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Fiper for Ukrainian children – il settore delle biomasse lancia una raccolta fondi per aiutare i bambini colpiti dalla guerra

L’associazione sottolinea il ruolo chiave delle biomasse nell’affrontare in modo efficace il “terremoto energetico” scatenato dall’aumento dei prezzi dell’energia elettrica e del gas, una questione che il conflitto ucraino ha posto drammaticamente al centro dell’agenda internazionale

Milano – F.I.P.E.R. desidera esprimere la propria solidarietà alla popolazione ucraina, ed in particolare ai bambini, i più gravemente colpiti da questa inaudita azione di guerra, destinando un contributo a loro favore, nell’ambito di una raccolta fondi.

I clienti allacciati alle reti di teleriscaldamento a biomassa sono forse gli unici a non aver subito il rincaro della bolletta per il riscaldamento in questa stagione invernale, a differenza di chi, invece, si riscalda con il gas. Pertanto, F.I.P.E.R. ha invitato le Aziende associate ad aderire all’iniziativa e a promuovere un’azione di solidarietà presso tutti i propri clienti, facendo una donazione sul seguente conto corrente appositamente costituito dall’associazione presso la Banca Popolare di Sondrio:

IT24Z0569652290000033652X62 Fiper for Ukrainian children

L’importo raccolto verrà devoluto direttamente ad Ente od Istituzione che provvederà ai fabbisogni dei bambini ucraini.

La guerra in corso sta dimostrando, dati alla mano, come i Comuni montani dotati di sistemi di teleriscaldamento a biomassa, siano autonomi e indipendenti dalle fluttuazioni dei prezzi dei combustibili fossili sui mercati internazionali. Un aspetto strategico della biomassa energetica che negli anni passati è stato forse sottovalutato da molti, ma che oggi risulta evidente a tutti. I dati raccolti in 96 Comuni sono la prova concreta che questo modello locale di produzione-consumo di energia proveniente dai boschi circostanti funziona e crea reddito sul territorio. Un’alternativa concreta per ridurre la dipendenza dal gas, in particolare dalla sua importazione dalla Russia, aumentando l’autonomia e la sicurezza energetica nazionale, valorizzando le bioenergie disponibili a cilometro zero!

Si ricorda al Governo italiano che, considerando il nostro patrimonio boschivo in continua crescita e ampliamente sottoutilizzato – che interessa ormai il 36% dell’intero territorio nazionale per una superficie complessiva di oltre 11 milioni di ettari – gli scarti agricoli (paglia, potature di vigneti, frutteti, uliveti) che normalmente vengono bruciati in campo, con ulteriore aggravio dell’inquinamento, e i cascami legnosi della gestione del verde urbano (parchi, giardini e viali), materiale anch’esso inutilizzato, la quantità complessiva annua di biomassa potenzialmente disponibile sul territorio nazionale per la produzione di energia termica ed elettrica supera di gran lunga i 30 milioni di ton./anno, e permetterebbe al Sistema Paese di ridurre l’importazione di un quantitativo compreso tra 7 a 10 Miliardi di mc/anno di gas.

Dal settore forestale passiamo all’agricolo. In questo comparto disponiamo attualmente di poco meno di 2000 impianti a biogas agricolo che garantiscono energia elettrica e calore rinnovabile. Investendo sull’ammodernamento, la riconversione di una quota parte di impianti verso il biometano, sull’aggiornamento delle attuali normative e sulla costruzione di nuovi impianti alimentati da scarti agricoli, zootecnici e agroalimentari, si permetterebbe un’ulteriore riduzione di importazione di gas sino a 6-10 miliardi di mc/anno.

Complessivamente quindi, il settore delle biomasse, energeticamente programmabile, se opportunamente indirizzato, sarebbe in grado di evitare annualmente l’importazione di almeno 13 miliardi di metri cubi di gas naturale, a costi ben più bassi di quelli che oggi il sistema nazionale sta pagando, e con una ricaduta finanziaria molto importante sul sistema economico nazionale (35/40% dell’importazione di gas dalla Russia nel 2021 e che oggi corrisponde a un valore di 27-40 miliardi euro/anno.)

Per far fronte all’emergenza e ridurre la povertà energetica e la dipendenza dall’estero dei combustibili fossili, chiediamo al Governo di attuare con urgenza – aggiornando opportunamente il P.N.R.R. alla luce anche degli ultimi avvenimenti – quelle misure strutturali, normative e burocratiche che concretamente riorientino in tempi brevissimi gli investimenti verso la reale ed opportuna economia circolare rappresentata dalle bioenergie, con notevoli risparmi e benefici economici.

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