Si è concluso lo scorso venerdì 12 giugno il tour per l’Italia di Legambiente dedicato alle foreste, del quale Fiper è stata protagonista, insieme ad altre associazioni e imprese della filiera bosco-legno-energia, nelle tappe di Cuneo in Piemonte, Ascoli Piceno nelle Marche, Thiene in Veneto e Bologna in Emilia Romagna. Abbiamo intervistato Antonio Nicoletti, esponente del direttivo nazionale di Legambiente, promotore e animatore del tour.
1. Come nasce Foreste in Tour e quali obiettivi si propone?
Foreste in Tour rappresenta l’evoluzione territoriale del forum nazionale La Bioeconomia delle Foreste, che Legambiente organizza da ormai otto anni e che tornerà anche quest’anno il 30 ottobre. L’idea nasce dalla volontà di applicare al settore forestale un metodo che Legambiente ha già sperimentato con successo in altri ambiti, come l’Ecoforum sui rifiuti o il Forum Energia: creare occasioni di confronto tra imprese, istituzioni, associazioni e mondo della ricerca.
Quando abbiamo avviato questo percorso ci trovavamo nella fase conclusiva dell’iter del Testo Unico Forestale e ci eravamo già resi conto del ritardo culturale e scientifico che caratterizzava il settore forestale italiano, ritardo che riguardava sia l’impiego del legno nelle costruzioni sia, ancora di più, quello per l’utilizzo ai fini energetici.
Dopo alcuni anni di esperienza abbiamo deciso di portare il confronto direttamente nei territori, non limitandoci a replicare il modello del forum nazionale, ma costruendo un dialogo più stretto con le imprese, le organizzazioni di categoria e le realtà locali. L’obiettivo era osservare da vicino le esperienze territoriali e contribuire a rendere concrete le politiche nazionali già approvate, dalla Strategia Forestale al Testo Unico, sostenendo in particolare le regioni che mostrano maggiori ritardi nell’attuazione.
2. Quali sono i principali insegnamenti che avete tratto da questo tour?
Il tour ci ha restituito un quadro molto interessante. Se vogliamo realizzare davvero la transizione ecologica, dobbiamo aumentare l’utilizzo del legno come materiale sostitutivo in molti settori. È contraddittorio acquistare un prodotto biologico e trovarlo confezionato in plastica: l’intera filiera dovrebbe essere coerente con gli obiettivi di sostenibilità.
Per esempio, l’Italia possiede una lunga tradizione nella coltivazione del pioppo, strettamente collegata alla filiera degli imballaggi. Tuttavia, abbiamo rilevato come le aziende che producono imballaggi in legno incontrino difficoltà nel competere con quelli in plastica all’interno della grande distribuzione organizzata.
Un altro tema emerso con forza riguarda la pianificazione forestale. È il punto centrale della gestione sostenibile: senza pianificazione, la sostenibilità rimane soltanto un principio teorico. Oggi soltanto una quota limitata delle superfici forestali è gestita attraverso strumenti pianificatori adeguati e appena l’11% risulta certificato.
Le proprietà pubbliche rappresentano circa il 35-38% delle superfici forestali. Su queste è possibile intervenire più rapidamente, ma resta scoperta una vasta parte del patrimonio boschivo. Per questo servono strumenti di pianificazione strategica di area vasta che coinvolgano l’intero territorio e non soltanto singole proprietà.
Abbiamo inoltre riscontrato forti differenze tra le regioni. In alcuni casi, come in Basilicata, l’obbligo di pianificazione per i terreni pubblici scatta soltanto oltre i 100 ettari. Ci chiediamo perché non si possano adottare criteri più coerenti con altre pianificazioni territoriali, come quelle antincendio.
Infine, emerge una questione spesso trascurata: nella discussione sulla multifunzionalità delle foreste si parla molto di biodiversità, clima e servizi ecosistemici, ma troppo poco di legno. Eppure l’Italia continua a importare circa l’80% della materia prima utilizzata dalla propria industria del legno. Dobbiamo valorizzare maggiormente la risorsa forestale nazionale, nel rispetto della sostenibilità e della biodiversità.
3. Anche sul tema delle bioenergie Legambiente ha evoluto la propria posizione. Qual è oggi il vostro approccio?
La posizione di Legambiente è molto chiara: siamo contrari alle fonti fossili e guardiamo con grande scetticismo al ritorno del dibattito sul nucleare. Per affrontare la crisi climatica abbiamo bisogno di accelerare sulle energie rinnovabili, tutte le energie rinnovabili, valutando però attentamente come vengono realizzate.
Nel caso delle biomasse forestali, la nostra posizione è maturata nel tempo. In passato esistevano grandi impianti che puntavano esclusivamente alla produzione energetica, con modelli oggi superati sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico.
Noi sosteniamo il principio dell’uso a cascata del legno: il legno deve essere utilizzato prima negli impieghi a maggior valore aggiunto e solo successivamente, a fine ciclo, per la produzione energetica. In questo modo si valorizza l’intera filiera e si riduce la dipendenza dalle fonti fossili.
Le bioenergie possono inoltre contribuire a contrastare la povertà energetica. In Italia oltre il 20% delle famiglie utilizza il legno per il riscaldamento domestico.
Naturalmente esistono criticità, in particolare quelle legate alle emissioni di particolato, soprattutto in aree come la Pianura Padana. Tuttavia non bisogna nascondere il problema: bisogna affrontarlo con il supporto della scienza e dell’innovazione tecnologica, migliorando impianti, stufe, caldaie e qualità del combustibile.
Per questo guardiamo alle bioenergie forestali come a una risorsa importante, purché inserita in una filiera intelligente, sostenibile e capace di generare valore per i territori, soprattutto nelle aree interne e montane.
4. Legambiente ha recentemente presentato anche un decalogo per le foreste. Quali sono i principi fondamentali?
Il primo punto riguarda la conoscenza. L’Italia tende a considerarsi un Paese ricco di foreste ma povero di risorse, mentre la realtà è molto diversa. Siamo uno dei Paesi europei più ricchi dal punto di vista della biodiversità forestale.
Abbiamo però ancora carenze significative nella conoscenza, nel monitoraggio e nella gestione del patrimonio forestale. Per questo la gestione forestale sostenibile deve diventare una priorità culturale, tecnica e politica.
Un altro principio fondamentale riguarda la responsabilità. Dobbiamo ridurre la nostra dipendenza dall’estero e valorizzare maggiormente il legno prodotto nei nostri boschi. Importare grandi quantità di materia prima significa spesso trasferire altrove gli impatti ambientali che scegliamo di non gestire sul nostro territorio.
Nel decalogo insistiamo inoltre sull’importanza del dialogo tra ambientalismo, imprese e associazioni di categoria. Molti dei progressi ottenuti in Italia nel campo delle energie rinnovabili sono stati possibili proprio grazie alla collaborazione tra questi soggetti.
L’approccio di Legambiente è quello di conoscere, spiegare e accompagnare il cambiamento, costruendo alleanze e favorendo il confronto tra tutti gli attori coinvolti.
5. Guardando all’Europa, quali differenze osserva e quali prospettive vede per il futuro delle politiche forestali?
A livello europeo chiediamo da tempo un rafforzamento delle politiche forestali. Oggi le foreste vengono citate nei trattati europei ma non esiste una competenza specifica e diretta. Le questioni forestali sono distribuite tra energia, biodiversità, agricoltura, clima e politiche regionali.
Per questo proponiamo l’istituzione di una Direzione Generale europea dedicata alle foreste, capace di affrontare in modo organico tutte le questioni legate alla gestione forestale.
L’Italia presenta caratteristiche uniche: una biodiversità eccezionale, una posizione centrale nel Mediterraneo e specificità importanti anche nel settore delle bioenergie. Per questo è fondamentale che le politiche europee tengano conto delle differenze territoriali e non adottino approcci eccessivamente semplificati.
Nel dibattito europeo sulle biomasse, ad esempio, il confronto è spesso polarizzato. Noi riteniamo invece necessario valutare i contesti locali, le caratteristiche delle filiere e le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica.
Sarebbe opportuno incentivare maggiormente il rinnovo degli impianti a biomassa e sostenere una filiera che può contribuire sia alla riduzione delle emissioni sia alla lotta contro la povertà energetica.
La sfida europea sarà proprio questa: riconoscere il ruolo strategico delle foreste e valorizzarne tutte le funzioni — ambientali, economiche e sociali — in una visione davvero integrata della transizione ecologica.
Downloads:
Scarica la presentazione di Legambiente sulle foreste in Italia
Scarica il decalogo di Legambiente sulle foreste


















































