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L’assemblea plenaria del Parlamento Europeo riconosce le biomasse come una fonte rinnovabile chiave per il nostro approvvigionamento futuro di energia sostenibile

Forte preoccupazione invece per la mancanza di incentivi per l’impiego di biomassa legnosa primaria.

Bruxelles – Bioenergy Europe accoglie con favore la revisione della Direttiva sull’Energia rinnovabile REDIII fatta dal Parlamento Europeo, anche se la nuova definizione di biomassa legnosa primaria (*) solleva ancora qualche preoccupazione.

Oggi il Parlamento Europeo ha ufficializzato la sua posizione su due aspetti chiave per il settore delle bioenergie: la Energy Efficiency Directive (EED) e la Renewable Energy Directive (RED). Nei propri sforzi per aumentare le ambizioni europee in materia di energia e clima, il Parlamento ha votato per un obiettivo più alto di rinnovabili, con lo scopo di raggiungere il 45% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Se dovremo raggiungere questo target, la richiesta di biomassa diventa dunque più importante che mai. Siamo inoltre soddisfatti della decisione del Parlamento di continuare a includere nel calcolo tutte le biomasse per produzione di energia, comprese le biomasse legnose primarie, per il raggiungimento dell’obiettivo di energia da fonti rinnovabili.

Al di là dunque del risultato positivo, il testo adottato presenta ancora alcuni aspetti preoccupanti come la mancanza di incentivi per la biomassa legnosa primaria (PWB). Questa nuova misura renderà infatti la biomassa legnosa primaria l’unica fonte rinnovabile non elegibile per misure di sostegno, creando così uno squilibrio rispetto alle altre soluzioni, decisione non accettabile. Comparando i sussidi per unità di energia prodotta, emerge che  le biomasse ricevono molti meno contributi rispetto alle altre fonti rinnovabili, senza contare quelli per le fonti fossili. Dato che le energie sostenibili (tra cui le biomasse legnose vergini) sono approvvigionate, prodotte e distribuite quasi esclusivamente all’interno dell’Europa, i sussidi che il settore ha ricevuto fino ad ora hanno permesso di creare posti di lavoro di medio e lungo periodo e la re-distribuzione del reddito sul territorio EU. Eliminare questi sussidi senza eliminare quelli per le fonti fossili significherebbe dare al mercato un segnale preoccupante verso il rallentamento della decarbonizzazione.

Oltre a tutto ciò, il Parlamento ha stabilito un tetto alle quote di PWB relative a tutta la biomassa impiegata, che dovrebbe essere limitata alla quota di PWB dal 2017 al 2022. Il tetto e la riduzione graduale sarebbero controproducenti in una fase in cui abbiamo bisogno di mobilitare tutte le nostre risorse disponibili. “Riuscire a realizzare la transizione energetica e a diventare energeticamente più indipendenti è possible solo se non limitiamo alcuna energia rinnovabile, per pregiudizio culturale. I decisori dovrebbero affidarsi e deliberare in base ai dati e all’evidenza scientifica. Come già indicato dalla Strategia Europe forestale, la biomassa primaria deriva da pratiche di gestione sostenibile delle foreste, funzionali a mitigare il cambiamento climatico” dichiara Jean-Marc Jossart, Segretario generale di Bioenergy Europe.

Limitare l’uso di una fonte di energia rinnovabile, quale la biomassa legnosa vergine, è in netto contrasto con gli obiettivi della Commissione Europea di intensificare l’impiego delle energie rinnovabili (possibilmente a km zero) e raggiungere gli ambiziosi obiettivi previsti dal Green Deal. Questa incomprensibile limitazione influirebbe su tutta la filiera, a partire dai proprietari dei boschi. Infatti la filiera biomassa-energia permette di gestire e garantire la manutenzione sostenibile dei boschi, altrimenti inutilizzati. Senza l’attività di gestione, i boschi non riuscirebbero nemmeno a garantire la propria funzione di assorbimento del carbonio. Confidiamo nell’evoluzione della definizinoe di biomassa legnosa primaria così che vengano prese in considerazione le parole dell’influente scienziato del clima, il Prof. Michael Obersteiner e del Commissario europeo Frans Timmermans, che hanno dichiarato “senza le biomasse, non raggiungeremo l’obiettivo dei 1,5°C gradi”.

La Direttrice delle politiche di Bioenergy Europe Irene di Padua commenta così il voto: “Il risultato di oggi è un chiaro segnale che le biomasse sono e continueranno ad essere una parte del futuro delle rinnovabili europee, e ne siamo soddisfatti. Tuttavia, la proposta di non riconoscere incentivi sull’energia derivante dalle biomasse legnose primarie sarebbe una grave perdita per il Sistema economico europeo, dal momento che le biomasse legnose primarie rappresentano il 20% del totale del mix energetico di rinnovabili della EU e soprattutto garantiscono il presidio dei territori periferici. Considerando l’effetto che ciò produrrebbe sul territorio non solo nella filiera legno energia ma anche in termini di sviluppo locale e di sicurezza energetica della EU, sarà priorità di Bioenergy Europe fare in modo che l’impiego delle biomasse beneficino degli incentivi legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili”, anche perché, come ben evidenziato oggi dal relatore Markus Pieper durante la conferenza stampa “abbiamo bisogno di biomassa legnosa per produrre energia per realizzare la transizione energetica”.

 

(*)Tutto il legname abbattuto o comunque raccolto e rimosso. Comprende tutto il legno ottenuto dale rimozioni, per esempio dale foreste e da alberi fuori dale foreste, inclusi alberi recuperati per morte naturale. Include tutti gli alberi rimossi con o senza corteccia, elberi rimossi nella loro forma tonda o a pezzi, rozzamente squadrati o in alter forme, come rami, radici, ceppi e nodi (dove questi sono raccolti) e anche legno che sia stato vagamente formato o appuntito.

 

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