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Grande partecipazione al convegno “Governare il bosco”

Grande partecipazione al convegno “Governare il bosco”

Grande partecipazione al convegno “Governare il bosco”
Sinergie e progettualità per la tutela e la valorizzazione del patrimonio forestale
 
Edolo, 27 marzo 2026 – Si è concluso con un’ampia partecipazione di pubblico e operatori del settore il convegno “Governare il bosco”, ospitato presso la sede di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano a Edolo, che ha riunito istituzioni, imprese, mondo accademico e rappresentanti dei territori per discutere il futuro del patrimonio forestale lombardo.
L’iniziativa ha confermato il forte interesse e la crescente attenzione verso il ruolo strategico delle foreste, non solo come patrimonio ambientale, ma anche come leva di sviluppo economico, sociale ed energetico per i territori montani.
Ad aprire i lavori è stata Anna Giorgi, che ha sottolineato il valore simbolico e concreto di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano, realtà che da 30 anni promuove una visione innovativa della montagna come sistema socio-ecologico, dove la gestione delle “infrastrutture naturali” rappresenta una responsabilità condivisa tra comunità e istituzioni.
Al centro del dibattito è emersa con forza la necessità di una governance stabile e programmata del settore forestale. Il presidente di ACFL, Gionatan Bonomelli, ha evidenziato come il comparto abbia bisogno di uscire dalla logica emergenziale per costruire una visione di lungo periodo fondata su stabilità, programmazione e investimenti strutturali.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo dei consorzi forestali, riconosciuti come strumenti operativi fondamentali per integrare pubblico e privato, garantire la gestione attiva del bosco e valorizzare le filiere locali del legno. Diverse testimonianze hanno mostrato esempi concreti di collaborazione tra imprese, università e grandi aziende, capaci di generare benefici economici e ambientali per i territori.
Nel corso dei panel di lavoro è emersa anche l’importanza di investire nelle nuove generazioni, sempre più interessate alla montagna e alla gestione sostenibile delle risorse, e nella formazione e innovazione tecnologica come leve per rendere il settore più competitivo e attrattivo.
Particolare attenzione è stata dedicata alla filiera bosco-legno-energia, alla necessità di promuovere l’uso a cascata del legno e di sviluppare una pianificazione di medio-lungo periodo, in grado di valorizzare una risorsa ancora oggi sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità.
Dal confronto istituzionale è emersa una richiesta condivisa: ridurre la burocrazia, garantire continuità nelle politiche e aumentare gli investimenti, riconoscendo al settore forestale un ruolo centrale nelle strategie di sviluppo regionale e nazionale. Il bosco, infatti, rappresenta non solo una risorsa ambientale, ma anche un presidio contro il dissesto idrogeologico, un’opportunità occupazionale e un elemento chiave nella transizione energetica.
Il convegno ha inoltre evidenziato il valore delle reti e delle relazioni, considerate una vera infrastruttura strategica per il comparto, e l’importanza di una maggiore inclusione, anche attraverso il contributo crescente della componente femminile nella filiera.
La giornata si è conclusa con un messaggio condiviso: governare il bosco significa assumersi una responsabilità collettiva, costruendo insieme una visione capace di coniugare tutela, sviluppo e innovazione.
Un impegno che richiede collaborazione tra tutti gli attori coinvolti – istituzioni, imprese, comunità locali e mondo della ricerca – per trasformare le idee emerse in azioni concrete e durature.
Il successo di partecipazione registrato rappresenta un segnale forte: il futuro delle foreste lombarde è un tema centrale e condiviso, su cui costruire politiche, progetti e alleanze per i prossimi anni.
 
Citazioni degli interventi:
 
Renato Andreolassi . Dati sulle foreste lombarde. Chiedere dati al lui!!!
 
Anna Giorgi – Felice di ospitare il convegno presso la sede di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano per discutere della gestione di un patrimonio che è davvero caratterizzante per la montagna di cui ci occupiamo.
Questo percorso di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano compie 30 anni. C’è qui la volontà di guardare alla montagna con uno sguardo differente, con un’alleanza tra Comune di Edolo, un piccolo comune di montagna (meno di 5000 abitanti), la comunità montana di Valle Camonica, ecc…
I sistemi montani e quelli urbani sono i due estremi delle organizzazioni umane che abbiamo costruito. Quelli urbani sono socio economici con tanta umanità e strutture per gli uomini ma la natura è stata dimenticata (oggi si sta recuperando). Quelle di montagna sono invece sistemi socio ecologico: pochi uomini e tantissima natura da gestire. E se nei primi si devono manutenere le infrastrutture umane, quelli montani devono manutenere le infrastrutture naturali e ciascuno se ne deve prendere cura.
 
Gionatan Bonomelli – Presidente ACFL
Il settore forestale lombardo ha grandi potenzialità, ma vive anche fragilità strutturali che tutti conosciamo. Per questo oggi voglio partire da un concetto chiave: abbiamo bisogno di stabilità.
Stabilità significa dare al comparto un quadro chiaro, prevedibile, duraturo.
Significa uscire dalla logica degli interventi frammentati e delle emergenze, per costruire invece una visione di lungo periodo.
Non possiamo permetterci di lavorare senza una direzione condivisa.
Serve un indirizzo chiaro, che dica dove vogliamo portare il sistema forestale lombardo nei prossimi anni.
E questo indirizzo deve tradursi in programmazione.
Programmazione vuol dire:
  • continuità nelle politiche,
  • strumenti operativi coerenti,
  • risorse pianificate nel tempo,
  • obiettivi misurabili.
Senza programmazione non c’è crescita.
Senza stabilità non c’è investimento.
E senza investimento, il settore resta fermo.
 
In questo contesto, i consorzi forestali rappresentano un presidio fondamentale.
Siamo realtà radicate nei territori, capaci di tenere insieme gestione, tutela, sviluppo economico e comunità locali.
L’ACFL nasce proprio per rafforzare questa rete, per mettere in connessione esperienze, competenze e progettualità.
E questo convegno è un passo in quella direzione:
rafforzare l’associazione, creare momenti di confronto, costruire una base comune su cui lavorare insieme.
 
Ma c’è un secondo punto su cui voglio soffermarmi:
la necessità di investire nelle relazioni.
Il settore forestale non può crescere da solo.
Ha bisogno di alleanze.
Alleanze tra:
  • operatori,
  • enti locali,
  • università,
  • imprese,
  • e soprattutto istituzioni.
Eventi come quello di oggi dimostrano quanto sia importante creare rete, favorire il dialogo e condividere competenze.
Perché è solo attraverso il confronto che possiamo:
  • affrontare le sfide comuni,
  • valorizzare le opportunità,
  • costruire una visione condivisa.
Le relazioni non sono un elemento accessorio.
Sono infrastruttura strategica del settore.
 
Accanto alle relazioni, serve un altro elemento imprescindibile:
le risorse.
Non possiamo chiedere al comparto forestale di crescere senza metterlo nelle condizioni di farlo.
Servono:
  • investimenti strutturali,
  • strumenti finanziari adeguati,
  • sostegno alla gestione attiva del bosco,
  • valorizzazione delle filiere locali.
E qui il ruolo delle istituzioni è decisivo.
Alle istituzioni chiediamo di:
  • credere nel settore forestale come leva di sviluppo,
  • accompagnare la programmazione con risorse certe,
  • sostenere le progettualità che nascono dai territori.
Non si tratta solo di tutela ambientale.
Si tratta di sviluppo economico, occupazione, sicurezza del territorio, energia, qualità della vita.
 
Il titolo del convegno parla di “governare il bosco”.
Governare significa assumersi una responsabilità.
Significa scegliere una direzione.
Significa costruire, insieme, il futuro.
E il futuro del nostro comparto passa da tre parole chiave:
  • stabilità,
  • programmazione,
  • collaborazione.
Se riusciremo a lavorare su questi tre pilastri, potremo davvero far crescere e fiorire il settore forestale lombardo, come è nel nostro obiettivo.
 
Concludo con un invito.
Utilizziamo questa giornata non solo per ascoltare, ma per confrontarci davvero.
Per costruire relazioni che durino nel tempo.
Per uscire da qui con idee concrete e con la volontà di trasformarle in azioni.
Il bosco è una risorsa straordinaria.
Sta a noi valorizzarla, con responsabilità, visione e coraggio.
Grazie a tutti voi per essere qui oggi,
e buon lavoro.
 
Primo panel
 
Matteo Vizzarri – c’è un patrimonio di giovani che se ben formati possono innescare una serie di meccanismi virtuosi imparati in università e che possono venire tradotti nella pratica per i territori. In un mondo così veloce, rapido e a volte sconnesso, con informazioni frastagliate, si muove a un ritmo diverso dai nostri boschi, che sono ecosistemi lenti. I giovani stanno vivendo un nuovo interesse verso la montagna, soprattutto dopo il covid perché le montagne offrono un benessere maggiore rispetto alla città: il cambiamento climatico, l’abbandono delle fonti fossili sono protagonisti di questi territori, che oltre tutto offrono servizi anche agli abitanti delle città e i giovani hanno voglia di tornare alla montagna e mettersi a disposizione del paese, partendo dalla montagna. Agiscono sul locale con un pensiero globale.
 
Gianbattista Sangalli – Se si vuole gestire montagna e foreste servono fattori esogeni ed endogeni. Sulla base dell’esperienza della comunità montana della Valle Camonica, i primi sono gli amministratori che devono crederci e garantire risorse per la gestione dei boschi. Serve inoltre la pianificazione forestale regionale e la Valle Camonica da questo punto di vista è stata tra i primi in regione Lombardia. Serve anche chi lavora nel bosco: credere nei consorzi forestali è stata per regione Lombardia un’idea vincente perché hanno creato lavoro e manutenzione del territorio e più di 60 mln di euro di lavori. In più, abbiamo aggiunto la certificazione forestale con un meccanismo virtuoso interno al territorio.
I fattori esogeni vengono da regione Lombardia, che vuole dire una continuità di risorse non in senso assistenzialistico, ma strutturale.
 
Michele Franzini – Consorzio forestale Alta Valtellina dal 1994
Stiamo lavorando per la gestione del post-Vaia, e una buona partica di sinergia è venuta da un’iniziativa di Levissima (gruppo Nestlè), insieme a Università degli studi di Milano come partner scientifico e il ruolo centrale del Consorzio che dà concreta attuazione agli interventi, entrando in bosco per i lavori di manutenzione, facendo lavorare le imprese boschive e alimentando la filiera locale del legno reinvestendo nel territorio. Questo è un esempio virtuoso di come lavorano i consorzi forestali.
I consorzi possono porsi in equilibrio tra un approccio amministrativo e uno imprenditoriale, per fungere da coordinamento territoriale e locale di pubblico e privato, come strumenti operativi strategici per fare programmazione, integrare finanziamenti pubblici e privati, promuovere la ricerca e mantenere l’operatività sul campo.
 
Tiziana Stangoni – Aribl Associazione regionale delle imprese boschive lombarde
In Regione Lombardia sono iscritte all’albo circa 300 imprese boschive, (di queste 54 hanno sede in provincia di Brescia), che fanno circa il 50% dei prelievi boschivi lombarde. Anche per loro la tempesta Vaia ha rappresentato un grave danno per il territorio, ma anche lo stimolo per attivarsi subito per la tutela del territorio colpito. E infatti in pochi mesi le imprese boschive hanno lavorato 72.000 m3 di legname delle zone colpite per ripristinare la sicurezza dei territori. Solo una piccola percentuale viene valorizzato come legname da opera mentre la maggior parte va a fini energetici e su qui dobbiamo spingere sull’uso a cascata. La selvicoltura prevede una visione complessiva dei servizi ecosistemici dei boschi, non può fermarsi solo all’aspetto economico.
Testimonianza di un giovane imprenditore locale che spiega come si stia investendo nella formazione, nelle tecnologie e nella valorizzazione del prodotto ma lamenta la mancanza di programmazione che incide anche molto sul loro lavoro.
 
Vanessa Gallo – Fiper
Parte della Rete Donne e Foreste, evidenzia l’importanza della presenza femminile anche nella filiera bosco-legno-energia.
Importanza è promuovere l’uso a cascata del legno del bosco, per cui l’anello energetico è l’ultimo della catena, anche se ad oggi in Italia il sistema non è ancora ben settato su questo. Anche in Lombardia il prelievo forestale è ancora poco sviluppato soprattutto se confrontato con la disponibilità di legname e di aziende di prima lavorazione. È importante pianificare bene il settore con un orizzonte ventennale, di medio-lungo periodo. Il settore forestale vive fermento e dinamicità ma trova poco riscontro nelle politiche regionali e nazionali, quindi serve maggiore spinta dai decisori politici. Per questo, nelle audizioni a cui siamo stati invitati nell’ambito della fase di stesura della legge forestale regionale, abbiamo segnalato l’importanza di accelerare e darsi obiettivi strategici al 2030 e introdurre una semplificazione degli iter burocratici. Ricordando che l’impatto di un impianto a teleriscaldamento a biomassa in un territorio si traduce in 2,56 euro per ogni euro fatturato di calore erogato e 1 impiegato nel tlr ne produce ben 15,5 ULA.
 
Ettore Prandini – Presidente Coldiretti
Noi continuiamo a importare legname dall’estero perché abbiamo sempre avuto un approccio conservativo verso il bosco, che però non fa bene né alla resilienza del bosco né all’economia della filiera. Per fare questo serve davvero la pianificazione e la creazione di meccanismi di sostegno a questi territori e servizi per i territori di montagna e non sono a quelli delle pianure. Soprattutto se vogliamo ancora far fronte al tema ecologico ma anche a quello demografico dello spopolamento delle aree montane. Per questo è importante comunicare non più solo fra operatori, ma anche e soprattutto al di fuori, verso la popolazione di tutto il paese, per superare i luoghi comuni che hanno l’effetto di creare diffidenza verso gli operatori della filiera. Ciò potrebbe aiutarci anche a favorire una maggiore accessibilità ai boschi anche ai fini turistici, come avviene nei Pesi europei confinanti con noi, che su questo sono molto più avanti di noi e ci fanno concorrenza. Coldiretti intende riattivare l’economia dei nostri boschi, prendendo ad esempio gli stati europei che in questo percorso possono essere esempi da seguire.
 
Rete donne e Foreste: Oggi presenti Tiziana Stangoni, Vanessa Gallo e Alessandra Stefani
Alessandra Stefani – Le donne potranno essere molto più presenti nel futuro nel settore forestale se investiamo in ricerca e tecnologia, per cui serviranno più le risorse dell’intelligenza e meno quelle della forza fisica. Dobbiamo superare le diffidenze di genere per dare al settore uno sguardo globale e non sottrargli le energie e il contributo della metà del personale della filiera, quello femminile.
 
Secondo panel – tavola rotonda istituzionale e politica
 
Beduschi – Importanza di gestire il bosco e manutenerlo, per dargli valore non solo ambientale ma anche economico, sia per l’indutria del mobile che in Lombardia è un fiore all’occhiello, sia per la valorizzazione energetica.
 
Gianfranco Comincioli – Presidente Coldiretti Lombardia
Il sistema montano lombardo sta dando prova di grande coesione capace di dare vita a un futuro importante. Il bosco è una parte importante di questi territori per la possibilità di creare un luogo che dà risorse per le popolazioni che ci vivono e per i turisti, e tra queste risorse deve esserci il legno.
 
Gianluca Barbacovi – Presidente Federforeste
Tema fondamentale per le imprese è la programmazione e su questo il sistema deve mettere una marcia in più. Serve una volontà nazionale di investire nel sistema foresta, la politica deve investire nel settore forestale, che è il 40% della superficie italiana. Dobbiamo investire anche sugli impianti di prima lavorazione, come le segherie, aiutandole finanziariamente.
 
Fabio Losio – Presidente ERSAF
Ersaf sta andando verso una politica non conservativa delle foreste e stiamo collaborando con Regione proprio con questa mentalità attuale, in particolare in questa fase storica di transizione energetica e attenzione all’ambiente. Nel Piano forestale regionale emerge che in Lombardia abbiamo ancora un saldo negativo tra alberi prelevati e piantumati. Quindi serve davvero una pianificazione. Ma Ersaf è solo il 3% del patrimonio forestale lombardo quindi è importante l’attivazione delle altre realtà.
 
Corrado Tomasi – Presidente Comunità Montana Valle Camonica
Regione Lombardia deve attivarsi di più per rendere disponibile la risorsa legno per la filiera perché non è per niente facile oggi lavorare in questo settore in Lombardia, soprattutto se ci paragoniamo a regioni come il Trentino Alto Adige! Dobbiamo ridurre la burocrazia, e qui tocca alla classe politica ridurla!
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