Grande partecipazione al convegno “Governare il bosco”

Grande partecipazione al convegno “Governare il bosco”
Sinergie e progettualità per la tutela e la valorizzazione del patrimonio forestale
 
Edolo, 27 marzo 2026 – Si è concluso con un’ampia partecipazione di pubblico e operatori del settore il convegno “Governare il bosco”, ospitato presso la sede di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano a Edolo, che ha riunito istituzioni, imprese, mondo accademico e rappresentanti dei territori per discutere il futuro del patrimonio forestale lombardo.
L’iniziativa ha confermato il forte interesse e la crescente attenzione verso il ruolo strategico delle foreste, non solo come patrimonio ambientale, ma anche come leva di sviluppo economico, sociale ed energetico per i territori montani.
Ad aprire i lavori è stata Anna Giorgi, che ha sottolineato il valore simbolico e concreto di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano, realtà che da 30 anni promuove una visione innovativa della montagna come sistema socio-ecologico, dove la gestione delle “infrastrutture naturali” rappresenta una responsabilità condivisa tra comunità e istituzioni.
Al centro del dibattito è emersa con forza la necessità di una governance stabile e programmata del settore forestale. Il presidente di ACFL, Gionatan Bonomelli, ha evidenziato come il comparto abbia bisogno di uscire dalla logica emergenziale per costruire una visione di lungo periodo fondata su stabilità, programmazione e investimenti strutturali.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo dei consorzi forestali, riconosciuti come strumenti operativi fondamentali per integrare pubblico e privato, garantire la gestione attiva del bosco e valorizzare le filiere locali del legno. Diverse testimonianze hanno mostrato esempi concreti di collaborazione tra imprese, università e grandi aziende, capaci di generare benefici economici e ambientali per i territori.
Nel corso dei panel di lavoro è emersa anche l’importanza di investire nelle nuove generazioni, sempre più interessate alla montagna e alla gestione sostenibile delle risorse, e nella formazione e innovazione tecnologica come leve per rendere il settore più competitivo e attrattivo.
Particolare attenzione è stata dedicata alla filiera bosco-legno-energia, alla necessità di promuovere l’uso a cascata del legno e di sviluppare una pianificazione di medio-lungo periodo, in grado di valorizzare una risorsa ancora oggi sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità.
Dal confronto istituzionale è emersa una richiesta condivisa: ridurre la burocrazia, garantire continuità nelle politiche e aumentare gli investimenti, riconoscendo al settore forestale un ruolo centrale nelle strategie di sviluppo regionale e nazionale. Il bosco, infatti, rappresenta non solo una risorsa ambientale, ma anche un presidio contro il dissesto idrogeologico, un’opportunità occupazionale e un elemento chiave nella transizione energetica.
Il convegno ha inoltre evidenziato il valore delle reti e delle relazioni, considerate una vera infrastruttura strategica per il comparto, e l’importanza di una maggiore inclusione, anche attraverso il contributo crescente della componente femminile nella filiera.
La giornata si è conclusa con un messaggio condiviso: governare il bosco significa assumersi una responsabilità collettiva, costruendo insieme una visione capace di coniugare tutela, sviluppo e innovazione.
Un impegno che richiede collaborazione tra tutti gli attori coinvolti – istituzioni, imprese, comunità locali e mondo della ricerca – per trasformare le idee emerse in azioni concrete e durature.
Il successo di partecipazione registrato rappresenta un segnale forte: il futuro delle foreste lombarde è un tema centrale e condiviso, su cui costruire politiche, progetti e alleanze per i prossimi anni.
 
Citazioni degli interventi:
 
Renato Andreolassi . Dati sulle foreste lombarde. Chiedere dati al lui!!!
 
Anna Giorgi – Felice di ospitare il convegno presso la sede di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano per discutere della gestione di un patrimonio che è davvero caratterizzante per la montagna di cui ci occupiamo.
Questo percorso di Unimont – Polo dell’Università degli Studi di Milano compie 30 anni. C’è qui la volontà di guardare alla montagna con uno sguardo differente, con un’alleanza tra Comune di Edolo, un piccolo comune di montagna (meno di 5000 abitanti), la comunità montana di Valle Camonica, ecc…
I sistemi montani e quelli urbani sono i due estremi delle organizzazioni umane che abbiamo costruito. Quelli urbani sono socio economici con tanta umanità e strutture per gli uomini ma la natura è stata dimenticata (oggi si sta recuperando). Quelle di montagna sono invece sistemi socio ecologico: pochi uomini e tantissima natura da gestire. E se nei primi si devono manutenere le infrastrutture umane, quelli montani devono manutenere le infrastrutture naturali e ciascuno se ne deve prendere cura.
 
Gionatan Bonomelli – Presidente ACFL
Il settore forestale lombardo ha grandi potenzialità, ma vive anche fragilità strutturali che tutti conosciamo. Per questo oggi voglio partire da un concetto chiave: abbiamo bisogno di stabilità.
Stabilità significa dare al comparto un quadro chiaro, prevedibile, duraturo.
Significa uscire dalla logica degli interventi frammentati e delle emergenze, per costruire invece una visione di lungo periodo.
Non possiamo permetterci di lavorare senza una direzione condivisa.
Serve un indirizzo chiaro, che dica dove vogliamo portare il sistema forestale lombardo nei prossimi anni.
E questo indirizzo deve tradursi in programmazione.
Programmazione vuol dire:
  • continuità nelle politiche,
  • strumenti operativi coerenti,
  • risorse pianificate nel tempo,
  • obiettivi misurabili.
Senza programmazione non c’è crescita.
Senza stabilità non c’è investimento.
E senza investimento, il settore resta fermo.
 
In questo contesto, i consorzi forestali rappresentano un presidio fondamentale.
Siamo realtà radicate nei territori, capaci di tenere insieme gestione, tutela, sviluppo economico e comunità locali.
L’ACFL nasce proprio per rafforzare questa rete, per mettere in connessione esperienze, competenze e progettualità.
E questo convegno è un passo in quella direzione:
rafforzare l’associazione, creare momenti di confronto, costruire una base comune su cui lavorare insieme.
 
Ma c’è un secondo punto su cui voglio soffermarmi:
la necessità di investire nelle relazioni.
Il settore forestale non può crescere da solo.
Ha bisogno di alleanze.
Alleanze tra:
  • operatori,
  • enti locali,
  • università,
  • imprese,
  • e soprattutto istituzioni.
Eventi come quello di oggi dimostrano quanto sia importante creare rete, favorire il dialogo e condividere competenze.
Perché è solo attraverso il confronto che possiamo:
  • affrontare le sfide comuni,
  • valorizzare le opportunità,
  • costruire una visione condivisa.
Le relazioni non sono un elemento accessorio.
Sono infrastruttura strategica del settore.
 
Accanto alle relazioni, serve un altro elemento imprescindibile:
le risorse.
Non possiamo chiedere al comparto forestale di crescere senza metterlo nelle condizioni di farlo.
Servono:
  • investimenti strutturali,
  • strumenti finanziari adeguati,
  • sostegno alla gestione attiva del bosco,
  • valorizzazione delle filiere locali.
E qui il ruolo delle istituzioni è decisivo.
Alle istituzioni chiediamo di:
  • credere nel settore forestale come leva di sviluppo,
  • accompagnare la programmazione con risorse certe,
  • sostenere le progettualità che nascono dai territori.
Non si tratta solo di tutela ambientale.
Si tratta di sviluppo economico, occupazione, sicurezza del territorio, energia, qualità della vita.
 
Il titolo del convegno parla di “governare il bosco”.
Governare significa assumersi una responsabilità.
Significa scegliere una direzione.
Significa costruire, insieme, il futuro.
E il futuro del nostro comparto passa da tre parole chiave:
  • stabilità,
  • programmazione,
  • collaborazione.
Se riusciremo a lavorare su questi tre pilastri, potremo davvero far crescere e fiorire il settore forestale lombardo, come è nel nostro obiettivo.
 
Concludo con un invito.
Utilizziamo questa giornata non solo per ascoltare, ma per confrontarci davvero.
Per costruire relazioni che durino nel tempo.
Per uscire da qui con idee concrete e con la volontà di trasformarle in azioni.
Il bosco è una risorsa straordinaria.
Sta a noi valorizzarla, con responsabilità, visione e coraggio.
Grazie a tutti voi per essere qui oggi,
e buon lavoro.
 
Primo panel
 
Matteo Vizzarri – c’è un patrimonio di giovani che se ben formati possono innescare una serie di meccanismi virtuosi imparati in università e che possono venire tradotti nella pratica per i territori. In un mondo così veloce, rapido e a volte sconnesso, con informazioni frastagliate, si muove a un ritmo diverso dai nostri boschi, che sono ecosistemi lenti. I giovani stanno vivendo un nuovo interesse verso la montagna, soprattutto dopo il covid perché le montagne offrono un benessere maggiore rispetto alla città: il cambiamento climatico, l’abbandono delle fonti fossili sono protagonisti di questi territori, che oltre tutto offrono servizi anche agli abitanti delle città e i giovani hanno voglia di tornare alla montagna e mettersi a disposizione del paese, partendo dalla montagna. Agiscono sul locale con un pensiero globale.
 
Gianbattista Sangalli – Se si vuole gestire montagna e foreste servono fattori esogeni ed endogeni. Sulla base dell’esperienza della comunità montana della Valle Camonica, i primi sono gli amministratori che devono crederci e garantire risorse per la gestione dei boschi. Serve inoltre la pianificazione forestale regionale e la Valle Camonica da questo punto di vista è stata tra i primi in regione Lombardia. Serve anche chi lavora nel bosco: credere nei consorzi forestali è stata per regione Lombardia un’idea vincente perché hanno creato lavoro e manutenzione del territorio e più di 60 mln di euro di lavori. In più, abbiamo aggiunto la certificazione forestale con un meccanismo virtuoso interno al territorio.
I fattori esogeni vengono da regione Lombardia, che vuole dire una continuità di risorse non in senso assistenzialistico, ma strutturale.
 
Michele Franzini – Consorzio forestale Alta Valtellina dal 1994
Stiamo lavorando per la gestione del post-Vaia, e una buona partica di sinergia è venuta da un’iniziativa di Levissima (gruppo Nestlè), insieme a Università degli studi di Milano come partner scientifico e il ruolo centrale del Consorzio che dà concreta attuazione agli interventi, entrando in bosco per i lavori di manutenzione, facendo lavorare le imprese boschive e alimentando la filiera locale del legno reinvestendo nel territorio. Questo è un esempio virtuoso di come lavorano i consorzi forestali.
I consorzi possono porsi in equilibrio tra un approccio amministrativo e uno imprenditoriale, per fungere da coordinamento territoriale e locale di pubblico e privato, come strumenti operativi strategici per fare programmazione, integrare finanziamenti pubblici e privati, promuovere la ricerca e mantenere l’operatività sul campo.
 
Tiziana Stangoni – Aribl Associazione regionale delle imprese boschive lombarde
In Regione Lombardia sono iscritte all’albo circa 300 imprese boschive, (di queste 54 hanno sede in provincia di Brescia), che fanno circa il 50% dei prelievi boschivi lombarde. Anche per loro la tempesta Vaia ha rappresentato un grave danno per il territorio, ma anche lo stimolo per attivarsi subito per la tutela del territorio colpito. E infatti in pochi mesi le imprese boschive hanno lavorato 72.000 m3 di legname delle zone colpite per ripristinare la sicurezza dei territori. Solo una piccola percentuale viene valorizzato come legname da opera mentre la maggior parte va a fini energetici e su qui dobbiamo spingere sull’uso a cascata. La selvicoltura prevede una visione complessiva dei servizi ecosistemici dei boschi, non può fermarsi solo all’aspetto economico.
Testimonianza di un giovane imprenditore locale che spiega come si stia investendo nella formazione, nelle tecnologie e nella valorizzazione del prodotto ma lamenta la mancanza di programmazione che incide anche molto sul loro lavoro.
 
Vanessa Gallo – Fiper
Parte della Rete Donne e Foreste, evidenzia l’importanza della presenza femminile anche nella filiera bosco-legno-energia.
Importanza è promuovere l’uso a cascata del legno del bosco, per cui l’anello energetico è l’ultimo della catena, anche se ad oggi in Italia il sistema non è ancora ben settato su questo. Anche in Lombardia il prelievo forestale è ancora poco sviluppato soprattutto se confrontato con la disponibilità di legname e di aziende di prima lavorazione. È importante pianificare bene il settore con un orizzonte ventennale, di medio-lungo periodo. Il settore forestale vive fermento e dinamicità ma trova poco riscontro nelle politiche regionali e nazionali, quindi serve maggiore spinta dai decisori politici. Per questo, nelle audizioni a cui siamo stati invitati nell’ambito della fase di stesura della legge forestale regionale, abbiamo segnalato l’importanza di accelerare e darsi obiettivi strategici al 2030 e introdurre una semplificazione degli iter burocratici. Ricordando che l’impatto di un impianto a teleriscaldamento a biomassa in un territorio si traduce in 2,56 euro per ogni euro fatturato di calore erogato e 1 impiegato nel tlr ne produce ben 15,5 ULA.
 
Ettore Prandini – Presidente Coldiretti
Noi continuiamo a importare legname dall’estero perché abbiamo sempre avuto un approccio conservativo verso il bosco, che però non fa bene né alla resilienza del bosco né all’economia della filiera. Per fare questo serve davvero la pianificazione e la creazione di meccanismi di sostegno a questi territori e servizi per i territori di montagna e non sono a quelli delle pianure. Soprattutto se vogliamo ancora far fronte al tema ecologico ma anche a quello demografico dello spopolamento delle aree montane. Per questo è importante comunicare non più solo fra operatori, ma anche e soprattutto al di fuori, verso la popolazione di tutto il paese, per superare i luoghi comuni che hanno l’effetto di creare diffidenza verso gli operatori della filiera. Ciò potrebbe aiutarci anche a favorire una maggiore accessibilità ai boschi anche ai fini turistici, come avviene nei Pesi europei confinanti con noi, che su questo sono molto più avanti di noi e ci fanno concorrenza. Coldiretti intende riattivare l’economia dei nostri boschi, prendendo ad esempio gli stati europei che in questo percorso possono essere esempi da seguire.
 
Rete donne e Foreste: Oggi presenti Tiziana Stangoni, Vanessa Gallo e Alessandra Stefani
Alessandra Stefani – Le donne potranno essere molto più presenti nel futuro nel settore forestale se investiamo in ricerca e tecnologia, per cui serviranno più le risorse dell’intelligenza e meno quelle della forza fisica. Dobbiamo superare le diffidenze di genere per dare al settore uno sguardo globale e non sottrargli le energie e il contributo della metà del personale della filiera, quello femminile.
 
Secondo panel – tavola rotonda istituzionale e politica
 
Beduschi – Importanza di gestire il bosco e manutenerlo, per dargli valore non solo ambientale ma anche economico, sia per l’indutria del mobile che in Lombardia è un fiore all’occhiello, sia per la valorizzazione energetica.
 
Gianfranco Comincioli – Presidente Coldiretti Lombardia
Il sistema montano lombardo sta dando prova di grande coesione capace di dare vita a un futuro importante. Il bosco è una parte importante di questi territori per la possibilità di creare un luogo che dà risorse per le popolazioni che ci vivono e per i turisti, e tra queste risorse deve esserci il legno.
 
Gianluca Barbacovi – Presidente Federforeste
Tema fondamentale per le imprese è la programmazione e su questo il sistema deve mettere una marcia in più. Serve una volontà nazionale di investire nel sistema foresta, la politica deve investire nel settore forestale, che è il 40% della superficie italiana. Dobbiamo investire anche sugli impianti di prima lavorazione, come le segherie, aiutandole finanziariamente.
 
Fabio Losio – Presidente ERSAF
Ersaf sta andando verso una politica non conservativa delle foreste e stiamo collaborando con Regione proprio con questa mentalità attuale, in particolare in questa fase storica di transizione energetica e attenzione all’ambiente. Nel Piano forestale regionale emerge che in Lombardia abbiamo ancora un saldo negativo tra alberi prelevati e piantumati. Quindi serve davvero una pianificazione. Ma Ersaf è solo il 3% del patrimonio forestale lombardo quindi è importante l’attivazione delle altre realtà.
 
Corrado Tomasi – Presidente Comunità Montana Valle Camonica
Regione Lombardia deve attivarsi di più per rendere disponibile la risorsa legno per la filiera perché non è per niente facile oggi lavorare in questo settore in Lombardia, soprattutto se ci paragoniamo a regioni come il Trentino Alto Adige! Dobbiamo ridurre la burocrazia, e qui tocca alla classe politica ridurla!

Foreste in tour ad Ascoli Piceno

Si è tenuta ieri la seconda tappa del Foreste in Tour alla quale Fiper partecipa insieme a Legambiente.

Il nostro presidente Michele Colli è intervenuto ad Ascoli Piceno mettendo il focus sullo stretto rapporto esistente tra impianti di teleriscaldamento a biomasse legnose vergini, gestione forestale sostenibile e sviluppo locale.

European Commission launched two new public consultations regarding the post-2030 framework

A call for evidence and a survey for the revision of the Renewable Energy Directive (REDIII) and a call for evidence and a survey for the revision of the Energy Efficiency Directive (EED). Both the calls for evidence are open until 16th April, while the questionnaires will remain open until 12th June.

Bioenergy Europe will prepare a draft reply to both consultations, please share your inputs by 31st March COB. For more information, please contact Irene di Padua

Discover our latest video: welcome to the Heating and Cooling Lab

In our new Heating and Cooling Lab video the message is clear: electrification is part of the solution, but if we try to push almost all heating demand onto the power grid, we risk creating a new problem.

Fossil fuels still represent 74% of heating demand. To replace fossil fuels all renewables must grow. That is why the Strategy must support a balanced mix of solutions that looks at local realities. 

Watch the video and read Bioenergy Europe’s position on the EU Heating and Cooling Strategy here.

25 anni di FIPER: la storia della filiera del teleriscaldamento a biomassa legnosa in Italia

Nel giorno del venticinquesimo anniversario della nascita di Fiper abbiamo intervistato Walter Righini, fondatore e presidente dal 2001 al 2024, oggi Presidente onorario di Fiper. Con lui abbiamo ripercorso i momenti più importanti della vita dell’associazione, dalla sua fondazione a Milano il 23 marzo 2001 fino ai giorni nostri.

1. Come nasce FIPER e quali erano le priorità all’inizio?

FIPER nasce venticinque anni fa dall’esigenza molto concreta di risolvere alcuni problemi comuni agli impianti di teleriscaldamento a biomassa legnosa allora esistenti.

All’inizio gli impianti erano pochi, cinque i soci fondatori: il sottoscritto con la Tcvvv di Tirano in Lombardia, il Dott. Betta per la società Bioenergia Fiemme di Cavalese, rappresentante la provincia di Trento, il Sindaco Giorgio Ferraris per l’impianto di Calore Verde di Ormea e Carlo Roggiero per la società Ecortermica Servizi di Savigliano in Piemonte, l’ingegnere Pietro Giorgio per la società SEA di Pollein in Valle d’Aosta. A questi si aggiunse subito anche Giacomo Frenademetz per la società Ligna Calor di Badia in provincia di Bolzano, in rappresentanza degli impianti altoatesini, anche se la loro adesione formale avvenne in un secondo momento.

Essendo esperienze pilota, è stato subito fondamentale riunirsi per affrontare difficoltà comuni, soprattutto sul piano finanziario e normativo. Una delle prime tematiche affrontate ha riguardato l’applicazione e  il riconoscimento del credito d’imposta agli utenti finali sull’allacciamento alla rete di teleriscaldamento e sull’energia quale misura compensativa della cosiddetta “carbon tax”: si trattava di trovare una soluzione per la gestione e il recupero del credito d’imposta che le società di teleriscaldamento a biomassa maturavano a fronte dello sconto imposto dallo Stato sia sugli allacciamenti alla rete sia sull’energia fornita agli utenti. Chi produceva calore da biomassa spesso accumulava crediti fiscali che non riusciva a recuperare rapidamente. Questo significava immobilizzare capitali importanti e, in molti casi, dover ricorrere a mutui bancari per garantirsi la liquidità necessaria per l’ampliamento delle reti e degli impianti.

L’idea di creare un’associazione nacque proprio per affrontare insieme questi ostacoli e dialogare con una voce unica con istituzioni e ministeri, in particolare con gli uffici preposti dell’Agenzia delle Entrate a Roma.

A partire dai risultati per risolvere la gestione del credito di imposta e dalla consapevolezza che fosse prioritario rappresentare l’urgenza di intervenire e promuovere la filiera bosco-legno-energia in modo strutturale e pianificato, FIPER in pochi anni crebbe in modo significativo.

In pochi anni si passò da pochi impianti a diverse decine di associati. Il principio era semplice: quando si riesce a risolvere un problema che da soli sarebbe stato impossibile affrontare, l’aggregazione diventa naturale. FIPER è quindi nata come strumento di rappresentanza ma anche come luogo di collaborazione tra operatori di una filiera energetica allora ancora pionieristica in Italia e la sua presenza era quindi diventata un punto di riferimento per gli operatori che si affacciavano per la prima volta a questo settore.

2. Quali sono state le prime battaglie portate avanti dall’associazione?

Uno dei primi fronti su cui FIPER ha lavorato è stato quello dei “certificati bianchi” o “titoli di efficienza energetica” e dei relativi incentivi.

Nei primi anni si era creato un paradosso: gli impianti di teleriscaldamento a biomassa legnosa maturavano titoli di efficienza energetica “di tipo II”, grazie al risparmio di combustibile fossile nella produzione di energia termica, ma non esisteva un vero mercato in cui venderli. Il sistema prevedeva diversi tipi di certificati e, mentre i titoli di efficienza energetica maturati sul risparmio di energia fossile per la produzione di energia elettrica (Tipo I) trovavano facilmente acquirenti, quelli derivanti dalla biomassa restavano spesso inutilizzati.

Questo significava disporre di un potenziale incentivo economico notevole senza poterlo trasformare in risorse concrete. FIPER lavorò a lungo con ministeri e istituzioni e in stretta collaborazione con FIRE, per far accettare al mercato, che peraltro ne aveva necessità, la vendita di detti titoli.

A seguito delle varie interlocuzioni istituzionali, riuscimmo a fare in modo che i certificati fossero più fungibili: chi era obbligato ad acquistare titoli poteva comprare anche quelli di tipo 2, provenienti dalla biomassa. Fu un passaggio fondamentale perché permise agli operatori del settore di monetizzare finalmente i titoli accumulati. Parallelamente l’associazione iniziò a lavorare sul riconoscimento dei crediti di carbonio, le compensazioni delle emissioni di CO₂, grazie all’accordo siglato con la società AzzeroCO2, fondata nel 2004 da Legambiente e Kyoto Club. Già nel 2005 furono realizzate collaborazioni con iniziative ambientali che acquistavano crediti volontari generati dagli impianti a biomassa per compensare le emissioni di eventi e attività.

Era un segnale importante: la filiera iniziava a essere riconosciuta non solo come fonte energetica ma anche come strumento di mitigazione per i cambiamenti climatici già in atto.

 

3. In che modo FIPER ha contribuito a promuovere e sviluppare la filiera del teleriscaldamento a biomassa?

Con il passare degli anni l’associazione ha progressivamente allargato il proprio raggio d’azione.

All’inizio rappresentava quasi esclusivamente gli operatori del teleriscaldamento, cioè chi produceva e distribuiva calore ed energia cogenerativa a biomassa. Col tempo si è capito che per rafforzare davvero il settore era necessario coinvolgere anche gli attori della filiera a monte: produttori di biomassa, imprese forestali, operatori di filiera. L’obiettivo era creare una visione integrata che partisse dal bosco e arrivasse fino alla distribuzione del calore nelle case e alla cogenerazione. In parallelo FIPER ha intensificato il dialogo con istituzioni e autorità di regolazione, partecipando a numerose audizioni e tavoli tecnici con ministeri, autorità energetiche e organismi di gestione degli incentivi ma anche a innumerevoli incontri e convegni in cui illustrare e rappresentare le proprie idee e visioni.

Questo lavoro ha contribuito a dare maggiore visibilità a una tecnologia che, soprattutto negli anni Duemila, era ancora poco conosciuta in Italia. La crescita dell’associazione è stata significativa: nel giro di pochi anni si è passati da una realtà molto piccola a una rete di decine di impianti distribuiti in diverse regioni. Questa espansione ha rafforzato la capacità di rappresentanza e ha permesso di portare avanti con maggiore forza le esigenze di un settore che univa energia rinnovabile, efficienza energetica, gestione forestale sostenibile e sviluppo delle economie locali.

  

4. Fiper ha investito negli anni molte energie nella comunicazione scientifica e divulgativa. Che ruolo ha avuto a suo avviso la comunicazione in questi 25 anni di esperienza?

Costruire e consolidare nel tempo la collaborazione con le università è stato fondamentale per disporre di dati e analisi che ci hanno permesso di promuovere la nostra filiera anche in termini di impatto sociale e occupazionale. Spesso la comparazione sulle diverse fonti rinnovabili non programmabili avveniva esclusivamente sul costo del kWh prodotto, anziché valutare con dati alla mano il valore di quel kWh in termini di redistribuzione del reddito e creazione di posti di lavoro sul territorio. Grazie alla collaborazione con il Politecnico di Milano, il Politecnico di Torino, l’Università delle Marche e l’Università Statale di Milano, abbiamo realizzato una serie di pubblicazioni scientifiche a partire da un approccio tipicamente micro, ovvero a partire dall’analisi della società, della filiera a monte e a valle per realizzare modelli in aggregato. Si tenga conto che i dati sui consumi termici venivano calcolati sul sell-out degli apparecchi domestici o sulla quantità di gas distribuita. Non si disponeva di una base dati puntuale dell’energia termica prodotta da fonte rinnovabile; Fiper ha iniziato a raccogliere i dati e sistematizzarli degli impianti associati, un primo punto di partenza anche per quantificare in termini economici l’indotto a esso collegato.

Riguardo invece la comunicazione divulgativa, nei primi anni abbiamo puntato alla presenza in TV; i nostri impianti sono stati protagonisti di diverse trasmissioni televisive che miravano a raccontare l’economia circolare che abbiamo messo in atto. Nel corso degli anni poi, anche per far fronte all’infrazione che regioni del bacino padano hanno ricevuto per il superamento delle polveri sottili, abbiamo ritenuto importante investire nella comunicazione soprattutto per “non fare di tutte le biomasse un fascio” e distinguere anche le diverse tipologie di sistemi di abbattimento delle emissioni e quindi i relativi impatti ambientali.  

Per promuovere la filiera del teleriscaldamento a biomassa e le fonti rinnovabili, negli anni, Fiper ha dato alle stampe diverse pubblicazioni: nel 2015 il libro “Biomasse legnose: Petrolio verde per il teleriscaldamento Italiano” con oltre 40 interventi di operatori ed esperti del settore; nel 2018 il libro “Teleriscaldamento a Biomassa: Un investimento per il Territorio” con analisi delle ricadute economiche, energetiche e ambientali su scala locale e nazionale; nel 2019  “Biogas: Driver per la filiera agroalimentare” per offrire una riflessione sul biogas agricolo e sulla filiera ad esso collegata; ed infine nel 2021 il “Report impianti di teleriscaldamento a biomassa e biogas agricolo” 

 

5. A un certo punto FIPER ha provato anche a unire il mondo della biomassa con quello del biogas. Come è andata questa esperienza?

Nel tempo FIPER ha cercato di creare alleanze con altri settori delle bioenergie. Una delle esperienze più significative è stata la collaborazione con il comparto del biogas. L’idea nasceva dalla volontà di fare massa critica e rafforzare il peso delle bioenergie nel dialogo con le istituzioni. Inizialmente alcuni impianti di biogas si associarono direttamente a FIPER, e da lì si sviluppò un tentativo più strutturato di collaborazione tra le due realtà. L’obiettivo era creare un’associazione più ampia capace di rappresentare diverse tecnologie rinnovabili basate sulla biomassa. Tuttavia nel tempo emersero differenze importanti tra i due mondi. Il teleriscaldamento e il biogas avevano modelli economici, sistemi di incentivazione e problematiche regolatorie molto diversi. Questo rendeva difficile portare avanti battaglie comuni senza creare tensioni interne. Dopo alcuni anni di collaborazione, nel 2022 si è deciso consensualmente di interrompere l’esperienza e tornare a percorsi associativi separati. Nonostante ciò, il tentativo rimane significativo perché dimostra la volontà di costruire un sistema energetico rinnovabile integrato. In molti casi le collaborazioni hanno comunque generato idee e progetti innovativi, anche se non sempre hanno trovato applicazioni concrete.

6. FIPER ha promosso anche diversi progetti innovativi. Quali sono stati i più significativi?

Nel corso degli anni l’associazione ha sperimentato numerose iniziative per valorizzare i sottoprodotti delle filiere agricole e forestali. Uno dei progetti più interessanti è stato quello denominato “Fiperfert”, che prevedeva la produzione di fertilizzanti attraverso la combinazione delle ceneri degli impianti a biomassa con il digestato proveniente dagli impianti di biogas. L’idea era creare un ciclo virtuoso di economia circolare. Il progetto però non è riuscito a decollare perché, nel tempo, il digestato è stato sempre più utilizzato direttamente nelle aziende agricole e non era più disponibile nelle quantità necessarie.

Un altro progetto innovativo è stato “Pellet di Bacco”, che prevedeva la produzione di pellet utilizzando le potature dei vigneti. Il concetto era simbolico ma efficace: ogni bottiglia di vino poteva generare anche energia termica grazie agli scarti della viticoltura. Nonostante gli studi tecnici e le sperimentazioni, il progetto non si è sviluppato su larga scala perché il combustibile risultava classificato come pellet agricolo, con limiti normativi più restrittivi rispetto a quello forestale.

Molte di queste idee erano probabilmente in anticipo sui tempi e oggi, con una maggiore attenzione all’economia circolare, potrebbero trovare nuove opportunità di sviluppo.

 

7. Guardando indietro a questi 25 anni, quali sono state le soddisfazioni e le difficoltà più grandi?

Tra le soddisfazioni più grandi c’è sicuramente la crescita dell’associazione, l’aver costruito una rete di persone e competenze attorno a un settore che all’inizio era quasi sconosciuto e i rapporti corretti e collaborativi creati con enti ed istituzioni nazionali e regionali.

Un risultato simbolicamente importante è stato vedere aderire a FIPER anche realtà molto forti come quelle dell’Alto Adige, che storicamente avevano sviluppato autonomamente il teleriscaldamento a biomassa. Significava che l’associazione era diventata un punto di riferimento nazionale.

Il riconoscimento dell’esperienza dei nostri impianti è arrivato anche a livello internazionale: abbiamo preso parte alla delegazione promossa da Regione Lombardia nell’ambito dei 4 motori d’Europa in Argentina, Paraguay a e Uruguay con l’obiettivo di condividere la esperienza della filiera bosco-legno-energia nel Mercosur e sediamo stabilmente nel board di Bioenergy Europe, l’associazione con sede a Bruxelles che riunisce i produttori di bioenergia di tutta Europa.

Accanto ai successi, però, non sono mancati gli ostacoli. Il più grande è stato spesso la burocrazia: normative complesse, procedure lente e difficoltà nel far riconoscere il valore di una filiera energetica rinnovabile legata al territorio, in particolare in aree montane. In alcuni casi FIPER ha dovuto portare le proprie battaglie fino a Bruxelles per far valere le ragioni del settore.

Nonostante le difficoltà, l’associazione ha contribuito a diffondere una visione energetica basata sull’uso sostenibile delle risorse locali. Guardando al futuro, molte delle intuizioni sviluppate negli anni – dall’economia circolare alla valorizzazione degli scarti agricoli – potrebbero diventare sempre più centrali nella transizione energetica anche e soprattutto con riferimento all’attuale difficile momento mondiale.

Pubblicato il programma del convegno per i 25 anni di Fiper

Sicurezza energetica, innovazione e comunità. Questo è il titolo del convegno che celebrerà a Milano, il prossimo 17 aprile, i 25 anni dalla nascita di Fiper.
 
Nella splendida location della Sala Azionisti di Palazzo Edison in Foro Bonaparte 31, il convegno vedrà la partecipazione di accademici come Anna Giorgi di Unimont, ambientalisti come Antonio Nicoletti di Legambiente, esperti di energie rinnovabili come Franco Cotana di RSE, Irene Di Padua di Bioenergy Europe, Francesco De Michelis di Edison Next.
 
I lavori del convegno saranno aperti dal Ministro Pichetto Fratin e dall’assessore regionale Massimo Sertori, oltre che naturalmente dal padrone di casa Angelo Marzullo di Edison Next e dal presidente di Fiper Michele Colli.
 
Sarà per noi allo stesso tempo una grande festa per celebrare il nostro venticinquesimo compleanno, ma anche una preziosa occasione di confronto tra i massimi esponenti del settore energetico rinnovabile, sul quale è necessario investire e fare ricerca, per procedere spediti verso l’abbandono delle fonti fossili” dichiara il Presidente di Fiper Michele Colli. “Fiper lavora senza sosta da venticinque anni per promuovere l’utilizzo delle biomasse legnose vergini per la produzione di energia elettrica e termica rinnovabili e la gestione forestale sostenibile delle nostre foreste. Questo bagaglio di esperienza, insieme alla situazione geopolitica internazionale, ci porta a chiedere con maggiore forza la massima attenzione da parte delle istituzioni per la promozione del nostro settore, sempre più strategico sia in termini ambientali e sociali, sia economici e politici“.

Foreste in tour: altri due appuntamenti per Fiper nel tour promosso da Legambiente

Dopo il primo appuntamento di Cuneo, sono in arrivo le prossime due tappe del tour del progetto Forum foreste promosso da Legambiente, l’iniziativa di Legambiente dedicata agli ecosistemi forestali per un CLEAN INDUSTRIAL DEAL MADE IN ITALY, alla quale Fiper ha aderito.
 
Gli appuntamenti sono dunque il 25 marzo ad Ascoli Piceno e il 9 aprile a Foce Volturno. Anche in queste due eventi, come nel primo, ci sarà l’occasione di confrontarsi sugli strumenti per garantire una gestione forestale sostenibile in tutta Italia per proteggere le foreste e al contempo valorizzare questo patrimonio naturale, secondo quanto riportato nel decalogo di Legambiente per una gestione forestale sostenibile.

Gestione forestale e sinergie territoriali: a Edolo il primo convegno promosso da ACFL

L’Associazione dei Consorzi forestali della Lombardia (ACFL), in collaborazione con UNIMONT (polo universitario di Edolo) FIPER e FEDERFORESTE , presenta il convegno “Governare il bosco: sinergie e progettualità per la tutela e la valorizzazione del patrimonio forestale”, il primo evento del genere promosso dall’Associazione.
 
Il convegno, che si terrà proprio a Edolo, presso la sede di UNIMONT venerdì 27 marzo 2026, rappresenta un importante momento di incontro e di confronto tra gli associati, gli esperti del settore e le istituzioni, con l’obiettivo di avviare un percorso formativo e informativo per tutti gli associati e di consolidamento dell’associazione attraverso momenti di confronto e dibattito come questo.
 
Questo convegno rappresenta un momento fondamentale per la nostra associazione”, dichiara il presidente di ACFL Gionatan Bonomelli. “Siamo orgogliosi di poter offrire un evento che non solo promuova la gestione forestale sostenibile, ma che anche contribuisca a rafforzare la nostra associazione e a garantire stabilità e programmazione dell’azione futura. Il nostro obiettivo è di far crescere e fiorire il comparto, lavorando insieme per un futuro più sostenibile per il nostro territorio“.
 
Il convegno sarà l’occasione per discutere delle opportunità e delle sfide che il settore forestale lombardo si trova ad affrontare, con interventi di esperti del settore e rappresentanti delle istituzioni (tra i quali l’Assessore regionale alle foreste Alessandro Beduschi, il Presidente Nazionale di Coldiretti Ettore Prandini, il Presidente di Federforeste Gianluca Barbacovi e il Presidente di ERSAF Fabio Losio), dialogo di fondamentale importanza per dare un futuro al settore forestale lombardo.
 
Iniziative come questa promossa da ACFL sono particolarmente importanti perché contribuiscono a creare rete tra i diversi attori del territorio e a rafforzare il coordinamento delle azioni tra operatori, enti e istituzioni. Allo stesso tempo rappresentano un’occasione preziosa per fare formazione e divulgazione, due aspetti fondamentali per accompagnare la crescita e l’evoluzione del settore forestale. Solo attraverso il confronto, la condivisione delle competenze e una visione comune possiamo valorizzare pienamente il patrimonio forestale dei nostri territori”, dichiara il Presidente di Fiper Michele Colli.
 
ACFL è un’associazione che riunisce i 27 consorzi forestali della Lombardia, con l’obiettivo di promuovere la gestione forestale sostenibile e di tutelare gli interessi degli associati. Con questo convegno, l’associazione vuole ribadire il suo impegno per la valorizzazione del patrimonio forestale lombardo e per la promozione di una gestione responsabile delle risorse naturali.
 
Per ulteriori informazioni sul convegno:
Mario Tevini
Segreteria ACFL
Cell. 329 6067415

Fiper partecipa alla prima tappa del “Foreste in tour” di Legambiente

Oggi a Cuneo si è svolta la prima tappa di “Foreste in Tour”, il ciclo di incontri promosso e organizzato da Legambiente per aprire un confronto sul futuro delle foreste italiane.
 
Al convegno, che ha visto la partecipazione di operatori del settore, industriali e amministratori locali, è intervenuta Vanessa Gallo, Segretaria Generale di FIPER, portando l’attenzione su un tema strategico per i territori montani: la valorizzazione energetica del legno proveniente dalle foreste italiane.
Un approccio che deve sempre inserirsi nella logica dell’uso a cascata della risorsa legno, capace di coniugare gestione sostenibile delle foreste, produzione di energia rinnovabile e sviluppo locale.
 
Le centrali a biomassa, infatti, rappresentano un’importante opportunità per i territori montani: oltre a contribuire alla transizione energetica, generano ricadute economiche e occupazionali, rafforzando le filiere forestali e sostenendo le comunità locali.
Il confronto avviato oggi a Cuneo segna l’inizio di un percorso di dialogo e collaborazione tra istituzioni, imprese e territorio per costruire un modello di gestione forestale sostenibile e capace di creare valore per l’Italia.