invece non sta inviando più calore alla terra – o i dati sbagliati delle stazioni meteo (ma ci sono i ghiacciai che se ne vanno e agiscono da termometri naturali…). Quando non si vuole affrontare un malanno ci si inventa ogni scusa! Per combattere le fake news ci vuole tempo e buona informazione, cose che in un mondo frenetico dove l’attenzione ha una durata di pochi secondi, e dove i media sono spesso al soldo di interessi economici, purtroppo mancano.
2. Il cambiamento climatico in atto è davvero dovuto solo alle attività antropiche? Come facciamo ad affermarlo?
Conosciamo le cause naturali che hanno fatto cambiare il clima del passato, variazioni dell’orbita terrestre, vulcani, attività solare, e oggi o non stanno operando o hanno tempi di sviluppo così lenti da non essere percepibili. L’unico fattore forzante che giustifica il rapido riscaldamento globale è l’aumento dei gas serra in atmosfera, causato dalla combustione di materiali fossili. I modelli di simulazione matematica del clima, che vengono tarati sulle variazioni note del passato, confermano che l’unica causa rilevante dell’aumento termico attuale è umana. È un’acquisizione scientifica proposta dal Nobel svedese Svante Arrhenius già nel 1896 che è stata sempre confermata da tutte le ricerche successive aiutate oggi dalla straordinaria potenza di calcolo dei supercomputer.
3. Qual è la prospettiva futura sull’aumento della temperatura terrestre? Abbiamo gli strumenti per invertire la rotta e siamo ancora in tempo a fermare la “febbre del pianeta”?
Non possiamo più invertire la rotta, ovvero ritornare al clima preindustriale più fresco, in quanto l’inerzia degli oceani e la lunga permanenza della CO2 in atmosfera hanno tempi di millenni per rientrare, ma possiamo almeno fermare l’ulteriore aumento di temperatura, non oltre i 2 gradi a fine secolo, qualora decidessimo di applicare l’Accordo di Parigi sul clima, che chiede di azzerare le emissioni entro il 2050. Ma per ora le emissioni stanno ancora crescendo.
4. Che ruolo giocano le foreste nella mitigazione del cambiamento climatico? È compatibile la loro funzione ecologica con la loro gestione e valorizzazione energetica con l’uso a cascata del legno prelevato?
Le foreste assorbono CO2 e sono dunque formidabili “pozzi di carbonio”. Purtroppo nei paesi tropicali le tagliamo senza criterio e quindi perdiamo potenzialità di sequestro di CO2. Le foreste ben gestite, dove gli alberi abbattuti vengono ripiantati e il prelievo di legname è in linea con l’attività fotosintetica, svolgono una buona funzione climatica, non dimentichiamo inoltre il loro ruolo nel ciclo dell’acqua, il rifugio per la biodiversità e la protezione dei suoli.
5. Quali azioni vanno messe in campo per fermare il cambiamento climatico? Sono più importanti le azioni che possono essere portate avanti dalla comunità internazionale o dai singoli cittadini?
Il problema è così vasto e complesso che vanno messe in atto tutte le azioni, sia quelle individuali, sia quelle governative e internazionali. Si va dal risparmio di energia al passaggio alle fonti rinnovabili, dal minor consumo di carne alla mobilità elettrica, dall’abolizione dei sussidi all’energia fossile alla tassa sul carbonio.
6. In particolare, quali sono le azioni da fare in Italia? Su cosa dovremmo concentrarci?
Sulla diffusione delle energie rinnovabili, sulla riqualificazione energetica degli edifici e sull’arresto del consumo di suolo causato dalla cementificazione.