ITRE Committee Hearing

The Industry Research and Energy Committee (ITRE) will hold a hearing the proposal modifying the Renewable Energy Directive, Energy Efficiency Directive, and the European Performance of Buildings Directive on Monday 26 September. Amendments to the proposal must be tabled by Tuesday, 27 September. The meeting will also be livestreamed on the Parliament’s website. For more information, please contact Daniel Reinemann.   

Council’s First Draft on REPowerEU Directive Revision

Bioenergy Europe obtained the leak of the Council’s compromise on the text revising the directives on renewables (RED), energy efficiency (EED) and the energy performance of buildings (EPBD). The text marginally modifies the definition of “preferred renewable areas” and “go-to areas”. According to the compromise, these areas where the installation of renewable energy is facilitated do not apply to hydroelectric power stations on top of biomass combustion plants. For more information, please contact Ennio Prizzi.

First LULUCF Trilogue

The first Trilogue meeting between the Council, the European Parliament and the Commission on the Land-Use, Land-Use Change, and Forestry (LULUCF) Regulation was held on 5 September. A 4-column document without the status of the current negotiations is available on the Council’s website showing the differences in the positions. For more information, please contact Daniel Reinemann.  

Joint Letter with other RES Associations

Bioenergy Europe signed a letter to Executive Vice-President Timmermans and Commissioners Simson and Marija Gabriel along with ten other renewable associations calling for the Innovation Fund to recognise that renewables must displace fossil fuels. The ‘clean tech manufacturing’ and ‘mid-sized & highly innovative’ windows are particularly important for renewables and should receive more attention in the third call. For more information, please contact Irene di Padua.

L’assemblea plenaria del Parlamento Europeo riconosce le biomasse come una fonte rinnovabile chiave per il nostro approvvigionamento futuro di energia sostenibile

Forte preoccupazione invece per la mancanza di incentivi per l’impiego di biomassa legnosa primaria.

Bruxelles – Bioenergy Europe accoglie con favore la revisione della Direttiva sull’Energia rinnovabile REDIII fatta dal Parlamento Europeo, anche se la nuova definizione di biomassa legnosa primaria (*) solleva ancora qualche preoccupazione.

Oggi il Parlamento Europeo ha ufficializzato la sua posizione su due aspetti chiave per il settore delle bioenergie: la Energy Efficiency Directive (EED) e la Renewable Energy Directive (RED). Nei propri sforzi per aumentare le ambizioni europee in materia di energia e clima, il Parlamento ha votato per un obiettivo più alto di rinnovabili, con lo scopo di raggiungere il 45% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Se dovremo raggiungere questo target, la richiesta di biomassa diventa dunque più importante che mai. Siamo inoltre soddisfatti della decisione del Parlamento di continuare a includere nel calcolo tutte le biomasse per produzione di energia, comprese le biomasse legnose primarie, per il raggiungimento dell’obiettivo di energia da fonti rinnovabili.

Al di là dunque del risultato positivo, il testo adottato presenta ancora alcuni aspetti preoccupanti come la mancanza di incentivi per la biomassa legnosa primaria (PWB). Questa nuova misura renderà infatti la biomassa legnosa primaria l’unica fonte rinnovabile non elegibile per misure di sostegno, creando così uno squilibrio rispetto alle altre soluzioni, decisione non accettabile. Comparando i sussidi per unità di energia prodotta, emerge che  le biomasse ricevono molti meno contributi rispetto alle altre fonti rinnovabili, senza contare quelli per le fonti fossili. Dato che le energie sostenibili (tra cui le biomasse legnose vergini) sono approvvigionate, prodotte e distribuite quasi esclusivamente all’interno dell’Europa, i sussidi che il settore ha ricevuto fino ad ora hanno permesso di creare posti di lavoro di medio e lungo periodo e la re-distribuzione del reddito sul territorio EU. Eliminare questi sussidi senza eliminare quelli per le fonti fossili significherebbe dare al mercato un segnale preoccupante verso il rallentamento della decarbonizzazione.

Oltre a tutto ciò, il Parlamento ha stabilito un tetto alle quote di PWB relative a tutta la biomassa impiegata, che dovrebbe essere limitata alla quota di PWB dal 2017 al 2022. Il tetto e la riduzione graduale sarebbero controproducenti in una fase in cui abbiamo bisogno di mobilitare tutte le nostre risorse disponibili. “Riuscire a realizzare la transizione energetica e a diventare energeticamente più indipendenti è possible solo se non limitiamo alcuna energia rinnovabile, per pregiudizio culturale. I decisori dovrebbero affidarsi e deliberare in base ai dati e all’evidenza scientifica. Come già indicato dalla Strategia Europe forestale, la biomassa primaria deriva da pratiche di gestione sostenibile delle foreste, funzionali a mitigare il cambiamento climatico” dichiara Jean-Marc Jossart, Segretario generale di Bioenergy Europe.

Limitare l’uso di una fonte di energia rinnovabile, quale la biomassa legnosa vergine, è in netto contrasto con gli obiettivi della Commissione Europea di intensificare l’impiego delle energie rinnovabili (possibilmente a km zero) e raggiungere gli ambiziosi obiettivi previsti dal Green Deal. Questa incomprensibile limitazione influirebbe su tutta la filiera, a partire dai proprietari dei boschi. Infatti la filiera biomassa-energia permette di gestire e garantire la manutenzione sostenibile dei boschi, altrimenti inutilizzati. Senza l’attività di gestione, i boschi non riuscirebbero nemmeno a garantire la propria funzione di assorbimento del carbonio. Confidiamo nell’evoluzione della definizinoe di biomassa legnosa primaria così che vengano prese in considerazione le parole dell’influente scienziato del clima, il Prof. Michael Obersteiner e del Commissario europeo Frans Timmermans, che hanno dichiarato “senza le biomasse, non raggiungeremo l’obiettivo dei 1,5°C gradi”.

La Direttrice delle politiche di Bioenergy Europe Irene di Padua commenta così il voto: “Il risultato di oggi è un chiaro segnale che le biomasse sono e continueranno ad essere una parte del futuro delle rinnovabili europee, e ne siamo soddisfatti. Tuttavia, la proposta di non riconoscere incentivi sull’energia derivante dalle biomasse legnose primarie sarebbe una grave perdita per il Sistema economico europeo, dal momento che le biomasse legnose primarie rappresentano il 20% del totale del mix energetico di rinnovabili della EU e soprattutto garantiscono il presidio dei territori periferici. Considerando l’effetto che ciò produrrebbe sul territorio non solo nella filiera legno energia ma anche in termini di sviluppo locale e di sicurezza energetica della EU, sarà priorità di Bioenergy Europe fare in modo che l’impiego delle biomasse beneficino degli incentivi legati alla produzione di energia da fonti rinnovabili”, anche perché, come ben evidenziato oggi dal relatore Markus Pieper durante la conferenza stampa “abbiamo bisogno di biomassa legnosa per produrre energia per realizzare la transizione energetica”.

 

(*)Tutto il legname abbattuto o comunque raccolto e rimosso. Comprende tutto il legno ottenuto dale rimozioni, per esempio dale foreste e da alberi fuori dale foreste, inclusi alberi recuperati per morte naturale. Include tutti gli alberi rimossi con o senza corteccia, elberi rimossi nella loro forma tonda o a pezzi, rozzamente squadrati o in alter forme, come rami, radici, ceppi e nodi (dove questi sono raccolti) e anche legno che sia stato vagamente formato o appuntito.

 

REDIII Compromise Amendments

In the negotiations for the revision of the Renewable Energy Directive (REDIII), new compromises have been agreed upon by the rapporteur, Markus Pieper (EPP, DE) and the rapporteur for opinion in the ENVI Committee, Nils Torvalds (Renew, FI). These compromises will be voted on during the European Parliament’s full plenary session next week. Despite showing some improvements, these proposals are still problematic for us and major restrictions on primary woody biomass remain. For more information, please contact Daniel Reinemann.  

European Conference Biomass PowerON 2022

Registration is now open for the 4th edition of the European Conference Biomass PowerON! Taking place in Hamburg, Germany on 28-29 September, it will feature companies, commodity traders, energy consultancies, regulatory and research experts, and will focus on biomass in residential heating and power generation. Bioenergy Europe will be represented by Ennio Prizzi. Download the full agenda with all speakers here.

FIPER al presidente Fedriga: puntiamo sulla filiera biomasse/biogas/biometano

Rinnovabili a km zero, l’invito a regione FVG di favorire l’impiego di sottoprodotti e creare le condizioni per ottimizzare la logisitica

Trieste 9 settembre 2022 – Si è tenuta stamane nella prestigiosa sede di Piazza Unità d’Italia a Trieste un incontro tra le associazioni di categoria, il presidente Fedriga, gli assessori alle attività produttive Bini e all’ambiente Scoccimarro della Regione Friuli-Venezia Giulia per un confronto sull’emergenza energetica.

Vanessa Gallo, segretaria nazionale FIPER, ha sottolineato l’importanza di promuovere fattivamente a livello regionale l’impiego delle biomasse agricole, forestali, provenienti dalla manutenzione del territorio a fini energetici. Misure specifiche per promuovere sistemi di autoconsumo per le piccole e medie imprese, favorire fattivamente la messa in atto dell’economia circolare. Ciò significa semplificare i procedimenti e gli iter autorizzativi e soprattutto fare in modo che si attuino politiche a favore della manutenzione del territorio.

Investire quindi in logistica, aumentare i prelievi legnosi derivanti dalla gestione sostenibile del patrimonio boschivo e dalla manutenzione del verde pubblico. Altra filiera di estremo interesse quella agricola, per la produzione di energia elettrica, digestato e biometano.

In tempo di emergenza, la prima misura da attuare è il risparmio, la seconda valorizzare ogni singola risorsa disponibile sul territorio.

Fiper ha portato all’attenzione del presidente Fedriga che il prezzo dell’energia termica erogata dai gestori del teleriscaldamento è stabile per la prossima stagione invernale. Un segnale incoraggiante; l’invito a livello regionale di favorire anche con le misure FEARS o del PSR l’avvio di nuove reti o le estensioni delle esistenti, come già attuato dalla provincia di Bolzano e da alcuni Comuni montani delle Valli di Lanzo, in Piemonte, che stanno convertendo il riscaldamento delle utenze pubbliche da gas/metano all’impiego di cippato e/o legna. 

L’importanza di “coltivare” il bosco

Intervista con Maria Rita Gallozzi, certificatrice di gestione forestale e vice presidente di FSC Italia.

Oggi più che mai i boschi possono essere una grande risorsa per i cittadini dei comuni montani italiani, una risorsa che può permettere loro di produrre energia con costi contenuti, in modo sostenibile per l’ambiente e attivando una filiera a chilometro zero. Ma non solo: tutto ciò farebbe bene ai boschi che verrebbero mantenuti, curati, coltivati, mentre oggi spesso sono abbandonati, si ammalano, invecchiano. Ne abbiamo parlato con Maria Rita Gallozzi, certificatrice di gestione forestale e vice presidente di FSC Italia.

1. Dal suo osservatorio specialistico di esperta forestale, qual è lo stato dell’arte del patrimonio forestale italiano?
Per rispondere, uso le parole della dott.ssa Alessandra Stefani, collega che oggi dirige la Direzione Nazionale Foreste al MIPAAF: “L’Italia è un paese forestale e la nostra prima sfida è farlo capire agli italiani, che nella maggior parte dei casi, non sanno di vivere su un territorio attualmente ricoperto per un terzo di boschi”.
Per cui, tenendo conto che in Italia la superficie boschiva, dal 2005 al 2020, è aumentata di circa 590.000 ettari, come riportato dall’ultimo INFC (Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio) e che negli anni Venti nel nostro Paese potevamo contare su un patrimonio di circa 4 milioni di ettari di boschi, mentre attualmente siamo passati a 11 milioni di ettari, direi che il nostro patrimonio forestale gode di buona salute.
Unico rilievo che occorre evidenziare è che in molti casi mi capita di girare in boschi “abbandonati”, non gestiti, perché magari il proprietario o il gestore è irrintracciabile o semplicemente sceglie di non fare nessun intervento forestale: in questi casi, mi capita di osservare il degrado dell’area forestale che sto percorrendo. L’abbandono del bosco, purtroppo, è frequente nel nostro paese ed è causa diretta di dissesto idrogeologico e incendi.

2. C’è chi dice che il bosco vada lasciato crescere senza intervento umano. Secondo le pratiche forestali, qual è l’atteggiamento o il comportamento che bisognerebbe tenere in caso di alberi malati?
I monaci camaldolensi, autori del Codice Forestale Camaldolense e custodi gelosi del patrimonio boschivo dell’Appennino Tosco Emiliano, ne codificarono lungo i secoli la gestione in una serie di norme, che costituiscono il cosiddetto “Codice forestale camaldolese”, nel quale si legge “il bosco va coltivato senza scemarne la bellezza”. Custodire e coltivare: questa è la base di una gestione sostenibile dei boschi. Si può, in sostanza, tagliare gli alberi, valorizzando il “prodotto legno” (e non solo), senza danneggiare in alcun modo l’ambiente.
Una foresta sana rallenta l’erosione del suolo, gli smottamenti del terreno e le inondazioni. Supporta una varietà di biodiversità, cattura CO2, genera ossigeno e filtra l’acqua. Naturalmente, la foresta produce legno, una risorsa rinnovabile che sta diventando il materiale del futuro offrendo un’alternativa sostenibile ai combustibili fossili.
Infine, una foresta “gestita” è una foresta accessibile e accogliente per le numerose attività ricreative che possono offrire ai visitatori amanti della natura, come l’escursionismo, la mountain bike, e il sempre più attuale “forest bathing” comunemente definito come “benessere forestale”.
In caso di “alberi malati” occorre valutare di volta in volta la situazione: singoli alberi “morti in piedi” (come si usa dire in termini forestali) sono spesso lasciati in bosco in quanto rifugi e tane per animali e uccelli; stesso discorso vale per quelli che sono a terra: saranno utili ai microrganismi decompositori e di conseguenza al suolo, che si arricchirà di sostanza organica.
Il discorso è diverso in caso di attacchi violenti di patogeni su interi popolamenti forestali: in questo caso occorrono azioni specifiche per limitare l’infestazione, azioni che possono includere anche dei tagli non previsti del soprassuolo arboreo. In questi casi, molto spesso, il legname infestato viene comunque utilizzato come biomassa.

3. Cosa significa ed è possibile fare una gestione sostenibile del bosco? Quali sono i vantaggi, di “coltivare” il bosco?
Rinnovare le foreste, produrre legno per diversi usi, preservare la biodiversità, accogliere il pubblico, prevenire i rischi di incendio, migliorare la resistenza delle foreste al riscaldamento globale: questi sono gli obiettivi della gestione forestale (o selvicoltura). La gestione forestale sostenibile consente proprio questo: preservare la foresta nel suo complesso, le sue funzioni e la sua biodiversità.
C’è una gestione sostenibile quando la “manutenzione” del bosco mantiene la foresta in crescita e garantisce un sano equilibrio tra funzioni economiche, ecologiche e sociali e questo si verifica quando la crescita degli alberi rimane più importante della loro mortalità e del prelievo legnoso.
Non va dimenticato però che la raccolta del legname fa parte del ciclo di vita delle nostre foreste: tagliare un albero non è un “crimine ambientale”.
Se il taglio è fatto applicando le regole selvicolturali e se è definito da un Piano di Gestione Forestale, non ci sono problemi nel tagliare un bosco e, in più, se ad occuparsi della gestione sono operatori specializzati, si ha la garanzia che saranno rispettate le regole della selvicoltura naturalistica, implementando interventi specifici ed effettuando prelievi di materiale legnoso che non vanno mai oltre il livello di “ricrescita” (ripresa) annuale del bosco: cioè non si taglia mai più del legno che il bosco produce in 1 anno!
I tagli di “diradamento”, “miglioramento” o “rigenerazione” permettono agli alberi di beneficiare di luce e risorse sufficienti per rinnovarsi e crescere, l’importante è avere sempre in mente che un bosco non è solo uno stock di legno da sfruttare.

4. Che tipi di sistemi di tracciabilità ci sono per garantire che il bosco sia trattato secondo i criteri di sostenibilità definiti dall’Unione europea?
In tutti i settori di attività, i governi, la società civile e, in ultima analisi, i consumatori chiedono una maggiore trasparenza sull’”origine dei prodotti” per garantire che soddisfino determinati criteri di qualità. Il settore forestale non fa eccezione a questo problema, e anche in questo caso, è necessario che la materia prima lavorata, vale a dire il legno, provenga da fonti che rispettino il quadro giuridico locale e l’ambiente forestale. Per soddisfare questi requisiti, diverse aziende forestali hanno implementato una “catena di custodia” per i loro prodotti.
Qui entra in gioco il concetto di “tracciabilità”, che è un processo che permette di identificare l’origine e di rintracciare un prodotto attraverso le varie fasi della filiera. In ambito forestale, ciò significa essere in grado di tracciare un prodotto dalla fase di prelievo della materia prima dal bosco alla sua lavorazione, fino alla commercializzazione del prodotto finito.
Quindi, un sistema di tracciabilità è usato per verificare che la materia prima per i prodotti in legno derivi da fonti legali, responsabili o comunque accettabili.

Per soddisfare il desiderio dei consumatori di acquistare legno “pulito”, sono stati creati diversi schemi di certificazione delle foreste e dei prodotti in legno: si assicura ai consumatori che stanno acquistando legno proveniente da foreste gestite in modo sostenibile e con metodi di prelievo della materia prima rispettosi dell’ambiente. Gli schemi di certificazione più sviluppati sono l’FSC (Forest Stewardship Council) e il PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification Schemes).
La certificazione forestale attesta la gestione sostenibile della foresta e il rispetto delle sue funzioni ambientali, sociali, paesaggistiche ed economiche.

Insomma, dopo questa escursione nel settore forestale italiano, quello che è importante far emergere è che un bosco ben utilizzato e gestito è un bosco sano, che racconta la storia del territorio in cui è inserito e della sua interazione con l’uomo; è un bosco che fornisce in modo ottimale la risorsa legno di cui oggi abbiamo sempre più bisogno e, soprattutto, è la dimostrazione che il taglio di un albero non comporta la distruzione del bosco stesso, ma anzi ne favorisce la rinnovazione e la conservazione.