Fiper ancora in università! A lezione di Bioenergia

Il sodalizio tra FIPER e le università milanesi si arricchisce di due nuove iniziative.

Lunedì 13 marzo, 70 studenti e studentesse del quarto anno della scuola AUIC del Politecnico di Milano, Corso di Architettura degli Interni hanno seguito, nell’ambito del corso di Fisica Tecnica e Impianti, la lezione/seminario della Prof. Paola Caputo (Dip. ABC) dal titolo “Teleriscaldamento: tutto ciò che serve sapere”, preceduta da una fase introduttiva a cura della Dottoressa Vanessa Gallo, Segretaria Nazionale di Fiper che ha illustrato l’iniziativa pilota “Mortirolo Energy” che coinvolge i Comuni di Tovo S. Agata, Mazzo e Lovero nell’ambito del progetto europeo “Unlocking the community Bioenergy Potential- BECOOP” di cui FIPER è partner italiano.  Tale momento di formazione si inserisce nella rassegna dei webinar del progetto BeCOOP. Per questo, altre 48 persone da tutta Europa si sono collegate online per seguire il webinar e partecipare al dibattito finale.

Nell’ambito degli interventi pilota del progetto BECoop, FIPER, con il supporto scientifico del Dip.to ABC del Politecnico di Milano, ha promosso lo studio di prefattibilità di un nuovo impianto di teleriscaldamento a biomasse legnose vergini a servizio di tre comuni della Valtellina. Tali attività rappresentano un’occasione di diffusione e approfondimento degli aspetti tecnico scientifici delle tecnologie legate alle bioenergie.

Questi ultimi sono stati oggetto di approfondimento anche mercoledì 15, questa volta presso l’Università degli Studi di Milano, e in particolare presso il corso di “Analisi, pianificazione e gestione sostenibile del territorio (APGEST)”, nel quale Vanessa Gallo, segretaria generale di FIPER, ha partecipato in qualità di relatrice, davanti ad un vivace ed interessato uditorio di una trentina di studenti.

FIPER ha infatti avviato una collaborazione con UNIMI per diffondere la conoscenza dei sistemi di teleriscaldamento efficienti a biomasse legnose, quali driver di sviluppo locale per  territori in cui sorgono. Un’occasione per gli studenti, futuri pianificatori territoriali, di apprendere il potenziale della filiera legno in termini economici, sociali e soprattutto di preservazione e tutela delle aree interne. 

Crediamo sia importante lavorare con le università e poterci confrontare con gli studenti; le nuove generazioni hanno una visione del mondo improntata alla sostenibilità, alla lotta ai cambiamenti climatici e volta alla transizione ecologica, che si sposa perfettamente con la nostra azione” commenta il Presidente di FIPER Walter Righini. “Riteniamo che il rapporto con gli studenti sia di continuo arricchimento reciproco: loro apprendono da noi gli aspetti concreti del più ampio tema delle rinnovabili, noi riceviamo da loro spunti, proposte e idee per il futuro”.

Aiel, Ebs e Fiper chiedono l’intervento sulla Direttiva REDIII del Commissario Gentiloni per tutelare le economie locali

In vista del prossimo incontro del 29 marzo per i negoziati europei sulla direttiva delle energie rinnovabili, le Associazioni della filiera foresta-legno-energia scrivono al Commissario europeo all’economia. Preoccupazione per i contraccolpi che l’attuale impostazione della REDIII, con la definizione di biomassa primaria, causerebbe sull’economia delle aree montane e interne, le comunità locali legate all’industria delle bioenergie e gli obiettivi di decarbonizzazione.

In una fase cruciale di revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (REDIII), le Associazioni della filiera italiana foresta-legno-energia Aiel, Ebs e Fiper scrivono al Commissario europeo all’economia, on. Paolo Gentiloni. L’obiettivo della lettera è chiedere l’intervento della Commissione, ritenuto fondamentale nel trilogo in programma il prossimo 29 marzo, per l’abrogazione della definizione di biomassa legnosa primaria (PWB) e per le relative proposte di emendamento.

Nella lettera inviata, Aiel, Ebs e Fiper esprimono forte preoccupazione per la definizione di biomassa primaria nell’attuale orientamento europeo che determinerebbe l’impossibilità di utilizzare la biomassa proveniente dalla corretta manutenzione e pulizia dei boschi per la produzione di energia termica ed elettrica. Tale decisione si ripercuoterebbe sulle filiere collegate al settore delle bioenergia, pregiudicando lo sviluppo economico delle aree montane e interne del nostro Paese, la cui economia del legno è uno dei driver principali di redistribuzione del reddito e di presidio del territorio, a svantaggio delle comunità locali.

Occorre considerare che la bioenergia rappresenta la principale fonte di energia rinnovabile prodotta sul territorio europeo (56,8% di tutte le rinnovabili) e produce quasi un milione di posti di lavoro in tutta l’UE (964.258 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno). Se non abrogate, le attuali restrizioni proposte dal Parlamento sostenute dalla Commissione nel corso del trilogo, avrebbero un impatto negativo stimato in una riduzione del 20% dell’energia rinnovabile dell’UE. In un momento in cui, in Europa e in Italia in particolare, abbiamo un disperato bisogno di sostituire l’energia fossile importata, questo provvedimento ostacolerebbe la capacità dell’UE di raggiungere le sue ambizioni green e l’indipendenza energetica.

Le Associazioni sottolineano che: “Lattuale definizione di biomassa legnosa primaria non rappresenta un parametro adeguato a determinare la sostenibilità della biomassa legnosa stessa. Per il nostro Paese, inoltre, tale definizione ostacolerebbe la messa in atto della Strategia Forestale Nazionale di recente emanazione, del resto già condivisa anche a livello europeo. In tal senso si è già speso anche il Ministero dellAgricoltura, Sicurezza Alimentare e Forestale, esprimendo la propria contrarietà allattuale definizione in corso di negoziazione”.

Lettera allegata qui sotto.

AIEL-Associazione Italiana Energie Agroforestali è l’associazione delle imprese della filiera legno-energia che da 20 anni si occupa di promuovere la corretta e sostenibile valorizzazione energetica delle biomasse agroforestali, in particolare i biocombustibili legnosi. Lassociazione rappresenta circa 500 imprese della filiera, tra cui circa il 70% delle aziende italiane ed europee di costruzione di apparecchi domestici e caldaie e, sul fronte dei biocombustibili, circa 150 produttori di legna e cippato e 90 imprese italiane di produzione e distribuzione di pellet. AIEL ha fondato e gestisce in Italia tre sistemi di certificazione: ENplus® (pellet), Biomassplus® (legna, cippato e bricchette) e ariaPulita® (generatori a legna e pellet).

Associazione EBS raggruppa i principali produttori industriali di energia elettrica rinnovabile da biomasse solide, con 18 impianti di potenza superiore a 5 MWe collocati su tutto il territorio nazionale. In Italia il settore rappresenta la maggioranza della produzione elettrica da biomasse solide (1,8 TWhe/anno) che sono per oltre il 90% di provenienza nazionale. L’indotto diretto e indiretto del settore supera i 5 mila lavoratori che operano nei comparti agricolo, metalmeccanico, elettrico e della logistica.

FIPER, la Federazione Italiana dei Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, dal 2001 riunisce 96 impianti di teleriscaldamento a biomassa legnosa, 28 operatori di filiera per un indotto di circa 6500 imprese coinvolte. 1250 MW la potenza termica installata e 110 MW elettrici, 1600 km di reti di teleriscadamento, un tessuto produttivo rappresentato da piccole e medie imprese radicate sui territori rurali e montani. In aggregato tra la filiera agricola e forestale, la biomassa impiegata a fini energetici corrisponde in media a 1,6 milioni di tonnellate/annue tra residui legnosi, e sottoprodotti agricoli, rigorosamente in filiera corta. FIPER è membro di FINCO, Bioenergy Europe ed EBA.

Volete riscaldare la vostra casa il prossimo inverno attraverso una comunità (bio)energetica? Chiedete il supporto di BECoop per crearla!

Amsterdam, 15 marzo 2023 – Sebbene la bioenergia detenga, in pratica, il più alto potenziale di sostituzione del calore (importato) da combustibili fossili e rimanga una tecnologia leader nel settore del riscaldamento a energia rinnovabile dell’UE, esiste un potenziale di assorbimento del mercato notevolmente non sfruttato. BECoop, un progetto finanziato dal programma Horizon 2020, ha studiato e accompagnato progetti di (bio)energia comunitaria, concentrandosi su 4 progetti pilota in Italia, Spagna, Polonia e Grecia, ed è ora pronto a offrire il suo supporto ad altre 4 comunità in fase di realizzazione!

I partner di BECoop hanno lavorato negli ultimi anni allo sviluppo di strumenti e risorse per sostenere la creazione e la crescita di comunità energetiche, concentrandosi sulla biomassa per il riscaldamento. Per garantire che la recente crescita di tali progetti continui e che sia i cittadini che il settore pubblico si uniscano al movimento verso una transizione energetica più efficace, equa, locale e democratizzata, BECoop lancia un invito aperto a trovare casi di comunità energetiche da seguire. Gli esperti del progetto sosterranno i casi selezionati durante i loro primi passi, replicando la guida del progetto e utilizzando gli strumenti del progetto.

Diverse barriere impediscono ai cittadini di diventare produttori di (bio)energia e ai progetti bioenergetici di essere più attraenti, tra cui la mancanza di preparazione delle comunità a sfruttare tutto il potenziale del mercato bioenergetico e la mancanza di consapevolezza da parte degli stakeholder bioenergetici del potenziale delle comunità. BECoop mira a superare queste barriere fornendo a 4 casi di follower un sostegno per sviluppare un progetto di riscaldamento a bioenergia nelle comunità. Le candidature sono benvenute da tutta Europa, esclusi i 4 Paesi pilota del progetto dove il sostegno è già attivo (Italia, Polonia, Grecia e Spagna).

La biomassa contribuisce per il 60% al raggiungimento degli obiettivi dell’UE in materia di clima ed energia (Eurostat, 2021) ed è una soluzione flessibile e affidabile che può supportare sia i cittadini che l’industria, in un ciclo virtuoso. La bioenergia per il riscaldamento è abbastanza competitiva se utilizzata in modo efficiente e può ridurre ulteriormente la povertà energetica: può essere fino a quattro volte più economica rispetto al gas naturale o al riscaldamento elettrico. È un’alternativa disponibile, immagazzinabile, locale e rinnovabile, che consente alle economie locali di prosperare. Oltre a ridurre la povertà e la dipendenza energetica, la bioenergia consente anche la creazione di posti di lavoro (locali) e di entrate per i comuni. Le comunità bioenergetiche, in un approccio di comunità circolare, danno potere agli individui e ai territori che le abbracciano, aumentando l’indipendenza energetica, la sicurezza e la resilienza attraverso le risorse locali. Consentono di risparmiare sui costi di riscaldamento a fronte di un minore impatto ambientale (riduzione delle emissioni di CO2), aumentando i benefici sociali in termini di benessere, creazione di posti di lavoro e riduzione della povertà energetica. L’interesse per questi modelli sta crescendo in tutta Europa, sia da parte di attori privati che pubblici.

Le iniziative della comunità energetica in tutta Europa riceveranno un’ampia introduzione su come applicare le metodologie, gli strumenti e i servizi BECoop (tecnici e commerciali) e la guida alla replica del progetto. I partner di BECoop guideranno i progetti premiati nell’implementazione della Guida alla replica di BECoop, in modo da sostenerli nei primi passi dello sviluppo di un progetto di riscaldamento bioenergetico comunitario e aiutarli a progettare una rispettiva tabella di marcia. Una volta chiuso l’invito aperto, le domande ricevute saranno valutate dai nostri partner esperti del consorzio BECoop. I servizi di supporto tecnico, finanziario e commerciale dovrebbero essere forniti nel periodo aprile/maggio – settembre/ottobre 2023. Il bando è aperto dal 1° febbraio al 31 marzo.

Per rispondere al bando: https://www.becoop-project.eu/project-news/open-call-become-a-follower-case-and-get-support-to-develop-a-community-bioenergy-heating-project/

PRESS CONTACT Marine FABER PERRIO – Email: marine@ieecp.org  – Phone: +33 6 10 04 75 64

Sustainable Carbon Cycles

The report on Sustainable Carbon Cycles was adopted by the European Parliament’s ENVI Committee with 64 votes against 6 and 8 abstentions. MEPs recognise the potential of this initiative to contribute to the EU net carbon removal target of at least net 310 megatons (Mt) by 2030 while stressing that carbon removals should complement and never replace legally binding emissions reductions. For more information, please contact Ennio Prizzi.

Updates on RED Revision

The latest REDIII political trilogue took place on 6 March. The co-legislators decided not to exclude bioenergy and hydroelectricity from the “go-to areas” (now called “acceleration areas”) for the deployment of renewables. Member States have the option to exclude or request an environmental assessment on a specific bioenergy project. Co-legislators reiterated their commitment to close the RED negotiations by the end of March. For more information, please contact Daniel Reinemann.

Ecodesign and Energy Labelling Forum

On 7 March the EU Commission presented the latest updates on the Ecodesign and Energy Labelling revision to Member States and stakeholders. The proposal of ENER Lot10 and Lot20 is still on the table but raises the concerns of some national experts. Bioenergy Europe circulated a joint letter pushing against the merger. For more information, please contact Irene di Padua.

EU Bioeconomy Assessment

An assessment of the progress and the trends in the EU bioeconomy, carried out by the JRC, confirms the findings of the EU Bioeconomy Progress Report that a better policy coordination is needed to tackle the multiple pressures on land from biomass demand. For more information, please contact Jérémie Geelen.

Il Prof. Cotana e le potenzialità delle biomasse legnose

Alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno Accademico 2022-2023 dell’Università del Piemonte Orientale, il Prof. Franco Cotana, (Centro Nazionale di Ricerca sulle Biomasse dell’Università di Perugia) ha tenuto una lunga prolusione, dalla quale estraiamo i passaggi dedicati all’uso delle biomasse legnoso e ai loro potenziali utilizzi sostenibili e compatibili con la protezione dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici.

FIPER e Università degli Studi di Milano: nasce una collaborazione stabile

È stata siglata oggi la convenzione tra FIPER e Università degli Studi di Milano per una collaborazione della durata di cinque anni, che permetterà agli studenti di scegliere FIPER per svolgere il proprio tirocinio curricolare in preparazione della tesi di laurea.

La convenzione ha preso avvio dall’interlocuzione avviata con il prof. Piero Morandini e con il prof. Danilo Bertoni, professori associati del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali (ESP), che si è concretizzata nell’intervento di FIPER all’interno del corso di laurea triennale in Scienze e Politiche Ambientali (SEPA), come lezione specifica dell’Insegnamento di Economia e politica delle risorse naturali e dei beni pubblici.

Nel mese di dicembre la segretaria generale Vanessa Gallo ha infatti tenuto una lezione di due ore agli studenti del corso per introdurre il tema delle bioenergie, in particolare del teleriscaldamento alimentato a biomasse legnose, della gestione forestale sostenibile, della filiera bosco-legno-energia e delle comunità dell’energia. Nel corso della lezione Gallo ha fornito ai ragazzi anche un’illustrazione del quadro normativo europeo di riferimento e un’introduzione del progetto Horizon2020 BeCOOP, del quale FIPER è pilot partner per l’Italia.

Gli studenti si sono dimostrati molto interessati e alcuni di essi hanno infatti subito manifestato l’interesse a svolgere il proprio tirocinio presso FIPER, per avere l’occasione di approfondire le tematiche presentate durante l’incontro.

Siamo molto felici che i giovani abbiano dimostrato un vivo interesse per i nostri temi” dichiara il Presidente FIPER Walter Righini “Nella condizione di emergenza climatica in cui verte il nostro pianeta, è fondamentale che le nuove generazioni acquisiscano presto conoscenze e competenze per fronteggiarla nel migliore dei modi. A partire dall’urgenza di mettere in atto una politica forestale di medio lungo periodo che preveda una gestione attiva e sostenibile del patrimonio boschivo, sino all’importanza della scelta del consumatore finale nel valutare le varie opzioni che il mercato offre in termini di riscaldamento rinnovabile ed efficienza energetica. In questo panorama, noi cerchiamo di far comprendere quanto sia decisiva la transizione verso le fonti rinnovabili, anche in Italia dove, nel mix energetico, ci può essere ampio spazio per le biomasse le quali, inoltre, mettono in moto dinamiche di sviluppo locale e di economia circolare per le aree interne e montane”.

La collaborazione entra ora nel vivo: a marzo FIPER farà un secondo intervento didattico, questa volta nel corso di laurea magistrale di Analisi, pianificazione e gestione sostenibile del territorio (APGEST), mentre nel mese di maggio sarà il turno del corso di laurea magistrale in Environmental Change and Global Sustainability (ECGS), nell’ambito dell’insegnamento di Agricultural and Natural Resource Economics and Policy tenuto dalla prof.ssa Elisa De Marchi e nei prossimi giorni partiranno i primi tirocini di studenti del corso di Scienze e politiche ambientali.

“Per poter sfatare i falsi miti e i pregiudizi che dilagano soprattutto in rete riguardo l’impiego delle bioenergie è fondamentale “fare cultura” a partire dai luoghi vocati a tal fine. Abbiamo iniziato con l’Università di Milano, l’obiettivo è allargare l’ambito di azione anche agli istituti di primo e secondo grado. Puntare sui giovani è un dovere morale, il futuro del pianeta è nelle lore mani!” Conclude la segretaria generale di FIPER Gallo Vanessa

Resilienza oggi: impariamo dal bosco

Le foreste hanno grandi risorse e capacità di rigenerarsi. A noi il compito di sostenere queste energie e di proteggere i nostri boschi, coltivandoli e pianificando in modo coordinato il loro sviluppo, per avere foreste giovani e forti. Ne abbiamo parlato con il prof. Giorgio Vacchiano – Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali – Produzione, Territorio, Agroenergia – Università degli Studi di Milano

1. Spesso si parla di resilienza per far fronte a questa fase storica turbolenta. Quale insegnamento possiamo trarre dall’ambiente forestale?

Le foreste sono sistemi complessi e interconnessi in cui ogni componente ha un ruolo importante nella salute generale. Ciò significa che quando una parte dell’ecosistema viene danneggiata, le altre parti cercano di adattarsi e compensare il danno. Questo ci insegna l’importanza di costruire una rete di supporto e di interdipendenza nelle nostre comunità, in modo da poter resistere e superare le difficoltà insieme.

In secondo luogo, le foreste hanno la capacità di rigenerarsi e adattarsi alle condizioni mutevoli dell’ambiente. Dopo un incendio, per esempio, l’ecosistema può rigenerarsi a partire dai semi dispersi dalle piante più resistenti o dai ricacci di quelle in grado di germogliare dal proprio ceppo danneggiato, Questo ci insegna che, anche quando le cose sembrano senza speranza, c’è sempre la possibilità di ricostruire e di adattarsi alle nuove circostanze.

Inoltre, le foreste sono in grado di mantenere l’equilibrio e la stabilità attraverso la diversità biologica e la cooperazione tra le specie. Più un ecosistema è ricco di specie e relazioni, più ha la capacità di resistere e reagire alle pressioni esterne, climatiche o di altro tipo. Questo perché una grande diversità di specie e di interazioni tra queste specie crea una rete di relazioni che sostiene l’ecosistema nel suo insieme. Con una grande diversità di specie, ci sono maggiori possibilità che alcune di esse siano in grado di adattarsi a nuove condizioni ambientali, come il cambiamento climatico o le specie invasive, fornendo anche servizi ecosistemici essenziali per la vita umana.

Infine, le foreste ci insegnano che la prevenzione è fondamentale per la resilienza. Se le foreste sono gestite in modo sostenibile e esperto, è possibile prevenire o i danni da incendi, siccità o tempeste di vento, o aumentare la velocità di ripresa del bosco dopo questi eventi. Questo ci insegna che la preparazione e la prevenzione sono fondamentali per mitigare gli effetti negativi delle crisi.

In sintesi, l’ambiente forestale ci insegna che la resilienza dipende dalla costruzione di una rete di supporto, dalla capacità di adattarsi alle nuove circostanze, dalla promozione della diversità e della cooperazione e dalla prevenzione. Questi insegnamenti possono essere applicati per far fronte alle sfide attuali e costruire comunità più resilienti.

 

2. Le foreste forniscono servizi ecosistemici essenziali per il benessere umano: produzione di materia prima rinnovabile, regolazione del clima e della biodiversità, mitigazione del cambiamento climatico e dei pericoli idrogeologici. Quali azioni ritiene prioritarie perché si possa rimettere al centro la gestione forestale quale incubatore di crescita e reddito per l’economia italiana?

Innanzi tutto, è importante investire nella gestione sostenibile delle foreste: la gestione forestale sostenibile è fondamentale per garantire la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi forestali. Ciò include pratiche di gestione forestale che mantengono la salute dell’ecosistema, prevenendo le infestazioni di insetti, i danni climatici malattie e gli incendi, e promuovendo la rinnovazione naturale della foresta.

Serve inoltre investire in tecnologie innovative per la gestione forestale: l’utilizzo della selvicoltura di precisione, resa possibile dai sistemi di monitoraggio satellitare o dai modelli computerizzati di simulazione delle dinamiche forestali,  può supportare una pianificazione forestale più estesa ed efficace in un clima che cambia.

Dal punto di vista dell’offerta, gli investimenti richiedono di risolvere alcuni problemi strutturali della filiera forestale: stimolare l’aggregazione fondiaria, migliorare la viabilità e l’accessibilità ai boschi, aumentare il grado di formazione e innovazione tecnologica delle imprese forestali, stimolare i settori economici della prima trasformazione (le segherie) e dei vivai, migliorare e aggregare l’offerta di legname da opera nazionale (contratti di filiera, piattaforme di vendita del legno, concessioni multiannuali di gestione in proprietà pubbliche), qualificare l’offerta mediante la certificazione di gestione forestale sostenibile.

Dal punto di vista della domanda, è necessario rafforzare il lavoro di comunicazione nei confronti dei cittadini e dei consumatori, per diffondere una maggiore attenzione verso la sostenibilità dei prodotti legnosi e energetici acquistati, che include una maggiore valorizzazione del legno di provenienza domestica e una più intensa percezione dell’importanza dell’origine del prodotto forestale e del lavoro necessario a trasformarlo.

Nei confronti dei proprietari ritengo necessario un impegno culturale e tecnico per diffondere la consapevolezza dell’importanza climatica e occupazionale di un uso del legno a cascata, destinando alla produzione energetica solo gli scarti o i residui di lavorazione. 

È necessario promuovere la diversificazione economica: le foreste possono fornire una varietà di prodotti e servizi oltre alla produzione di legname, come i funghi e gli altri prodotti non legnosi, il turismo ecosostenibile e la terapia forestale, le attività ricreative, la protezione dal dissesto e l’assorbimento di carbonio. Riconoscendo ai gestori il giusto valore economico per tutte queste funzioni, troppo spesso ancora date per scontate, le foreste possono diventare un’importante fonte di reddito per le comunità locali e per l’economia nazionale.

Infine, è necessario rafforzare la cooperazione tra le parti interessate: la pianificazione forestale sostenibile deve essere partecipata con i proprietari forestali, i gestori, le comunità locali, i residenti delle comunità rurali e urbane, i cittadini che esprimono vari interessi nei confronti della foresta, e le autorità pubbliche. Rafforzare la cooperazione tra queste parti interessate può migliorare la gestione forestale e prevenire eventuali conflitti.

 

3. può brevemente illustrarci i risultati ottenuti dal progetto Usefol promosso da Regione Lombardia riguardo i crediti di carbonio derivanti dalla gestione forestale sostenibile? In che modo incoraggerebbe i decisori pubblici a pianificare efficacemente la gestione sostenibile delle foreste pubbliche e private.

Gli obiettivi di USEFOL sono promuovere la gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale in Valle Camonica e Valtellina e lo sviluppo di filiere corte basate su un maggiore collegamento e sinergia tra il sistema produttivo e il sistema industriale di trasformazione.

Per tale motivo il progetto USEFOL sta realizzando realizzare un modello di calcolo, integrato con Sistemi Informativi Geografici e con i database disponibili in Regione Lombardia, per fornire informazioni a livello di singola particella forestale in termini di biomassa legnosa prelevabile e di carbonio stoccato, e degli effetti di diverse opzioni di gestione sul bosco, sul legno prodotto e sulla capacità di assorbimento del carbonio, tenendo conto dell’andamento climatico previsto per i prossimi anni.

Prevedere quanto carbonio “aggiuntivo” le foreste dei territori studiati possono immagazzinare come risultato di una gestione ben fatta, e stimare il suo valore economico per aziende interessate a completare il loro percorso si neutralizzazione delle emissioni, potrà darci un’idea di come una gestione dei boschi “climaticamente intelligente” possa generare valore economico e ambientale per tutta la comunità.

 

4. Cambiamento climatico e foreste alpine/appenniniche; che ruolo potrebbero giocare per mitigarlo, anziché subirlo?

In Italia le foreste assorbono oggi dal 5% al 9% delle emissioni annue di CO2. Una cifra modesta, dovuta alla quantità eccessiva di inquinamento climatico di cui siamo responsabili come Paese, ma che rischia addirittura di diminuire a causa degli stress climatici a cui le foreste stesse sono sottoposte (incendi, siccità, danni da vento e insetti). Esistono tuttavia azioni che possiamo intraprendere per diminuire le emissioni dovute a danni climatici e aumentare gli assorbimenti nelle foreste e nei loro prodotti:

Per prima cosa, si dovrebbe estendere la superficie interessata da piani di gestione forestale, l’unico strumento in grado di farci conoscere le caratteristiche dei boschi di un certo territorio, assegnare le rispettive “vocazioni”, prevedere le vulnerabilità e agire per prevenirle

È fondamentale investire in selvicoltura preventiva, cioè una gestione del bosco che renda la foresta meno vulnerabile ai danni climatici modificando, in modo compatibile con l’ambiente, la sua composizione e la sua struttura

Serve inoltre aumentare la durata dei prodotti in legno che ricaviamo dal bosco, in modo da mantenere la CO2 intrappolata a lungo al loro interno e usandoli anche per sostituire materiali più clima-impattanti come il cemento, l’acciaio o la plastica;

Inoltre, è importante utilizzare il legno per produrre energia secondo il principio dell’uso a cascata (solo scarti o residui) e monitorare e prevedere i possibili effetti del cambiamento climatico: il monitoraggio degli effetti del cambiamento climatico sulle foreste (cambiamenti nella crescita degli alberi, nella biodiversità forestale e nella suscettibilità agli incendi) può aiutare a identificare le azioni prioritarie da intraprendere per mitigare gli effetti negativi.

Infine, dobbiamo insistere nel promuovere la biodiversità e la connettività ecologica tra foreste, caratteristiche profondamente associate a una maggiore resistenza e resilienza agli eventi climatici estremi.